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PRIMULE ROSSE 

Igor in fuga per 258 giorni, Forzati sfuggì alla cattura per 13 mesi

Igor in fuga per 258 giorni, Forzati sfuggì alla cattura per 13 mesi

La latitanza di Igor è durata 258 giorni da quella tragica serata di Budrio del 1º aprile fino all’altra sera in Spagna. Un periodo comunque inferiore alla latitanza di un altro sanguinario fuggitivo...

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La latitanza di Igor è durata 258 giorni da quella tragica serata di Budrio del 1º aprile fino all’altra sera in Spagna. Un periodo comunque inferiore alla latitanza di un altro sanguinario fuggitivo che ha tenuto per mesi con il fiato sospeso i ferraresi, quasi trent’anni fa: Valeriano Forzati. In totale la fuga del “colonello” mesolano durò 396 giorni: dalla notte del 2 febbraio 1989 (quando compì la strage al night di Bosco Mesola) a quella del 6 marzo 1990 (quando telefonò ai carabinieri di Mesola da Buenos Aires per costituirsi e farsi arrestare dalla polizia argentina). Tanto è durata la latitanza di Valeriano Forzati, la “primula rossa” della criminalità ferrarese. Tredici mesi di caccia all’uomo scandita da false segnalazioni, colpi di scena e rivelazioni, stati d’animo rivissuti quest’anno con la colossale caccia all’uomo per prendere Igor. Il fantasma del killer del “Laguna Blu” è stato di volta in volta evocato per i gravi episodi di criminalità collegati alla provincia di Ferrara, in particolare per quanto riguarda il traffico di droga. Il suo nome è stato collegato anche all’omicidio di Willy Branchi, il diciottenne di Goro ucciso nel 1988, ma poi fu prosciolto.

La sua fuga iniziò in quella tragica notte della strage. Il night Club “Laguna Blu” si trasformò in un teatro di morte e di terrore. Valeriano Forzati, una fedina penale lunga per piccoli reati, fece irruzione nel locale armato di pistola e mitraglietta e cominciò a sparare. Sotto i suoi colpo caddero privi di vita Ennio e Franco Massimo, gestori del night club ed Ada Marzia Turri, 27 anni, fidanzata di Ennio. Il pluriomicida scappò con un’Alfa 164 dell’agricoltore Dino Govoni, 54 anni, che venne freddato con un colpo di pistola alla tempia in auto nei pressi di Poggio Renatico nel corso della fuga. Da quel momento si perse ogni traccia di Forzati. Poche ore dopo la strage, si scatenò una caccia all’uomo con posti di blocco e controlli in tutta la provincia di Ferrara e qui che nacque una vera e propria psicosi del “colonnello”. La svolta della fuga arrivò solo il 6 marzo dell’anno successivo. Dalla stanza 506 dell’hotel Esmeralda Palace di Buenos Aires dove alloggiava con il falso nome di Mario D’Alessio, Forzati forse non più sicuro della propria latitanza chiama dall’Argentina la caserma di Bosco Mesola per costituirsi e farsi arrestare dall’Interpol argentina. Nel carcere di Baires dopo qualche mese uccide un agente di guardia. Forzati morirà pochi mesi dopo in circostanza misteriose, sempre in carcere. Ucciso per uno sgarro o una vendetta.

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