La famiglia Verri attacca: «La Spagna almeno l’ha preso»
di Alessandra Mura
Francesca, la figlia della vittima del Mezzano: ci dicevano che era qui, invece era all’estero «Ho il cuore spezzato per quei tre morti inconsapevoli del rischio, proprio come mio padre»
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«Dicevano che non sarebbe mai uscito dall’Italia, e poi lo cercavano in Spagna. Delle due, l’una».
La notte appena trascorsa, la prima dopo la cattura di Igor Il Russo, ha portato nuove domande e rafforzato vecchie amarezze per Francesca Verri, la figlia della guardia ecologica volontaria, Valerio, che l’8 aprile ha perso la vita a 62 anni nel Mezzano per mano del “latitante non mafioso più ricercato in Italia”, come lo definiscono i quotidiani spagnoli.
«Qualcosa non mi torna - sottolinea Francesca - perché a noi familiari gli inquirenti avevano assicurato più volte che Igor non sarebbe mai uscito dall’Italia, e ora dichiarano che lo stavano già cercando in Spagna». E se le tre nuove vittime non consentono di esultare per la cattura, anche i trionfalismi sul fronte investigativo, attacca ancora Francesca, suscitano perplessità. «È stata una cattura casuale con altro spargimento di sangue innocente. Punto. Quei poveri agenti non stavano cercando Igor, hanno solo avuto la sfortuna di imbattersi in lui».
La stessa sventura capitata a suo padre Valerio, che quel sabato di aprile stava svolgendo come volontario un servizio antibracconaggio nel Mezzano insieme al poliziotto provinciale Marco Ravaglia, rimasto poi ferito gravemente nel conflitto a fuoco con il criminale.
«È stata la prima cosa a cui ho pensato, leggendo le notizie sull’arresto di Igor. Mi ha ricordato quello che è successo a papà. Anche quegli agenti e quell’allevatore erano inconsapevoli del pericolo, non avevano idea di trovarsi di fronte a un assassino, cercavano un ladro. A controllare quel casolare c’era una semplice pattuglia e un civile disarmato, certo le cose sarebbero andate diversamente se avessero anche solo sospettato di avere a che fare con un criminale del genere. La svolta è arrivata solo perché Igor ha fatto un passo falso, è stata una circostanza casuale, tragicamente casuale».
Questa volta, però, la fuga del “Russo” è stata breve, brevissima. Braccato dalla Guardia Civil, appiedato dopo aver avuto un incidente con l’auto rubata, forse isolato, è stato individuato mentre dormiva e arrestato. «Già, ma almeno gli spagnoli lo hanno catturato, e dopo appena dodici ore», osserva amaramente Francesca.
Un finale senza applausi, per il quale - ribadisce la figlia di Valerio Verri - c’è ben poco da gioire: «Sì certo, può essere la vittoria di tutti, perché tutti speravamo in questo risultato. Mi complimento con le forze dell’ordine spagnole, ma ho il cuore spezzato per le tre vittime. Uno di loro aveva la mia età. Un altro era inerme e disarmato, come mio padre».
Una morte di fronte alla quale è impossibile trovare pace: «Leggere i giornali, questa mattina (ieri) ha rinnovato tanti interrogativi dolorosi, per i quali non mi stancherò di chiedere risposta. Sono tante, le spiegazioni che ci sono dovute, a cui abbiamo diritto. Le istituzioni ci devono dire perché ritengono di non avere sbagliato nulla, e perché ci ripetevano che Igor non sarebbe mai uscito dall’Italia. E allo stesso Igor vorrei chiedere perché lo ha fatto, perché ha uccido a sangue freddo un uomo disarmato, completamente indifeso, che non poteva nuocergli in alcun modo».
E c’è un’altra questione in sospeso, per Francesca, non meno importante: «Vorrei parlare con chi ha dichiarato che Igor era una brava persona, perché andava sempre a messa. Vorrei guardarlo dritto negli occhi».
La notte appena trascorsa, la prima dopo la cattura di Igor Il Russo, ha portato nuove domande e rafforzato vecchie amarezze per Francesca Verri, la figlia della guardia ecologica volontaria, Valerio, che l’8 aprile ha perso la vita a 62 anni nel Mezzano per mano del “latitante non mafioso più ricercato in Italia”, come lo definiscono i quotidiani spagnoli.
«Qualcosa non mi torna - sottolinea Francesca - perché a noi familiari gli inquirenti avevano assicurato più volte che Igor non sarebbe mai uscito dall’Italia, e ora dichiarano che lo stavano già cercando in Spagna». E se le tre nuove vittime non consentono di esultare per la cattura, anche i trionfalismi sul fronte investigativo, attacca ancora Francesca, suscitano perplessità. «È stata una cattura casuale con altro spargimento di sangue innocente. Punto. Quei poveri agenti non stavano cercando Igor, hanno solo avuto la sfortuna di imbattersi in lui».
La stessa sventura capitata a suo padre Valerio, che quel sabato di aprile stava svolgendo come volontario un servizio antibracconaggio nel Mezzano insieme al poliziotto provinciale Marco Ravaglia, rimasto poi ferito gravemente nel conflitto a fuoco con il criminale.
«È stata la prima cosa a cui ho pensato, leggendo le notizie sull’arresto di Igor. Mi ha ricordato quello che è successo a papà. Anche quegli agenti e quell’allevatore erano inconsapevoli del pericolo, non avevano idea di trovarsi di fronte a un assassino, cercavano un ladro. A controllare quel casolare c’era una semplice pattuglia e un civile disarmato, certo le cose sarebbero andate diversamente se avessero anche solo sospettato di avere a che fare con un criminale del genere. La svolta è arrivata solo perché Igor ha fatto un passo falso, è stata una circostanza casuale, tragicamente casuale».
Questa volta, però, la fuga del “Russo” è stata breve, brevissima. Braccato dalla Guardia Civil, appiedato dopo aver avuto un incidente con l’auto rubata, forse isolato, è stato individuato mentre dormiva e arrestato. «Già, ma almeno gli spagnoli lo hanno catturato, e dopo appena dodici ore», osserva amaramente Francesca.
Un finale senza applausi, per il quale - ribadisce la figlia di Valerio Verri - c’è ben poco da gioire: «Sì certo, può essere la vittoria di tutti, perché tutti speravamo in questo risultato. Mi complimento con le forze dell’ordine spagnole, ma ho il cuore spezzato per le tre vittime. Uno di loro aveva la mia età. Un altro era inerme e disarmato, come mio padre».
Una morte di fronte alla quale è impossibile trovare pace: «Leggere i giornali, questa mattina (ieri) ha rinnovato tanti interrogativi dolorosi, per i quali non mi stancherò di chiedere risposta. Sono tante, le spiegazioni che ci sono dovute, a cui abbiamo diritto. Le istituzioni ci devono dire perché ritengono di non avere sbagliato nulla, e perché ci ripetevano che Igor non sarebbe mai uscito dall’Italia. E allo stesso Igor vorrei chiedere perché lo ha fatto, perché ha uccido a sangue freddo un uomo disarmato, completamente indifeso, che non poteva nuocergli in alcun modo».
E c’è un’altra questione in sospeso, per Francesca, non meno importante: «Vorrei parlare con chi ha dichiarato che Igor era una brava persona, perché andava sempre a messa. Vorrei guardarlo dritto negli occhi».
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