La vittima: «Chiedo ancora giustizia perché all’inizio nessuno mi credeva»
È rimasto solo lui, tra le vittime della banda di Igor, al processo: Alessandro Colombani è parte civile con l’avvocato Cristian Corvini e si aspetta che «venga fatta giustizia, anche se come abbiamo...
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È rimasto solo lui, tra le vittime della banda di Igor, al processo: Alessandro Colombani è parte civile con l’avvocato Cristian Corvini e si aspetta che «venga fatta giustizia, anche se come abbiamo già detto, la prima fase del processo ha già avuto un esito favorevole». Parla della stangata ai complici di Igor che per le tre rapine sono stati condannati in abbreviato (sconto di un terzo) a 15 e 14 anni. «Quello che posso dire ricordando i fatti di quella notte è che inizialmente nessuno mi credeva. Ho sentito poi, voci strane che dicevano anche che mi ero inventato tutto, dell’aggressione. Poi Pajdek e Ruszo hanno confessato e le loro dichiarazioni erano la fotocopia di ciò che raccontai di quella notte». Era la notte del 26 luglio 2015, a Villanova di Denore, quando davanti casa sua Colombani venne legato, bendato e picchiato a sangue per 70 euro e il bancomat. Fu l’inizio della lunga serie di violenze della banda. Il 30 luglio assaltarono di notte la casa di una pensionata di Mesola, Emma Santi, 93 anni, legata con fascette da elettricista e imbavagliata ritrovata così due giorni dopo dal figlio (oggi è morta, e il figlio non ha voluto costituirsi parte civile). Il 5 agosto, la banda colpisce a Coronella: sequestrarono per quattro ore, nella loro casa, Cristina e Giulio Bertelli, figlia e padre disabile. Anche loro non sono parte civile al processo.
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