Fusione con Ravenna, ostacolo inatteso
di Gian Pietro Zerbini
La Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo il decreto di riordino, mancava l’ok delle regioni. Ora decide il Governo
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di Gian Pietro Zerbini«Tutto deve cambiare, perché tutto resti come prima». Viene in mente la celebre frase tratta dal romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pensando alle vicende che stanno interessando in queste ore le Camere di Commercio, compresa quella di Ferrara.
La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato illegittimo l’articolo 3 comma 4 del decreto legislativo 219 del 2016, per intenderci quello che prevede il riordino delle Camere di Commercio. Questo clamoroso stop è stato motivato perché il Governo nell’emanare il decreto non ha acquisito formale intesa in sede di conferenza Stato-Regione, un passaggio che invece è considerato obbligatorio. Venendo meno questo parere, alcune regioni come Lombardia, Toscana, Puglia e Liguria hanno presentato dei ricorsi che sono stati accolti dalla Consulta. “Figlio” di questo articolo, giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale, è da considerare il decreto del ministro Calenda dello scorso 8 agosto, con il quale si nominavano i commissari ad acta e le nuove 70 Camere di Commercio nata dalle fusioni di enti camerali, tra cui appunto il matrimonio tra Ferrara e Ravenna. Unione che proprio di recente ha innescato una serie di polemiche tra le associazioni di categoria ferraresi per la scelta del futuro presidente.
Formalmente però il decreto Calenda, anche se illegittimo, rimane in vigore fino a quando il Governo non decide come affrontare la questione. Le strade ora possono essere due. La prima, quella che porterebbe ad un superamento più immediato di questa impasse, è cercare un’intesa con le regioni. Tra l’altro è possibile già dalla prossima settimana una conferenza Stato Regioni per portare all’esame del tavola il problema delle 70 Camere di commercio. La seconda è invece una situazione di stallo da parte del Governo, in questo caso è evidente che si bloccherebbe tutto il processo.
Nel frattempo, i commissari ad acta, che sono organi del ministero, riceveranno a breve delle indicazioni governative su come muoversi. Il decreto al momento comunque risulta valido e procede il lavoro dei commissari.
Per quanto riguarda la costituzione della nuova Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, il commissario ad acta, Mauro Giannattasio, in linea con i tempi, avrebbe dovuto adottare entro Natale il provvedimento di adozione della norma statutaria con cui si definisce il consiglio, ed entro Capodanno l’avviso pubblico con il quale le associazioni entro 40 giorni comunicano la rappresentatività di Ferrara e Ravenna. Se l’iter è a buon punto, bisogna attendere però le scelte del Governo che ha questo punto ha in mano la partita da giocare. Ieri pomeriggio a Roma tra l’altro l’assemblea di Unioncamere ha detto di continuare sulla strada intrapresa in attesa di sviluppi.
Intanto arrivano le prime reazioni da parte delle associazioni di categoria ferraresi a questo colpo di scena che rischia di creare nuovi problemi negli accordi. Diego Benatti (direttore della Cna) parla di «un vero pasticcio, anche se appare molto interlocutorio ma con l’esito non scontato, attendiamo gli sviluppi».
Alessandro Osti (direttore Confesercenti): «Ho fiducia che questa situazione si sblocchi, siamo andati troppo avanti. Ma se si dovesse tornare indietro, Ferrara è ben coperta e in questi anni abbiamo lavorato molto bene».
Giulio Felloni (presidente Ascom): «Continueremo a lavorare per il bene delle imprese ferraresi a prescindere da scelte che non competono a noi, ma alla politica. Occorre salvaguardare la Camera di Commercio».
La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato illegittimo l’articolo 3 comma 4 del decreto legislativo 219 del 2016, per intenderci quello che prevede il riordino delle Camere di Commercio. Questo clamoroso stop è stato motivato perché il Governo nell’emanare il decreto non ha acquisito formale intesa in sede di conferenza Stato-Regione, un passaggio che invece è considerato obbligatorio. Venendo meno questo parere, alcune regioni come Lombardia, Toscana, Puglia e Liguria hanno presentato dei ricorsi che sono stati accolti dalla Consulta. “Figlio” di questo articolo, giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale, è da considerare il decreto del ministro Calenda dello scorso 8 agosto, con il quale si nominavano i commissari ad acta e le nuove 70 Camere di Commercio nata dalle fusioni di enti camerali, tra cui appunto il matrimonio tra Ferrara e Ravenna. Unione che proprio di recente ha innescato una serie di polemiche tra le associazioni di categoria ferraresi per la scelta del futuro presidente.
Formalmente però il decreto Calenda, anche se illegittimo, rimane in vigore fino a quando il Governo non decide come affrontare la questione. Le strade ora possono essere due. La prima, quella che porterebbe ad un superamento più immediato di questa impasse, è cercare un’intesa con le regioni. Tra l’altro è possibile già dalla prossima settimana una conferenza Stato Regioni per portare all’esame del tavola il problema delle 70 Camere di commercio. La seconda è invece una situazione di stallo da parte del Governo, in questo caso è evidente che si bloccherebbe tutto il processo.
Nel frattempo, i commissari ad acta, che sono organi del ministero, riceveranno a breve delle indicazioni governative su come muoversi. Il decreto al momento comunque risulta valido e procede il lavoro dei commissari.
Per quanto riguarda la costituzione della nuova Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna, il commissario ad acta, Mauro Giannattasio, in linea con i tempi, avrebbe dovuto adottare entro Natale il provvedimento di adozione della norma statutaria con cui si definisce il consiglio, ed entro Capodanno l’avviso pubblico con il quale le associazioni entro 40 giorni comunicano la rappresentatività di Ferrara e Ravenna. Se l’iter è a buon punto, bisogna attendere però le scelte del Governo che ha questo punto ha in mano la partita da giocare. Ieri pomeriggio a Roma tra l’altro l’assemblea di Unioncamere ha detto di continuare sulla strada intrapresa in attesa di sviluppi.
Intanto arrivano le prime reazioni da parte delle associazioni di categoria ferraresi a questo colpo di scena che rischia di creare nuovi problemi negli accordi. Diego Benatti (direttore della Cna) parla di «un vero pasticcio, anche se appare molto interlocutorio ma con l’esito non scontato, attendiamo gli sviluppi».
Alessandro Osti (direttore Confesercenti): «Ho fiducia che questa situazione si sblocchi, siamo andati troppo avanti. Ma se si dovesse tornare indietro, Ferrara è ben coperta e in questi anni abbiamo lavorato molto bene».
Giulio Felloni (presidente Ascom): «Continueremo a lavorare per il bene delle imprese ferraresi a prescindere da scelte che non competono a noi, ma alla politica. Occorre salvaguardare la Camera di Commercio».
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