«Prima abusi sulla figlia poi violenze sulla madre»
In aula la testimonianza “protetta” della ragazza e le accuse della compagna Nel primo processo l’uomo condannato a 7 anni, ieri al via quello sulla donna
3 MINUTI DI LETTURA
Lui, il patrigno, è stato già condannato alla pena di 7 anni per le violenze sessuali sulla ragazza all’epoca minorenne. Un processo che si è chiuso nell’aprile scorso, mentre un secondo processo è partito ieri mattina in tribunale che vede imputato l’uomo di maltrattamenti e violenze sessuali sulla compagna, la madre della ragazza. All’udienza di ieri sono state ascoltate entrambe in aula, lei con una testimonianza protetta, la donna confermando le accuse, non tutte quelle che la stessa ragazzina ha rivolto al patrigno, in aula, facendo molta confusione. Processo difficile, difficilissimo, e molto delicato. Lo stesso presidente del tribunale Vartan Giacomelli con tatto, umanità e tanta pazienza ha gestito ieri la testimonianza della ragazzina, che aveva paura di parlare con il patrigno in aula. Così è stato fatto uscire, e lei la ragazza scortata dai carabinieri, si è seduta sul banco dei testimoni, raccontando la vicenda che riguarda la madre e che seguì il processo in cui l’uomo fu condannato per le violenze su di lei commesse tra il 2012 e il 2014. Occorre sottolineare che la situazione in cui si delineano questi fatti è quasi border-line. E la stessa testimonianza della ragazza con tanti non ricordo, incertezze, contraddizioni e ricostruzioni di fatti, date e circostanze non del tutto logiche, ne ha dato la conferma. Questo secondo processo nasce nel maggio scorso quando la ragazza si presenta dai carabinieri di Ferrara dicendo che la madre era maltrattata dal patrigno. Prime indagini, informative dei carabinieri e poi le accuse. Vengono alla luce il contesto e i fatti. Spunta una lettera in più copie, di cui il tribunale ha chiesto spiegazioni senza averle appieno. Una lettera che la ragazza farà avere via mail ai carabinieri nel maggio, a supporto delle tensioni in casa, e che sarebbe stata costretta a scrivere dopo l’8 dicembre: data importante perchè l’uomo, detenuto in carcere per altri fatti, era tornato libero e nonostante le prescrizioni del tribunale dei minorenni di non rientrare nella casa in cui abitavano la compagna e la ragazza (qui a Ferrara), lui tornò a vivere lì. Sollecitato - dice oggi la difesa dell’uomo, avvocato Imperio - dalla stessa compagna. All’arrivo dell’uomo in casa, però, la ragazza se ne va (era in corso il processo per le violenze sessuali). In quel dicembre, la ragazza fuori di casa torna nell’appartamento per recuperare vestiti e chiamata dal patrigno, che in una occasione la obbliga a scrivere la lettera in cui ritrattava le violenze. E per scriverla come voleva lui - ha spiegato la ragazza - «mi minacciò con un coltello alla gola. Mi picchiò con pugni. C’era anche mia madre quel giorno». Sentita la donna nel primo pomeriggio di ieri (la donna al processo per violenze sulla figlia testimoniò a favore del compagno) non ha confermato di essere stata presente, nemmeno i lividi, negando di aver relazione con altro uomo, però indicata dalla ragazza come il motivo della reazione del patrigno che si armò di pistola (negata anche questa dalla madre). In aula il 20 dicembre, poi sentenza. (d.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
