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Carabinieri in Spagna sulle orme dell’amico

Carabinieri in Spagna sulle orme dell’amico

La pista iberica già calda anche durante le prime battute nelle Valli Pensavano anche alla Serbia e, negli ultimi tempi, all’Austria

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FERRARA. Igor il russo, Igor il serbo. Igor la belva, il cane sciolto, il lupo solitario. Persino Igor il tenerone, anche se si fa fatica a crederci. «Auguri a tutto il mondo e che sia pace, felicità e amore per tutti», scriveva incredibilmente sul suo profilo Facebook per festeggiare il Capodanno 2016. Senza dimenticare le foto di animali pubblicate sulla sua pagina Facebook, il passato da gigolò, come dice chi l’ha conosciuto mentre Igor il russo/Norbert Feher viveva - forse - un’altra vita e un altro alias. E ancora gli scatti in posa a due passi dal Castello estense, o il look da “libero professionista” come si presentava sul suo profilo Fb: giacca e cravatta, sorriso in volto. Infine il lavoro (millantato) al soldo dei servizi segreti russi come il passato da militare. E un curriculum da stupratore, rapinatore, detenuto con buona condotta, cristiano battezzato in prigione, assassino seriale e latitante, un percorso giudiziario tracciato dalle inchieste in corso e dalle sentenze passate.

Mille volti, mille identità e - di conseguenza - mille piste da seguire, quelle che si sono aperte davanti agli investigatori quando Norbert/Igor si è tramutato nel nemico pubblico numero uno. Chi lo cercava ha dovuto sudare ben più delle classiche sette camicie per tentare di chiuderlo in cella, forse l’unico luogo - ma non è garantito - dove la sua pericolosità può essere “controllata”. Norbert/Igor è tornato a uccidere giovedì sera, in Spagna dopo Budrio, le campagne di Portomaggiore e forse Ravenna, ed è stato l’ultimo atto.

Prima ci sono i 258 giorni trascorsi dall’omicidio del barista Davide Fabbri fino alle manette chiuse ai polsi del latitante pluriomicida alle 2 del mattino di ieri, che sono ancora, per molti aspetti un vero rebus. Per mesi i carabinieri, le forze speciali dell’esercito e la polizia hanno cercato l’assassino nelle valli fra l’argentano e il bolognese ma Norbert il serbo (la sua vera identità) è stato fantasma fin dai primi giorni. Se le valli ferraresi e bolognesi brulicavano di uomini e mezzi impegnati nella caccia all’uomo, della pista spagnola si era già iniziato a parlare pochi giorni dopo l’omicidio di Valerio Verri e il ferimento di Marco Ravaglia, le due guardie in servizio nel Mezzano.

Il profilo Fb di Ezechiele Norbert Feher lo colloca in Spagna, a Valencia, nell’aprile 2016. Un suo amico di cella ha raccontato alla “Nuova” che era stato lo stesso Norbert/Igor a dirgli del suo passato di gigolò nella città del regno. Anche un complice, Ivan Pajdek, già condannato a 30 anni per l’assassinio di Pier Luigi Tartari, pensionato di Aguscello, aveva indirizzato gli inquirenti fin da subito verso la Spagna.

Lo sguardo degli inquirenti si è allungato quindi, fin dai primi giorni, oltre i Pirenei, anche se il grosso della ricerca sul campo era concentrato tra Ferrara e Bologna. Già a metà aprile era caduta ogni speranza di tracciare la sua fuga seguendo i segnali lasciati nelle celle dei telefoni. Si scandagliava il passato, i contatti personali, la storia delle rapine compiute nel ferrarese per le quali è a processo in queste settimane il suo “fantasma”, come lo ha definito martedì scorso il suo legale d’ufficio, Cristian Altieri. E poi c’era sempre la Serbia, dove Igor è nato col nome di Norbert Feher a Subotica, Paese che ha spiccato un Mandato di arresto europeo (Mae) a suo nome per violenza sessuale. Lì abita ancora la sua famiglia di origine.

Gli inquirenti sono andati a cercarlo a Malaga, Valencia e Madrid, dove si riteneva potesse avere appoggi. Rogatorie, tabulati e intercettazioni rimasti senza esito per settimane, mesi.

Fino a giovedì scorso Norbert/Igor era letteralmente sparito: nessun segnale, nessuna conferma, al punto che tra le mille voci che si incrociavano sul suo destino c’era anche quella che fosse morto.

In realtà la procura di Bologna e i carabinieri non avevano mai smesso di cercarlo, anche se le possibilità che potesse nascondersi tra luoghi umidi e cespugli della campagna ferrarese o bolognese si erano ridotte al lumicino. Gli spostamenti di una vecchia conoscenza del latitante, un detenuto tornato in libertà, hanno tenuto aperta la pista spagnola fino agli ultimi giorni. Ma i carabinieri del reparto operativo di Bologna e di Ferrara hanno continuato a sondare l’”opzione” serba, e - come hanno dichiarato ieri i vertici dell’Arma - un possibile sbocco austriaco. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Marco Forte, accompagnato da ufficiali dell’Arma, era stato a Vienna proprio per stabilire un raccordo con le forze di polizia locali.

La vera forza di Igor/Norbert è stata per mesi «l’assenza di contatti strutturati con ambienti criminali e di legami personali stabili», ha dichiarato ieri il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato. Negli ultimi mesi 500 persone erano state controllate alla ricerca di spunti investigativi. A fine novembre, la procura bolognese ha iniziato a lavorare sui possibili agganci che il serbo potrebbe avere avuto sul territorio provinciale e che potrebbero avergli offerto buone occasioni per nascondersi e far perdere le proprie tracce.

Ieri il procuratore Amato ha confermato che quei legami “pericolosi” saranno approfonditi per verificare se qualcuno ed, eventualmente chi, ha favorito Igor/Norbert mettendolo al riparo da una caccia all’uomo che aveva lo scopo primario di evitare che la furia omicida del latitante potesse scaricarsi su altre persone. Il comandante provinciale dei carabinieri di Ferrara, Andrea Desideri, ha precisato che «la pista spagnola» era da mesi entrata nel mirino degli investigatori «e lo testimonia il fatto che i carabinieri di Bologna e di Ferrara hanno stabilito contatti, fin dall’estate scorsa, con i colleghi spagnoli per scambiarsi informazioni». Austria e Serbia gli altri due versanti. Una sparatoria e un incidente d’auto hanno fatto il resto.

Gioele Caccia

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