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Meno cemento in Emilia: la legge passa col solo Pd

Meno cemento in Emilia: la legge passa col solo Pd

La riforma urbanistica regionale introduce il consumo di suolo a saldo zero La maggioranza si spacca: Sinistra Italiana e Mdp votano “no” come Lega e M5s

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Passa con i voti del Partito Democratico, l'astensione di Forza Italia e i no di Lega Nord, Movimento 5 stelle, Altra Emilia-Romagna e - soprattutto - Sinistra Italiana e Misto-Mdp la nuova disciplina regionale sulla tutela e l'uso del territorio. Il provvedimento, voluto dalla giunta Bonaccini, è stato approvato in Assemblea, dopo un lungo confronto con gli enti locali, le categorie economiche, gli ordini professionali e i sindacati. «Eravamo vicini a un punto di equilibrio, ovvero l'astensione» ha detto Igor Taruffi, capogruppo di Sinistra Italiana. A pesare in maniera decisiva per il voto contrario della sinistra (Si e Mdp), che qui è in maggioranza al fianco dei democratici, è stato l'articolo 5, che regola il limite del consumo di suolo e in particolare l'eccesso di libertà di espansione che la legge lascerebbe nel periodo transitorio. Strappo che può avere ricadute politiche negative? Il segretario regionale del Pd, Paolo Calvano, si dice dispiaciuto, ma non preoccupato, indicando nella legge di bilancio il vero banco di prova.

Il governatore stefano Bonaccini, non entra in polemica, ma resta sul tema della legge. «È stata una giornata importante - ha dichiarato - Abbiamo deciso di invertire la tendenza e di frenare il consumo di suolo, scegliendo un modello di sviluppo sostenibile».

La legge sarà operativa dal primo gennaio 2018. Tra gli obiettivi - nelle intenzioni della Giunta - la riduzione delle attuali previsioni urbanistiche e l'introduzione del principio del consumo di suolo a saldo zero: secondo le stime, con la nuova legge si passa da 250 chilometri quadrati di previsione, sulla base degli attuali strumenti urbanistici, a 70 kmq. Si riduce anche la percentuale di territorio urbanizzato per ogni Comune: dall'11 al 3%. Il freno all'espansione urbanistica è però accompagnato allo sviluppo dell'edilizia residenziale sociale, al sostegno alle imprese in caso di investimenti strategici che puntino alla crescita economica e all'aumento dell'occupazione, alla tutela del territorio agricolo. I Cinque Stelle prevedono scenari neri: «È il punto più basso di questa legislatura – il commento a caldo – una macchia che produrrà effetti devastanti per il nostro territorio e le nostre città per moltissimi anni»; «Legge pensata bene, ma realizzata male», a giudizio della Lega.

Soddisfatti per la nuova norma sia i rappresentanti del mondo imprenditoriale che quelli sindacali. Da un lato Confindustria e Ance per bocca dei rispettivi presidenti regionali, Pietro Ferrari e Stefano Betti hanno parlato di «soluzione pragmatica e sostenibile, frutto dell'impegno di tutti i protagonisti del Patto per il Lavoro. La nuova legge propone ora a tutti nuove sfide e rinnovati stimoli»; per Dario Costantini, presidente Cna Emilia-Romagna si tratta di «una legge di importanza determinante per consolidare le tendenze positive che hanno cominciato a manifestarsi nel sistema produttivo territoriale.» Sul fronte dei rappresentanti del mondo del lavoro schierati per la legge tutti i sindacati confederali.

«Siamo di fronte ad un atto di grande importanza e che avrà effetti positivi» ha detto Luigi Giove, segretario Cgil regionale mentre il suo omologo della Cisl, Giorgio Graziani, si auspica che la legge «che possa trasformarsi in un volano per il rilancio di un settore come l'edilizia, in una logica di riqualificazione dei centri urbani, delle periferie e del territorio».



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