Crac Carife e sequestri, giudici in riserva
Sul sequestro dei beni di CariCesena e Banca Valsabbina, nell’ambito dell’inchiesta sul crac Carife legato all’aumento di capitale, i giudici del tribunale del Riesame ieri si sono riservati la...
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Sul sequestro dei beni di CariCesena e Banca Valsabbina, nell’ambito dell’inchiesta sul crac Carife legato all’aumento di capitale, i giudici del tribunale del Riesame ieri si sono riservati la decisione. Che secondo gli addetti potrebbe essere adottata non a breve e anche dopo le festività. Anche perché la materia come ricordiamo è di altissimo tecnicismo, non ha precedenti giudiziari in tutta Italia. Da una parte la procura che insiste sulla propria interpretazione accusatoria con il ricorso discusso ieri davanti al collegio del Riesame(giudici Marini, Negri e Giusberti): ieri mattina in aula i due pm titolari delle indagini sul crac, Barbara Cavallo e Stefano Longhi. E in aula davanti ai giudici presenti tutti i difensori non solo delle banche di cui si chiede il sequestro (CariCesena e Valsabbina)ma anche i legali degli imputati rinviati a giudizio per il 18 giugno: legali che hanno ribadito la assoluta insussistenza del reato (come proposta all’udienza Carife), ossia la fittizietà del patrimonio con lo scambio di azioni tra Carife e le due banche. Per i legali e anche per il giudice Bighetti che aveva bocciato il sequestro (contro cui la procura ha presentato ricorso) non può esserci in punto di diritto la contestazione di bancarotta. Ma si tratta ribadiamo di intepretazioni giuridiche del tutto contrapposte. Per un crac che ricordiamo ha messo in ginocchio migliaia di azionisti Carife che si sono costituiti parte civile all’udienza conclusa con il rinvio a giudizio per il prossimo 18 giugno di 12 imputati ex amministratori e dirigenti di Carife. Ora, oltre i 1352 azionisti azzerati potranno presentarsi al processo anche quelli pre e post aumento e gli obbligazionisti azzerati.
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