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La lezione della storia: dialogo e integrazione

di Alessandra Mura
La lezione della storia: dialogo e integrazione

Aperta la mostra sui primi mille anni degli ebrei in Italia 

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Una mostra storica che racconta la rocciosa volontà di una minoranza di non farsi assimilare, di mantenere viva la propria diversità, e con essa lo scambio con altre culture. “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni” , l’esposizione inaugurale del Meis, è anche un monito contro il nuovo oscurantismo attraverso un percorso complesso e ricco di riferimenti testuali che si snoda tra gli spazi ritrovati delle ex carceri di via Piangipane. «Un luogo di segregazione che, per contrappasso, diventa un luogo di conoscenza e inclusione», ha esordito Dario Disegni, presidente del Meis.

Quello di via Piangipane diventa così, nell’intento degli organizzatori, il primo museo italiano sui rapporti tra minoranze e maggioranze, un tema più che mai attuale. «Nel modello classico duale - è intervenuto Daniele Jalla, curatore della mostra insieme a Anna Foa e Giancarlo Lacerenza - questo rapporto si risolve o nell’assimilazione o nell’eliminazione, ed entrambe portano alla scomparsa delle minoranze. Questa mostra vuole illustrare la terza via, quella dell’integrazione, la tenacia del popolo ebraico di mantenere la propria identità, e la necessità del riconoscimento dell’altro nella sua diversità, del dialogo e del rispetto reciproco. Non è la morale della mostra, perché le mostre non hanno morale, ma un pensiero che può farci più ricchi».

Al visitatore viene proposto un itinerario attraverso i primi anni degli ebrei d’Italia. Un lungo racconto scandito da oltre duecento oggetti preziosi tra cui venti manoscritti, sette incunaboli e cinquecentine, diciotto documenti medievali, quarantanove epigrafi di età romana e medievale, e 121 tra anelli, sigilli, monete, lucerne e amuleti.

Reperti di una storia mai abbastanza conosciuta, provenienti dai musei di tutto il mondo come la Genizah del Cairo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, i Musei Vaticani, la Bodleian Library di Oxford, il Jewish Theological Seminary di New York e la Cambridge University Library.

Il lungo racconto dei primi anni degli ebrei nella nostra Penisola comincia illustrando al visitatore le zone di origine del popolo, perché mai come nell’ebraismo la geografia si intreccia con la storia. Al centro di questo primo quadro c’è Gerusalemme, la conquista romana della Giudea e la distruzione del Tempio nel 70 d.c. su ordine di Tito. Scandiscono le altre parti della mostra la Roma dell’età imperiale e della tarda antichità, la transizione dall’impero pagano a quello cristiano, lo sviluppo dell’ebraismo nell’Italia antica toccando tutta la Penisola da sud a nord per concludersi con il “Libro di viaggi” dell’ebreo navarrese Beniamino da Tudela, importante testimonianza delle comunità ebraiche del XII secolo.

«Abbiamo voluto privilegiare i contesti, gli oggetti sono esposti non solo per essere ammirati, ma per farci entrare in comunicazione con chi li ha realizzati, usati, vissuti. Le cose parlano delle persone», ha proseguito Jalla, che ha definito l’esposizione inaugurata ieri una «mostra di prefigurazione, una prova generale per capire se abbiamo lavorato nel modo giusto, e se questa è la strada da percorrere per le mostre future». Con la convinzione che «la scoperta e la conoscenza di una parte della nostra storia poco nota possa suscitare riflessioni che dal passato si riverberano inevitabilmente sul nostro presente».

I mille metri quadri, suddivisi in due piani, che ospitano “Ebrei, una storia italiana”, prefigurano infatti la prima sezione di questa straordinaria struttura “in progress”, destinata a essere completata entro il 2020 con la costruzione di cinque edifici moderni, caratterizzati da volumi che rimandano ai cinque libri della Torah, e dove troveranno spazio anche l’accoglienza al pubblico, il museum shop, una biblioteca, un archivio, un centro di documentazione e catalogazione, un auditorium, laboratori didattici, un ristorante e una caffetteria, a completare un complesso di respiro nazionale.



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