La Nuova Ferrara

Ferrara

FINE DELL'INCUBO

Il commento di Ravaglia: sollievo ma anche nuovi dolori

di Alessandra Mura
Marco Ravaglia, agente di polizia provinciale
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Marco Ravaglia, agente di polizia provinciale

La guardia provinciale ferita da Igor nel Mezzano dopo otto mesi ha ancora un braccio paralizzato

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PORTOMAGGIORE. Igor ha ucciso ancora, tre volte, prima di essere catturato. Ha tolto la vita a bruciapelo a due agenti e a un agricoltore che cercavano un ladro di polli e hanno trovato un assassino che non aveva più nulla da perdere. Anche nel Mezzano, il pomeriggio dell’8 aprile, il poliziotto provinciale Marco Ravaglia e la guardia ecologica volontaria Valerio Verri si erano trovati di fronte a una situazione più grande di loro, e avevano pagato un prezzo altissimo: Verri ammazzato, Ravaglia ferito gravemente. Quest’ultimo, dopo otto mesi, ha ancora un braccio paralizzato. «Ho saputo dell’arresto di Igor da una collega in pensione della polizia provinciale, che l’aveva sentito alla radio - ha detto ieri Ravaglia al termine dell’ennesima seduta di fisioterapia al San Giorgio di Cona - La prima reazione è stata di sollievo, ma subito dopo la notizia ha preso tutta un’altra piega, quando sono venuto a sapere dell’uccisione dei due agenti della Guardia Civil spagnola e di un agricoltore. Questo mi fa stare veramente molto, molto male».

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Impossibile non tornare al ricordo di quell’atroce sera di aprile, quando con la stessa cinica determinazione Igor aveva aperto il fuoco contro le due guardie impegnate in un controllo anti bracconieri nelle campagne del Mezzano. «È tutto il giorno che mi sento frastornato - continua Ravaglia - Non ho ancora avuto modo di leggere l’esatta ricostruzione dei fatti, ma la soddisfazione per l’arresto di Igor non potrà mai essere completa, sapendo che tre persone hanno perso la vita». Ieri Ravaglia non ha quasi messo piede nel suo appartamento di Portomaggiore: prima a Cona, poi a casa dei suoceri, poi a un’altra visita medica. E intanto decine e decine di messaggi: dal suo Comandante, dai colleghi, dagli amici. Perché, sì, in ogni caso, oltre il dolore, oltre il nuovo spargimento di sangue, la cattura di Igor è la fine di un incubo, per tutti. «In gran parte ero convinto che Igor fosse scappato all’estero - continua Ravaglia - ma c’era un piccolo tarlo che mi faceva temere che fosse ancora qui in giro. Io e mia moglie ci sentiamo più leggeri perché, non lo nego, restava sempre la paura di poterlo incontrare ancora». E, insieme, la certezza che la latitanza prima o poi dovesse finire: «Ho sempre avuto fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura - conclude l’agente provinciale - ed ero sicuro che Igor sarebbe stato preso e che si potesse ottenere giustizia».
 

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