La Nuova Ferrara

Ferrara

procura contro i giudici, oggi udienza al riesame 

«Sì al sequestro dei beni di 15 milioni per il crac Carife»

«Sì al sequestro dei beni di 15 milioni per il crac Carife»

Sul fronte giudiziario del crac Carife, la procura ha appena incassato il rinvio a giudizio dei 12 imputati (processo 18 giugno), legato all’aumento di capitale e oggi si ripresenta in udienza...

2 MINUTI DI LETTURA





Sul fronte giudiziario del crac Carife, la procura ha appena incassato il rinvio a giudizio dei 12 imputati (processo 18 giugno), legato all’aumento di capitale e oggi si ripresenta in udienza davanti al tribunale del Riesame per discutere e chieder conferma del sequestro per beni per 15 milioni di euro nell’ambito della stessa indagine. Sequestro che ricordiamo, l’estate scorsa era stato bocciato dal gip Monica Bighetti, contro il quale il pm Stefano Longhi e procura hanno depositato un corposo e articolato ricorso. Il sequestro per equivalente riguarda beni per 15 milioni di CariCesena e Valsabbina: 15 milioni di euro che secondo l’accusa Carife prima incassò e poi restituì alle due banche amiche, dopo averli fatti sottoscrivere, e messi nel conteggio dell’aumento di capitale. Una cifra di 15 milioni (10 di Valsabbina e 5 di CariCesena) che con lo scambio di azioni reciproco sono tornati poi nelle casse delle due banche e dunque rappresentano il profitto del reato di bancarotta patrimoniale. L’udienza di oggi del Riesame è attesissima non solo dai legali delle due banche ma degli stessi imputati rinviati a giudizio (processo il 18 giugno prossimo) poichè tutti - più o meno - hanno sostenuto che non vi sia il reato di fittizietà del patrimonio, dunque la bancarotta patrimoniale, dunque gli imputati erano - la richiesta fatta all’udienza preliminare - da prosciogliere. Si tratta, lo ricordiamo, di un confronto giudiziario tra procura e giudici che non ha precedenti in tutta Italia: non c’è giurisprudenza in materia e proprio per questo tutto è legato alle varie e soggettive interpretazioni dei giudici o dei pm di turno. Ma come emerso da tempo, secondo gli inquirenti il provento del reato di bancarotta avrebbe dovuto vedere anche il contributo degli altri imputati: era stato chiesto ad esempio dagli inquirenti il sequestro dei beni, proporzionale ovviamente, per i 12 imputati rimasti per il crac dell’aumento di capitale. Ma in questo caso non sono stati ritenuti percorribili i motivi, per cui non vi era stata nemmeno richiesta. Sequestri che tuttavia, nell’ambito delle crisi bancarie, cominciano ad essere applicati: senza voler fare analogie azzardate, ma solo per indicare che nel caso di Veneto Banca la procura di Roma che indaga su quella crisi bancari ha chiesto e ottenuto il sequestro di 59 milioni per 4 manager e un imprenditore “solo” per il reato di ostacolo alla vigilanza.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google