«La zona rossa andava chiusa»
I figli di Verri scrivono al procuratore Amato: non è andato tutto bene
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«Nutriamo rispetto profondo per la magistratura e per tutte le forze dell’ordine. Proprio per questo rispettiamo il messaggio che lei, con il comandante dei Carabinieri affianco, ci avete voluto mancare. È andato tutto bene, è stato fatto tutto benissimo, chiudiamola qui. Grazie, abbiamo capito. Non siamo d’accordo». Hanno ribadito ad una lettera inviata ai giornali il concetto espresso già nelle ore successive all’arresto di Igor, i figli di Valerio Verri, la vittima del Mezzano. Rivolgendosi al procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, Francesca ed Emanuele Verri scrivono di aver «assistito alle conferenze stampa da lei tenute con a fianco proprio il comandante dei Carabinieri di Ferrara. Abbiamo ascoltato i complimenti che Lei gli ha rivolto dicendo che aveva fatto tutto bene». I figli di Verri hanno scritto che la guardia ecologica venne uccisa «l’8 aprile scorso mentre si trovava a bordo di un’auto della Polizia provinciale. Stava perlustrando la zona rossa con l’immagine di Igor sul telefonino e l’avvertenza che se lo avessero visto avrebbero dovuto chiamare i Carabinieri. Lo hanno effettivamente incontrato e sappiamo tutti com’è finita. La zona rossa è stata poi subito chiusa ed il servizio interrotto». I due ricordano di aver «chiesto alla Giustizia il perché ciò non sia stato fatto prima (...) Prefetto e Questore hanno detto che non erano stati informati dal comandante dei Carabinieri della presenza in quel luogo di Igor. Le battute per la sua caccia proprio in quella zona erano ogni giorno su tutti i quotidiani locali e in tv. Se quella zona fosse stata chiusa e il servizio interrotto nostro padre sarebbe vivo».
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