Camera di Commercio La fusione slitta ancora
Rinviata all’11 gennaio la discussione alla conferenza Stato-Regioni Un altro brusco stop alle operazioni per unire Ferrara con Ravenna
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Tutto rinviato al prossimo 11 gennaio. Una ulteriore perdita di tempo che fa sorgere ancora più dubbi sul futuro delle fusioni tra Camere di Commercio. Era attesa per ieri pomeriggio la decisione della Conferenza Stato-Regioni convocata anche per discutere al punto 6 della recente sentenza della Corte costituzionale, che di fatto dichiarava illegittimo il decreto legislativo sul riordino delle Camere di Commercio, ma la discussione non è avvenuto, congelando di fatto tutto quelle operazioni che si stavano effettuando anche per arrivare entro l’estate alla piena operatività della nuova Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna.
Il commissario ad acta, Mauro Giannattasio, in linea con i tempi, avrebbe dovuto adottare infatti entro Natale il provvedimento di adozione della norma statutaria con cui si definisce il consiglio, ed entro Capodanno l’avviso pubblico con il quale le associazioni entro 40 giorni comunicano la rappresentatività di Ferrara e Ravenna. Se l’iter è a buon punto, bisogna attendere però le scelte del Governo che ha questo punto ha in mano la partita da giocare. La Corte costituzionale aveva dichiarato illegittimo il decreto di riordino perché era stato varato senza il necessario passaggio di approvazione alla conferenza Stato -Regioni. Questa omissione ha motivato un ricorso presentato da quattro regione: Liguria, Lombardia, Toscana e Puglia che è stato accolto dalla Consulta. Al momento la situazione appare quindi molto incerta, perché bisogna attendere lo sblocco da parte del governo. Tra l’altro il periodo esecutivo non è dei migliori perché la prossima settimana si scioglieranno le Camere. È bene ricordare anche che le intese della conferenza Stato-Regioni sono disciplinate dall’articolo 3 del D.Lgs. n. 281/1997 e consistono nella condivisione, all'unanimità, da parte del Governo e di tutti i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome dei contenuti dei provvedimenti esaminati. Nell'ipotesi in cui non si addivenga all'intesa, esperito ogni tentativo di raggiungere l'accordo, entro trenta giorni dalla prima seduta in cui l'oggetto è posto all'ordine del giorno della Conferenza, “il Consiglio dei Ministri provvede con deliberazione motivata” recante le ragioni che hanno reso impossibile far convergere il consenso secondo il principio di leale cooperazione cui deve ispirarsi il sistema dei rapporti tra Stato e Regioni in base alla consolidata giurisprudenza costituzionale.
A questo punto i tempi si allungano quindi più del dovuto e tutta l’operazione di fusione che già era a buon punto rischia di bloccarsi. Nel frattempo i commissari ad acta sono in attesa di nuovi sviluppi e le due Camere di commercio separate continuano a lavorare autonomamente. (g.p.z.)
Il commissario ad acta, Mauro Giannattasio, in linea con i tempi, avrebbe dovuto adottare infatti entro Natale il provvedimento di adozione della norma statutaria con cui si definisce il consiglio, ed entro Capodanno l’avviso pubblico con il quale le associazioni entro 40 giorni comunicano la rappresentatività di Ferrara e Ravenna. Se l’iter è a buon punto, bisogna attendere però le scelte del Governo che ha questo punto ha in mano la partita da giocare. La Corte costituzionale aveva dichiarato illegittimo il decreto di riordino perché era stato varato senza il necessario passaggio di approvazione alla conferenza Stato -Regioni. Questa omissione ha motivato un ricorso presentato da quattro regione: Liguria, Lombardia, Toscana e Puglia che è stato accolto dalla Consulta. Al momento la situazione appare quindi molto incerta, perché bisogna attendere lo sblocco da parte del governo. Tra l’altro il periodo esecutivo non è dei migliori perché la prossima settimana si scioglieranno le Camere. È bene ricordare anche che le intese della conferenza Stato-Regioni sono disciplinate dall’articolo 3 del D.Lgs. n. 281/1997 e consistono nella condivisione, all'unanimità, da parte del Governo e di tutti i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome dei contenuti dei provvedimenti esaminati. Nell'ipotesi in cui non si addivenga all'intesa, esperito ogni tentativo di raggiungere l'accordo, entro trenta giorni dalla prima seduta in cui l'oggetto è posto all'ordine del giorno della Conferenza, “il Consiglio dei Ministri provvede con deliberazione motivata” recante le ragioni che hanno reso impossibile far convergere il consenso secondo il principio di leale cooperazione cui deve ispirarsi il sistema dei rapporti tra Stato e Regioni in base alla consolidata giurisprudenza costituzionale.
A questo punto i tempi si allungano quindi più del dovuto e tutta l’operazione di fusione che già era a buon punto rischia di bloccarsi. Nel frattempo i commissari ad acta sono in attesa di nuovi sviluppi e le due Camere di commercio separate continuano a lavorare autonomamente. (g.p.z.)
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