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«Bankitalia e Consob, nessun scaricabarile»

«Bankitalia e Consob, nessun scaricabarile»

Il governatore Visco alla Commissione: le irregolarità su Cassa Ferrara trovate dalle nostre ispezioni  

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Cambiano i “testimoni”, ma il balletto sulle colpe dei controlli mancati, della vigilanza che non ha vigilato o che non si è accorta dei raggiri delle banche - vedi caso Carife - continua davanti alla Commissione d’inchiesta bancaria.

Ieri è stata la volta del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. Che tra i tanti punti su cui si è soffermato e sui quali è stato sollecitato dai membri della Commissione, non poteva non citare il caso Carife. Soprattutto alla luce di ciò che è già emerso, sia agli atti del processo sull’aumento di capitale di Carife e durante le stesse udienze in commissione: le mancate comunicazioni tra Bankitalia e Consob. Nel caso Carife, Bankitalia aveva sollecitato Carife a lanciare l’aumento di capitale, ma sottostando a determinate condizioni. Peccato che poi Consob stessa non sapesse nulla di quelle condizioni basilari di Bankitalia - mai comunicate -, per poter autorizzare l’emissione delle azioni.

Visco è stato perentorio, comunque, davanti ai Commissari, sgombrando subito il campo da ogni equivoco: dicendo che Bankitalia non intende «fare nessun scaricabarile» con la Consob. Ma ha ammesso che nel caso della nostra banca se è vero che l'informazione della Vigilanza (Carife era sottoposta tra il 2010 e il 2011, ad una vigilanza rafforzata di Bankitalia dopo le ispezioni attivate nel 2009) fu mandata a Consob «nel maggio 2011, poi dipende da come la si legge». Secondo il governatore Visco, però, «forse si poteva dare tutta l'ispezione alla Consob (ossia la documentazione completa, in cui venivano sottolineate le criticità di Carife e le famose condizioni, ndr) e forse la Consob avrebbe potuto chiedere altre informazioni alla banca»: in realtà come emerge dalle carte del processo per l’aumento di capitale, Consob chiede più volte un supplemento di spiegazioni a Carife, ma i funzionari Consob (a distanza di 5 anni e solo durante gli interrogatori come testimoni in procura a Ferrara) ammisero di non sapere nulla delle condizioni imposte da Bankitalia e che soprattutto Carife non fece presente nulla delle difficoltà che stava incontrando in quel momento 2010-2011. Occorre ricordare ancora che, come ha sottolineato Visco, le irregolarità che poi sono state contestate a Carife «sono state tutte trovate dalle ispezioni della Banca d'Italia». Prima e dopo l’aumento di capitale. Visto che nel 2012, all’ispezione in Carife di Bankitalia venne scoperta dagli ispettori l’irregolarità dello scambio di azioni tra Carife e le banche esterne poi diventato il reato del processo e la bancarotta patrimoniale per fittizietà del patrimonio. Ricordiamo che nel processo deciso ieri dal giudice Tassoni, Consob e Bankitalia si sono costituite parte civile, proprio come vittime del reato di ostacolo alla vigilanza: ingannate anche loro come migliaia di risparmiatori.



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