Progetto di due gastroenterologi
Telemedicina, Unife “guida” gli specialisti della Tanzania
Le competenze e la tecnologia dell’università di Ferrara ad un estremo, un grande ospedale africano all’altro. In mezzo 6.400 chilometri e due professori, specialisti di gastroenterologia, autori di...
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Le competenze e la tecnologia dell’università di Ferrara ad un estremo, un grande ospedale africano all’altro. In mezzo 6.400 chilometri e due professori, specialisti di gastroenterologia, autori di un progetto di formazione a distanza rivolto, sino ad oggi, ai medici del più importante ospedale universitario della Tanzania e in via di estensione ad altri centri sanitari sub-sahariani.
L’idea l’hanno elaborata e illustrata, in un documento già sottoposto ai dirigenti di un’importante fondazione europea, due gastroenterologi dell’Università di Ferrara, Reinhold Stockbrugger, professore emerito dell’Università di Maastricht (Olanda) e oggi docente a contratto di Unife, e Sergio Gullini, ex direttore della Gastroenterologia del Sant’Anna. Entrambi hanno compiuto viaggi in Africa (Stockbrugger in Mozambico e Tanzania, Gullini in Tanzania) per curare l’aggiornamento di specialisti locali e formare gastroenterologi in grado affrontare al meglio, e con i migliori risultati per il paziente, le malattie più frequenti.
Grazie alla collaborazione con un noto professore dell’università di Monaco di Baviera, Meinhard Classen, che da alcuni anni ha fondato una moderna Gastroenterologia nell’ospedale universitario Muhimbili (Muhas), a Dar es Salaam, struttura sanitaria di riferimento per tutta la Tanzania, anche i due professionisti ferraresi hanno stretto un legame con le istituzioni sanitarie locali e hanno creato le basi per l’avvio di un nuovo programma triennale, del valore di 400mila euro, che deriva dalla esperienza di viaggi di formazione che lo stesso Gullini e Stockbrugger hanno effettuato in Africa negli ultimi anni. A quei viaggi si sono aggiunte, da qualche tempo, anche le teleconferenze Unife-Muhas, che hanno permesso di completare il nuovo progetto di Telemedicina predisposto dai due specialisti.
Dagli uffici del Sea, il servizio telematico di Unife specializzato nell’e-learning e diretto dal prof. Livio Zerbini, Gullini e Stockbrugger, che è il riferimento principale del programma, si collegano da circa 2 anni, settimanalmente, con il Muhas per discutere casi clinici, insegnare le più efficaci modalità di anamnesi, presentare metodiche per il trattamento delle patologie dell’apparato gastrointestinale, visionare filmati, analizzare la letteratura scientifica.
«L’obiettivo specifico del nuovo progetto – spiegano Stockbrugger e Gullini, nominati di recente professori dell’Università di Der es Salaam - è utilizzare la teleconferenza per potenziare, con l’aiuto di altri affermati professionisti, la formazione dei giovani medici africani (ad agosto 2017 tre specialisti del Muhas hanno superato l’esame per diventare gastroenterologi, un altro corso è in preparazione)». Utilizzando questo sistema, sottolineano, si potrà continuare a curare l’aggiornamento delle conoscenze nell’ambito della gastroenterologia estendendole ad altri ospedali africani e si potrà contribuire a fondare una rivista che possa aiutare anche i colleghi di altre università africane a crescere professionalmente per curare patologie molto diffuse in quella zona del mondo: dissenteria, epatiti, neoplasie, problemi legati all’abuso di alcol o a deficit nutrizionali, responsabili di alti tassi di mortalità. Al progetto hanno deciso di collaborare, tra gli altri, esperti dell’Università del Cairo, di Rabat (Marocco), Beira (Mozambico), Sudafrica, Ferrara, Monaco, Hannover, oltre all’United European Gastroenterology Association e alla Fondazione di Gastroenterologia di Monaco di Baviera. (gi.ca.)
L’idea l’hanno elaborata e illustrata, in un documento già sottoposto ai dirigenti di un’importante fondazione europea, due gastroenterologi dell’Università di Ferrara, Reinhold Stockbrugger, professore emerito dell’Università di Maastricht (Olanda) e oggi docente a contratto di Unife, e Sergio Gullini, ex direttore della Gastroenterologia del Sant’Anna. Entrambi hanno compiuto viaggi in Africa (Stockbrugger in Mozambico e Tanzania, Gullini in Tanzania) per curare l’aggiornamento di specialisti locali e formare gastroenterologi in grado affrontare al meglio, e con i migliori risultati per il paziente, le malattie più frequenti.
Grazie alla collaborazione con un noto professore dell’università di Monaco di Baviera, Meinhard Classen, che da alcuni anni ha fondato una moderna Gastroenterologia nell’ospedale universitario Muhimbili (Muhas), a Dar es Salaam, struttura sanitaria di riferimento per tutta la Tanzania, anche i due professionisti ferraresi hanno stretto un legame con le istituzioni sanitarie locali e hanno creato le basi per l’avvio di un nuovo programma triennale, del valore di 400mila euro, che deriva dalla esperienza di viaggi di formazione che lo stesso Gullini e Stockbrugger hanno effettuato in Africa negli ultimi anni. A quei viaggi si sono aggiunte, da qualche tempo, anche le teleconferenze Unife-Muhas, che hanno permesso di completare il nuovo progetto di Telemedicina predisposto dai due specialisti.
Dagli uffici del Sea, il servizio telematico di Unife specializzato nell’e-learning e diretto dal prof. Livio Zerbini, Gullini e Stockbrugger, che è il riferimento principale del programma, si collegano da circa 2 anni, settimanalmente, con il Muhas per discutere casi clinici, insegnare le più efficaci modalità di anamnesi, presentare metodiche per il trattamento delle patologie dell’apparato gastrointestinale, visionare filmati, analizzare la letteratura scientifica.
«L’obiettivo specifico del nuovo progetto – spiegano Stockbrugger e Gullini, nominati di recente professori dell’Università di Der es Salaam - è utilizzare la teleconferenza per potenziare, con l’aiuto di altri affermati professionisti, la formazione dei giovani medici africani (ad agosto 2017 tre specialisti del Muhas hanno superato l’esame per diventare gastroenterologi, un altro corso è in preparazione)». Utilizzando questo sistema, sottolineano, si potrà continuare a curare l’aggiornamento delle conoscenze nell’ambito della gastroenterologia estendendole ad altri ospedali africani e si potrà contribuire a fondare una rivista che possa aiutare anche i colleghi di altre università africane a crescere professionalmente per curare patologie molto diffuse in quella zona del mondo: dissenteria, epatiti, neoplasie, problemi legati all’abuso di alcol o a deficit nutrizionali, responsabili di alti tassi di mortalità. Al progetto hanno deciso di collaborare, tra gli altri, esperti dell’Università del Cairo, di Rabat (Marocco), Beira (Mozambico), Sudafrica, Ferrara, Monaco, Hannover, oltre all’United European Gastroenterology Association e alla Fondazione di Gastroenterologia di Monaco di Baviera. (gi.ca.)
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