«Io, aggredito da Feher, sono vivo per miracolo»
I trascorsi di "Igor il russo". Piero Di Marco ricorda l’agguato di cui è stato vittima il 30 marzo a Consandolo. «Mi sono salvato perché non ho perso la calma, è stata una rapina, non un furto»
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LAVEZZOLA (RAVENNA). «Spero proprio che non sia stata la mia pistola ad ammazzare anche i due agenti della Guardia Civil e l’agricoltore spagnolo».
Lo spera davvero Piero Di Marco, 56 anni, la guardia giurata della Securpol che ieri mattina abbiamo incontrato mentre stava camminando con sua moglie per le strade di Lavezzola, in provincia di Ravenna. Lo spera perché, quella pistola, potrebbe aver ammazzato cinque persone e ferita una sesta. È quasi mezzogiorno, Piero Di Marco e sua moglie, entrambi gentili come sempre e nonostante il freddo pungente, accettano volentieri di parlare di Norbert Feher, quel killer meglio conosciuto come Igor arrestato l’altro giorno nella zona di El Ventorrillo, in Spagna. Riprendere cioè il discorso relativo a quell’“armadio”(come aveva definito il suo aggressore il giorno successivo alla rapina del 30 a Consandolo) che gli aveva sottratto la sua Smith & Wesson calibro 9x21 metallizzata.
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Un’arma automatica che potrebbe (si attendono i riscontri riscontri balistici) aver ammazzato il 1° aprile Davide Fabbri a Riccardina di Budrio, l’8 aprile Valerio Verri nel Mezzano e ferito Marco Ravaglia e ora, stante alle notizie provenienti dalla Spagna, l’uccisione dei due agenti della Guardia Civil Victor Romero, 30 anni, e Victor Jesùs Canallero, 38, e l’allevatore Josè Luiz Iranzo.
«Igor corrisponde alla persona segnalata fin dai primi momenti - esordisce Piero Di Marco - Quello che ho subìto non è stato un furto, ma una rapina. Chi ha detto che mi ha rubato la pistola si è sbagliato, perché si è trattato di un agguato vero e proprio».
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La guardia giurata a questo punto vuole ribadire ancora una volta come sono avvenuti i fatti di quella notte quando, suonato l’allarme alla rivendita di piadine davanti alla stazione di Consandolo, è arrivato sul posto per controllare. «Lui, questo Rambo - riprende - ha aspettato che facessi tutto quello che dovevo fare, ha sparato con un fucile da caccia(un pallino ha ferito la guardia e colpito l’auto, ndr) senza dire niente prendendomi alle spalle. Mi ha tenuto sotto la minaccia di un fucile e mi ha preso la pistola, quindi, è una rapina vera e propria e non un furto».
Di Marco ricorda benissimo quei momenti quando, nonostante il fucile puntato alla testa e l’invito a non girarsi, rimase calmo, senza reagire. «L’importante è che io - aggiunge, e sua moglie annuisce, - sia riuscito a rimanere calmo e questo mi ha salvato la vita consentendomi di tornare a casa. Lo dico perché, se guardiamo cosa è successo da quel momento in poi, tutti coloro che gli si sono messi davanti, li ha fatti fuori o feriti».
Questo in Italia, perché poi, oltre alla una Smith & Wesson calibro 9x21, Igor nel Mezzano si è impossessato anche della pistola di Marco Ravaglia, portando con sé queste due armi.
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«Le notizie che stanno arrivando - prosegue ancora Di Marco - dicono che, quando è stato arrestato aveva quattro pistole e se non l’ha venduta a qualche altro delinquente, sicuramente una è la mia pistola e non c’è da vantarsi, anzi. Vorrei ricordare che - tiene a precisare Piero Di Marco - che fin dall’inizio ho sempre detto che è un delinquente, una persona cattiva, un assassino. Oggi che è stato arrestato c’è soddisfazione, ma questa volta che paghi veramente».
«Deve pagare - ripete alzando il tono della voce - ma pagare fino in fondo, non deve più uscire dal carcere e deve pagare sia in Spagna che in Italia, ma deve pagare senza sconti. Deve rimanere in carcere a vita ed è anche poco».
Giorgio Carnaroli
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