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IL CONCERTO

«Dentro di me sarò sempre un Sex Pistols»

di SAMUELE GOVONI
«Dentro di me sarò sempre un Sex Pistols»

Matlock, primo bassista della band simbolo del punk a Finale Emilia. Domenica live in Agorà. Il musicista: il brano preferito? “Pretty vacant”

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FINALE EMILIA. Glen Matlock domenica si esibirà al bar-pub Agorà di Finale Emilia (via Agnini 2/D). Potrebbe sembrare una “fake news” uno di quegli eventi fasulli che girano sui social network ma non è così. L’ex Sex Pistols, uno degli emblemi della storia del punk (e di riflesso della musica), suonerà proprio nel locale finalese. Bravi gli organizzatori, Alessandro Mitola e Marco Bondanelli, che hanno scelto di fare questo regalo a decine se non centinaia di persone. Perché di regalo si tratta. Non solo per il fatto che trovarsi un membro dei Sex Pistols a Finale Emilia è un caso più unico che raro, ma anche perché il concerto sarà ad ingresso gratuito. A Matlock si devono alcune delle composizioni più note della storia della musica popolare, canzoni che hanno reso i Sex Pistols una delle band più conosciute e bandite della fine degli anni Settanta. Dopo il successo delle date italiane in acustico che hanno registrato numerose presenze e apprezzamento unanime, si consolida il legame dell’artista britannico con il nostro Paese e infatti eccolo di nuovo qui, pronto per un nuovo tour de force.

Quarant’anni fa Londra “bruciava”. La situazione in Inghilterra, come del resto in Italia e in Europa, non era delle più rosee. Crisi, disoccupazione, violenza e caos minavano la stabilità di un’intera generazione (e anche di più). In quel clima di indiscutibile precarietà e paura nacquero i Sex Pistols e con essi un intero movimento: il movimento punk. La band era composta da Johnny Rotten, Steve Jones, Paul Cook e, appunto Glen Matlock, poi sostituito da Sid Vicious. Erano ragazzi appena ventenni provenienti dalla working class che, attraverso il loro malessere e le loro canzoni, hanno saputo rappresentare milioni di giovani in giro per tutto il mondo, diventando bandiera di un’epoca. Glen Matlock, arrivato in Italia giovedì sera, poco dopo il suo atterraggio a Bologna ha raccontato alla Nuova le origini della storia, della leggenda.

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«Ci siamo conosciuti nel negozio di Malcom McLaren nel 1974/75 perché tutti gravitavamo attorno quel posto. Era il posto più strano in cui essere a Londra a metà degli anni Settanta. Tutti gli strambi e i “fattoni” del tempo si trovavano là ed erano l’antitesi del londinese tipo. Era il luogo - spiega - in cui tutti potevano trovarsi ed esprimere le proprie velleità». Per l’artista che si esibirà alle 18 all’Agorà di Finale Emilia (a una trentina di chilometri da Ferrara), il movimento punk è stato «un male necessario».

In uno dei pezzi più famosi, “God save the Queen”, i Sex Pistols cantavano “no future”. «Cantavamo quei versi perché realmente pensavamo che non ci sarebbe stato futuro se non si fosse fatto qualcosa in prima persona. Ora stiamo raccogliendo ciò che abbiamo seminato», spiega Matlock. Poi le cose sono andate come sono andate, l’allora bassista è stato scaricato e sostituito da Vicious, morto prima di vedere l’inizio degli anni Ottanta. Con un solo album “Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols”, la band è stata consacrata alla storia (il Time nel 2006 l’ha inserito tra i migliori 100 dischi di sempre). Praticamente tutte le canzoni all’interno dell’album portano anche la firma di Matlock e, a detta sua, se dovesse salvare una sola canzone dell’intero repertorio con e senza i Pistols, quella canzone sarebbe “Pretty vacant”. «Sono stato e sarò sempre un Sex Pistols. Porterò con me per sempre quegli anni. Essere un Sex Pistols - ha concluso Matlock - è una cosa che difficilmente si può estinguere». Dopo il live del musicistaa inglese, si tira tardi con la giovane dj Scarlett Groove, che farà ballare sulle note di Depeche Mode, The Cure, New Order, Joy Division e Jamiroquai.

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