La lettura di Sgarbi: questo è il frutto delle larghe intese
Vittorio Sgarbi ha reso frizzante, come solito, il pomeriggio presidenziale al Meis. Arrivato al museo assieme alla sorella Elisabetta, il critico d’arte è stato solo parzialmente gratificato dalla...
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Vittorio Sgarbi ha reso frizzante, come solito, il pomeriggio presidenziale al Meis. Arrivato al museo assieme alla sorella Elisabetta, il critico d’arte è stato solo parzialmente gratificato dalla citazione del ministro Franceschini, che gli ha in sostanza riconosciuto la primogenitura sull’idea originale di un museo nazionale dell’ebraismo e della Shoah a Ferrara. «È vero, l’ha parzialmente riconosciuto, ma ho dovuto correggere il ricordo di Franceschini - ha commentato al termine della cerimonia - Il contesto erano le accuse di fascismo riversate sul governo Berlusconi, con tanto di aggressione da me subita a Parigi. Al ritorno parlai con Elkann e l’architetto Fuskas di questa idea, poiché non ero parlamentare fu Franceschini a presentare la proposta di legge e la cosa si fece con il contributo di tutti. Così non eravamo più fascisti». Altra “correzione” di Sgarbi al ministro, «ha detto che le nostre strade si sono politicamente divise, ma non è proprio così. Questo museo è frutto delle larghe intese, e lui in fondo ha governato cinque anni proprio con questa formula di governo, visto quindi che non siamo poi così lontani?». Chissà che non si tratti di una rivendicazione postuma che si proietta nel futuro, almeno come possibile scenario in caso di stallo dopo le elezioni politiche dell’anno prossimo. Sgarbi, tornato nelle vesti di critico d’arte, ha poi concesso un giudizio molto positivo sul Meis e sulla mostra: «Tutto bellissimo, sono rimasto particolamente colpito dalle riproduzioni degli affreschi romani, che si fatica a catalogare come disegni». Il tutto prima della rabbia per i guai del protocollo.
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