La lunga attesa di Campotto: «Era ora, troppo sangue versato»
I commenti: pensavo fosse morto, meglio così. Pagherà le sue colpe. In spagna mica scherzano
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ARGENTA (CAMPOTTO). Alcuni lo davano per morto, i più lo pensavano all’estero, quasi tutti sono convinti che qualcuno lo abbia aiutato. Per gli abitanti dell’Argentano Igor è stato a lungo uno spettro minaccioso, che ora riaffiora nella sua banale concretezza con quella foto umiliante, nudo e in manette, che cancella ogni traccia di aura maledetta e imprendibilità. Perché è così che deve essere ora, Igor: reale, presente, punibile. «Era ora, basta; di persone ne aveva già ammazzate abbastanza, mi dispiace tantissimo per le ultime tre vittime» afferma Rossana Beghelli da dietro il bancone del Bar Due Ponti di Campotto, nel cuore della zona rossa. Il paesaggio, che l’autunno rende spettrale, ha la malinconia di una sala vuota con il sipario abbassato. Dove mesi fa c’erano movimento, concitazione, imponente spiegamento di forze, adesso ci sono silenzio e immobilità: «Me la ricordo bene, quella domenica mattina di aprile dopo l’uccisione nel Mezzano- continua la barista - Erano appena le 6.40 e sembrava di essere in un distretto di polizia. Paura? No, quella mai. Come si fa ad averne con tutti quei militari in giro?» La sorpresa per la cattura, quella sì, però: «Lo credevo già sottoterra, morto da qualche parte. E invece per fortuna è vivo, così pagherà per tutto quello che ha fatto, con gli spagnoli mica si scherza».
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È un ritornello ricorrente, il compiacimento che Igor sia stato preso in Spagna: «Là non sono mica così indulgenti come qui da noi - sostiene il marito di Rossana, Maurizio Mainardi - Certo che in ogni caso l’arresto è un gran sollievo dopo tutto quello che ha fatto». Anche il signor Maurizio era sicuro che Igor fosse deceduto: «Mi ricordo quanto abbiamo aspettato, durante le ricerche, che arrivasse la notizia dell’arresto, e invece passavano i giorni, le settimane e poi i mesi e non succedeva mai niente. Tant’è che pensavo che fosse morto. E invece ce lo siamo ritrovati in Spagna, certo che ne aveva fatta di strada, mica era a Ravenna, sicuramente ha avuto dei complici che lo hanno aiutato a scappare». Poco lontano, al ristorante l’Oasi, la titolare Milena Mazzini si rischiara solo quando la rassicuriamo che l’uomo catturato in Spagna è proprio Igor: «Sul momento sono rimasta perplessa, non credevo che fosse lui. Se è vero ci siamo tolti un grosso peso, con tutti quegli avvistamenti che lo davano a Lugo o in qualche altro luogo nei paraggi. Anche all’inizio, quando sono cominciate le ricerche, qui la gente ha avuto molta paura. Nonostante ci fosse ancora luce, alle cinque del pomeriggio già non vedevi fuori più nessuno. Dopo circa un mese è passata, ci fai l’abitudine, quasi non ci pensi più. Però alla fine è in Spagna che lo hanno preso, qui lo hanno avuto a tiro di schioppo, ma non hanno sparato».
A Portomaggiore, l’edicolante Marco Natali ha raccolto gli umori della gente: «Alcuni erano fiduciosi, altri pensavano che non ne avremmo mai più sentito parlare. Io ero convinto che fosse all’estero ma nel suo Paese, in Serbia». Accanto al sollievo però c’è spazio per l’amarezza: «È riuscito ad arrivare in Spagna mentre tutti qui lo cercavano, e ci sono voluti altri tre morti prima che lo catturassero - si sfoga Monica Mortanera - Speriamo che paghi anche per le vittime che ha fatto in Italia».
Alessandra Mura
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