Usurai e avvelenatori Una lunga guerra contro i pregiudizi
Lo spettacolo multimediale “Con gli occhi degli ebrei” invita a guardare la realtà da un’altra prospettiva
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Immagina di dover lasciare tutto, la tua casa, i tuoi beni e scappare per non morire. Immagina di essere una bambina che improvvisamente non può più andare a scuola, senza capire il perché. Immagina lo stupore di essere, per la prima volta, un cittadino come tutti.
È un costante invito a mettersi nei panni degli altri, a guardare la realtà “Con gli occhi degli ebrei italiani” lo spettacolo multimediale curato da Giovanni Carrada (autore di Superquark) e dal direttore del Meis Simonetta Della Seta. Il filmato ripercorre in 24 minuti 2.200 anni di storia e cultura ebraica italiana, con l’obiettivo di introdurre la visita al Meis. Giovanni Carrada ebreo non è, ma proprio per questo - ha spiegato presentando il suo lavoro - ha voluto «mettersi nei panni altrui, un esercizio importante che proporremo ai visitatori dei museo, quello di immaginarsi come un italiano che a lungo non è stato considerato tale».
Un’avversità, e insieme una salvezza, quella di mantenersi ebrei «perché solo se hai qualcosa di diverso puoi donarlo agli altri». Una diversità che ha segnato l’intera storia ebraica. Puniti per non aver riconosciuto il Messia, esclusi, vessati e umiliati, il destino degli ebrei è cambiato infinite volte. Una tregua medievale, nel Sud Italia di Federico II di Svevia, dove prosperarono come tessitori e diventarono un ponte tra culture, grazie all’attività di scribi. Poi di nuovo al buio, con gli Angioini: basti pensare che a Napoli c’è una via che si chiama Scannagiudei. Si risale la penisola, ma in Comuni e Signorie gli ebrei sono esclusi dalle congregazioni e possono svolgere il solo mestiere vietato ai cristiani dalla Chiesa, quello dei prestatori di denaro, acquisendo fama di usurai, accumulatori di ricchezze e avvelenatori di pozzi. Finché papa Leone X nel 1515 con una bolla consente anche ai banchi di pietà di applicare gli interessi. Nel Rinascimento molte città, tra cui Ferrara, scoprono la cultura, la filosofia e la mistica ebraica ma altre nubi minacciose sono all’orizzonte, e l’intolleranza è sempre in agguato. Nel 1553 Giulio III fa bruciare le copie del Talmud, nel 1555 Paolo IV crea il ghetto di Roma e si aprono tre secoli oscuri.
Grande e generoso il contributo degli ebrei nelle lotte risorgimentali e durante la Prima guerra mondiale, ma con il nazifascismo nasce un antisemitismo nuovo, non più religioso ma politico: c’è bisogno di un nemico debole per sentirsi forti. Nel dopoguerra segnali di apertura, prima nel 1965 con il Consiglio Vaticano secondo e poi con la storica visita di Papa Wojtyla alla sinagoga di Roma, il 13 aprile 1986, quando chiamò gli ebrei «fratelli maggiori». (a.m.)
È un costante invito a mettersi nei panni degli altri, a guardare la realtà “Con gli occhi degli ebrei italiani” lo spettacolo multimediale curato da Giovanni Carrada (autore di Superquark) e dal direttore del Meis Simonetta Della Seta. Il filmato ripercorre in 24 minuti 2.200 anni di storia e cultura ebraica italiana, con l’obiettivo di introdurre la visita al Meis. Giovanni Carrada ebreo non è, ma proprio per questo - ha spiegato presentando il suo lavoro - ha voluto «mettersi nei panni altrui, un esercizio importante che proporremo ai visitatori dei museo, quello di immaginarsi come un italiano che a lungo non è stato considerato tale».
Un’avversità, e insieme una salvezza, quella di mantenersi ebrei «perché solo se hai qualcosa di diverso puoi donarlo agli altri». Una diversità che ha segnato l’intera storia ebraica. Puniti per non aver riconosciuto il Messia, esclusi, vessati e umiliati, il destino degli ebrei è cambiato infinite volte. Una tregua medievale, nel Sud Italia di Federico II di Svevia, dove prosperarono come tessitori e diventarono un ponte tra culture, grazie all’attività di scribi. Poi di nuovo al buio, con gli Angioini: basti pensare che a Napoli c’è una via che si chiama Scannagiudei. Si risale la penisola, ma in Comuni e Signorie gli ebrei sono esclusi dalle congregazioni e possono svolgere il solo mestiere vietato ai cristiani dalla Chiesa, quello dei prestatori di denaro, acquisendo fama di usurai, accumulatori di ricchezze e avvelenatori di pozzi. Finché papa Leone X nel 1515 con una bolla consente anche ai banchi di pietà di applicare gli interessi. Nel Rinascimento molte città, tra cui Ferrara, scoprono la cultura, la filosofia e la mistica ebraica ma altre nubi minacciose sono all’orizzonte, e l’intolleranza è sempre in agguato. Nel 1553 Giulio III fa bruciare le copie del Talmud, nel 1555 Paolo IV crea il ghetto di Roma e si aprono tre secoli oscuri.
Grande e generoso il contributo degli ebrei nelle lotte risorgimentali e durante la Prima guerra mondiale, ma con il nazifascismo nasce un antisemitismo nuovo, non più religioso ma politico: c’è bisogno di un nemico debole per sentirsi forti. Nel dopoguerra segnali di apertura, prima nel 1965 con il Consiglio Vaticano secondo e poi con la storica visita di Papa Wojtyla alla sinagoga di Roma, il 13 aprile 1986, quando chiamò gli ebrei «fratelli maggiori». (a.m.)
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