dal centro sociale alla fiera
I volontari anima della frazione
Impegno convinto in tante attività, ma scarseggiano i ricambi
2 MINUTI DI LETTURA
TAMARA. Uno dei temi più sentiti dai cittadini tamaresi che hanno partecipato all'incontro con la Nuova è quello del volontariato. Ci sono molti volontari e molte occasioni in cui l'intenzione solidaristica dei Tamaresi si esprime.
Da anni il Centro sociale, con tutte le attività proposte (che non sono solo il bar o il punto di ritrovo, ma anche , per esempio, il trasporto degli infermi a visite o a terapie), e poi la Fiera , o tante altre attività locali. Con molto trasporto, gli interventi di Venerina Silvestri, Carletto Genesini e Giancarlo Amà, che svolgono la loro attività al Centro sociale, ed Edmo Piffanelli che partecipa al comitato per la fiera ed alte attività (« non dirigo comitati, ma sanno tutti che io ci sono»).
Il punto, comunque, è questo: «I cittadini di Tamara – ricorda Piffanelli- sono capaci di grande impulso e di molte attività, ma vanno chiamati uno alla volta, convinti a partecipare. Non si presentano da soli. È molto più faticoso, così. Se sei coinvolto non ti sottrai, ma non ti fai avanti a proporre , a suggerire, a costruire». In due o in tre- spiega- «si possono fare molte cose, anche grandi cose. Fossimo in dieci, immaginate cosa si potrebbe fare. O magari quanto più leggero sarebbe il lavoro per chi si impegna».
È proprio la mancanza di ricambi a preoccupare per il futuro: «Noi da anni teniamo aperto il bar sette giorni su sette- dice Venerina Silvestri – al Centro sociale Ancescao. Siamo una trentina. Ma ogni tanto qualcuno si stanca, o smette, per tante ragioni. Ma non c'è chi lo sostituisce. Ad un certo punto noi tutti finiremo per smettere di impegnarci. E allora cosa succederà? Finirà che chiuderà la scuola, perché non sarà possibile garantire l'appoggio al doposcuola. Oppure, se non ci saranno autisti dovremo smettere di accompagnare chi ha bisogno di un trasporto per le cure e per le visite. Avevamo quattro volontari, che si turnavano sui cinque-sei giorni. Adesso ne avremo solo tre. Per mantenere il livello, dovremo aumentare i carichi. E se nessuno ci aiuta, partecipa, contribuisce con il suo tempo e la sua disponibilità, tante cose belle avranno termine. Purtroppo, ormai tutti vogliono essere pagati per il loro impegno».
È un tema molto sentito. Selleri racconta come un gruppo di ragazzi si rechi a sorvegliare i passaggi pedonali delle scuole agli orari di uscita, ma che questa opera, necessaria, dovrebbe essere garantita da agenti di polizia locale. La speranza è che una sensibilizzazione comporti una maggiore partecipazione di volontari. O l'alternativa sarà, dolorosamente, rinunciare a servizi importanti. (a.b.)
Da anni il Centro sociale, con tutte le attività proposte (che non sono solo il bar o il punto di ritrovo, ma anche , per esempio, il trasporto degli infermi a visite o a terapie), e poi la Fiera , o tante altre attività locali. Con molto trasporto, gli interventi di Venerina Silvestri, Carletto Genesini e Giancarlo Amà, che svolgono la loro attività al Centro sociale, ed Edmo Piffanelli che partecipa al comitato per la fiera ed alte attività (« non dirigo comitati, ma sanno tutti che io ci sono»).
Il punto, comunque, è questo: «I cittadini di Tamara – ricorda Piffanelli- sono capaci di grande impulso e di molte attività, ma vanno chiamati uno alla volta, convinti a partecipare. Non si presentano da soli. È molto più faticoso, così. Se sei coinvolto non ti sottrai, ma non ti fai avanti a proporre , a suggerire, a costruire». In due o in tre- spiega- «si possono fare molte cose, anche grandi cose. Fossimo in dieci, immaginate cosa si potrebbe fare. O magari quanto più leggero sarebbe il lavoro per chi si impegna».
È proprio la mancanza di ricambi a preoccupare per il futuro: «Noi da anni teniamo aperto il bar sette giorni su sette- dice Venerina Silvestri – al Centro sociale Ancescao. Siamo una trentina. Ma ogni tanto qualcuno si stanca, o smette, per tante ragioni. Ma non c'è chi lo sostituisce. Ad un certo punto noi tutti finiremo per smettere di impegnarci. E allora cosa succederà? Finirà che chiuderà la scuola, perché non sarà possibile garantire l'appoggio al doposcuola. Oppure, se non ci saranno autisti dovremo smettere di accompagnare chi ha bisogno di un trasporto per le cure e per le visite. Avevamo quattro volontari, che si turnavano sui cinque-sei giorni. Adesso ne avremo solo tre. Per mantenere il livello, dovremo aumentare i carichi. E se nessuno ci aiuta, partecipa, contribuisce con il suo tempo e la sua disponibilità, tante cose belle avranno termine. Purtroppo, ormai tutti vogliono essere pagati per il loro impegno».
È un tema molto sentito. Selleri racconta come un gruppo di ragazzi si rechi a sorvegliare i passaggi pedonali delle scuole agli orari di uscita, ma che questa opera, necessaria, dovrebbe essere garantita da agenti di polizia locale. La speranza è che una sensibilizzazione comporti una maggiore partecipazione di volontari. O l'alternativa sarà, dolorosamente, rinunciare a servizi importanti. (a.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
