Il ponte della ferrovia più solido dopo i lavori
Poggio Renatico, intervento innovativo da 4,9 milioni al manufatto sul Reno Adottato un sistema di sostegno simile a quello delle moderne stutture sospese
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POGGIO RENATICO. Un intervento innovativo per la sicurezza dei ponti. È quello che Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) ha concluso a Poggio Renatico e presentato nei giorni scorsi all’Università di Bologna. Un intervento, sinora unico in Italia e non solo, che ha previsto un investimento di 4,9 milioni di euro, e che ha visto applicare le più avanzate tecnologie, utilizzate nel settore dei ponti sospesi, per consolidare lo storico ponte ferroviario sul fiume Reno, sulla linea Bologna – Padova .
Realizzato nel 1860, ricostruito nel 1947 dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il ponte ferroviario di Poggio Renatico ha anche dovuto subire le scosse dei terremoti del maggio 2012. Da qui la necessità di Rfi - la società per azioni partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato e che gestisce le infrastrutture ferroviaria nazionali - di coniugare le attività di manutenzione periodica provvedendo nello stesso tempo a interventi di rinforzo dell’infrastruttura, il tutto senza mai interrompere la circolazione dei treni su una delle linee principali del Paese.
Il progetto, innovativo nel campo della manutenzione straordinaria dei ponti ferroviari, è stato presentato nei giorni scorsi da Rete Ferroviaria Italiana nell’Aula Magna della Scuola di Ingegneria e Architettura dell’Università di Bologna, nel corso di un convegno che è stato organizzato dal Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani.
La sfida - che ha coinvolto Rfi, l’Università degli Studi di Perugia e lo studio di progettazione Petrella Engineering & Partners di Milano - è durata 18 mesi, comprese le attività di progettazione e monitoraggio del ponte storico e ha coinvolto oltre 200 tecnici di RfI e delle imprese appaltatrici. Due le fasi principali che hanno contraddistinto l’intervento.
Nel corso della prima fase sono state rinforzate le fondazioni, le pile e le spalle del ponte, attività che ha richiesto l’utilizzo di circa 900 micropali lunghi circa 22 metri, 3mila metri cubi di calcestruzzo e 2mila e 500 chili di armature in acciaio. Si è poi proceduto ad installare un sistema di sostegno dell’impalcato, ovvero della porzione di ponte su cui poggiano i binari.
Quest’ultima parte è stata quella più innovativa dell’intero intervento, perché è stata realizzata attraverso l’installazione di una struttura con portali in acciaio e stralli per il sostegno del ponte storico, un sistema analogo a quello utilizzato nella costruzione dei moderni ponti sospesi, che ha permesso di consolidare il ponte, salvaguardandolo nello stesso tempo.
Realizzato nel 1860, ricostruito nel 1947 dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il ponte ferroviario di Poggio Renatico ha anche dovuto subire le scosse dei terremoti del maggio 2012. Da qui la necessità di Rfi - la società per azioni partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato e che gestisce le infrastrutture ferroviaria nazionali - di coniugare le attività di manutenzione periodica provvedendo nello stesso tempo a interventi di rinforzo dell’infrastruttura, il tutto senza mai interrompere la circolazione dei treni su una delle linee principali del Paese.
Il progetto, innovativo nel campo della manutenzione straordinaria dei ponti ferroviari, è stato presentato nei giorni scorsi da Rete Ferroviaria Italiana nell’Aula Magna della Scuola di Ingegneria e Architettura dell’Università di Bologna, nel corso di un convegno che è stato organizzato dal Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani.
La sfida - che ha coinvolto Rfi, l’Università degli Studi di Perugia e lo studio di progettazione Petrella Engineering & Partners di Milano - è durata 18 mesi, comprese le attività di progettazione e monitoraggio del ponte storico e ha coinvolto oltre 200 tecnici di RfI e delle imprese appaltatrici. Due le fasi principali che hanno contraddistinto l’intervento.
Nel corso della prima fase sono state rinforzate le fondazioni, le pile e le spalle del ponte, attività che ha richiesto l’utilizzo di circa 900 micropali lunghi circa 22 metri, 3mila metri cubi di calcestruzzo e 2mila e 500 chili di armature in acciaio. Si è poi proceduto ad installare un sistema di sostegno dell’impalcato, ovvero della porzione di ponte su cui poggiano i binari.
Quest’ultima parte è stata quella più innovativa dell’intero intervento, perché è stata realizzata attraverso l’installazione di una struttura con portali in acciaio e stralli per il sostegno del ponte storico, un sistema analogo a quello utilizzato nella costruzione dei moderni ponti sospesi, che ha permesso di consolidare il ponte, salvaguardandolo nello stesso tempo.
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