«Mamma sfrattata a 90 anni e io rovinato dalle banche»
Bondeno, la storia di Marco Guandalini, ex imprenditore di successo . Dieci anni fa aveva sette aziende, oggi tutte fallite: mai stato un evasore
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BONDENO. Sua madre Marisa, 90enne, passerà l’ultimo Natale nella casa in cui è vissuta, perché pignorata dalle banche, messa all’asta e «svenduta». «Dovrà uscirne a gennaio, gliel’ho detto», dice nascondendo con disagio Marco Guandalini, che tanti conoscono a Bondeno, perché imprenditore tra i più affermati, un tempo e oggi fallito con tutte le sue imprese.
La casa dove abita la madre e tutte le sue proprietà sono state messe all’asta e «svendute», ripete. E insiste: «avevamo chiesto alla banca e al giudice la sospensione per trovare un accordo, c’era chi poteva comprare tutto in blocco per cifre importanti che all’asta non si raggiungeranno mai. Poi...».
Ma la storia di Guandalini che finisce con i pignoramenti è ricca di traversie giudiziarie: oggi con le banche, ieri con il Fisco e la legge. Fino a10 anni fa, aveva sette aziende da mandare avanti: «Tre le avevo comprate salvandole con tutti i dipendenti». Nessuno, però, poi ha salvato lui e oggi deve fare i conti con strascichi giudiziari senza fine per i sette fallimenti delle aziende, l’etichetta che gli hanno cucito addosso dall’Agenzia dell’entrare come “evasore fiscale”. «Un paradosso», sottolinea «perché nel penale sono stato assolto, il fatto non costituisce reato».
Non nasconde nulla della sua storia di imprenditore che dalle stelle, altissime, è finito in basso sotto le stalle. «Ho letto che negli ultimi tempi dopo tanti fallimenti vi sono stati tanti suicidi: li capisco gli imprenditori che lo fanno». Lui è andato a vanti, con dignità: «E con dignità non ho mai voluto parlar in pubblico della mia storia. Perchè lo faccio ora? Non voglio fare il santo, sia chiaro, ma posso dire che in tutti i fallimenti non c’è mai la contestazione di bancarotta fraudolenta (solo semplice, tecnicamente vuol dire che ha mai fatto carte false, ndr). Non sono rancoroso, ma posso dire che dopo esser stato tanto in alto, attorno ti si crea il vuoto. Voglio spiegare pubblicamente che noi Guandalini come imprenditori non abbiamo fatto del male a nessuno, non siamo disonesti e ho fatto tutto quello che si poteva fare per salvare aziende e lavoratori e non ho mai messo in difficoltà nessuno».
La storia di Guandalini, la sua caduta, inizia nel 2004 quando viene accusato con la sua azienda, la Merit, di “rubare” sabbia dal Po. Due suoi dipendenti finiscono in carcere («gli portavo i vestiti, non volevo ci andassero i familiari a umiliarsi»), lui e il fratello indagati. «Ma di quella vicenda non ho più saputo nulla». Da allora cominciano i controlli fiscali. Agenzia entrate e Finanza.
Il processo tributario alla fine va male: «Ci avevano dato ragione, annullando tutto: ma l’Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, e non avevo soldi per avvocati...». Quello penale va bene, viene assolto, con formula piena: non è un evasore. Restano però gli strascichi. E i rapporti con le banche. Il vortice che porta una di queste con cui accese un finanziamento con sue garanzie a cambiare le regole. Deve rientrare. Non ce la fa . È il crollo. Fino ai pignoramenti di questa banca. E i giudici che troppo tecnici - lui dice - non lo ascoltano, non sospendono l’azione. Dal pignoramento, all’asta. Della casa dove abita la madre, 90enne. «Dove andrà mamma? Non lo so, anche la nostra casa andrà all’asta, svenduta».
Daniele Predieri
La casa dove abita la madre e tutte le sue proprietà sono state messe all’asta e «svendute», ripete. E insiste: «avevamo chiesto alla banca e al giudice la sospensione per trovare un accordo, c’era chi poteva comprare tutto in blocco per cifre importanti che all’asta non si raggiungeranno mai. Poi...».
Ma la storia di Guandalini che finisce con i pignoramenti è ricca di traversie giudiziarie: oggi con le banche, ieri con il Fisco e la legge. Fino a10 anni fa, aveva sette aziende da mandare avanti: «Tre le avevo comprate salvandole con tutti i dipendenti». Nessuno, però, poi ha salvato lui e oggi deve fare i conti con strascichi giudiziari senza fine per i sette fallimenti delle aziende, l’etichetta che gli hanno cucito addosso dall’Agenzia dell’entrare come “evasore fiscale”. «Un paradosso», sottolinea «perché nel penale sono stato assolto, il fatto non costituisce reato».
Non nasconde nulla della sua storia di imprenditore che dalle stelle, altissime, è finito in basso sotto le stalle. «Ho letto che negli ultimi tempi dopo tanti fallimenti vi sono stati tanti suicidi: li capisco gli imprenditori che lo fanno». Lui è andato a vanti, con dignità: «E con dignità non ho mai voluto parlar in pubblico della mia storia. Perchè lo faccio ora? Non voglio fare il santo, sia chiaro, ma posso dire che in tutti i fallimenti non c’è mai la contestazione di bancarotta fraudolenta (solo semplice, tecnicamente vuol dire che ha mai fatto carte false, ndr). Non sono rancoroso, ma posso dire che dopo esser stato tanto in alto, attorno ti si crea il vuoto. Voglio spiegare pubblicamente che noi Guandalini come imprenditori non abbiamo fatto del male a nessuno, non siamo disonesti e ho fatto tutto quello che si poteva fare per salvare aziende e lavoratori e non ho mai messo in difficoltà nessuno».
La storia di Guandalini, la sua caduta, inizia nel 2004 quando viene accusato con la sua azienda, la Merit, di “rubare” sabbia dal Po. Due suoi dipendenti finiscono in carcere («gli portavo i vestiti, non volevo ci andassero i familiari a umiliarsi»), lui e il fratello indagati. «Ma di quella vicenda non ho più saputo nulla». Da allora cominciano i controlli fiscali. Agenzia entrate e Finanza.
Il processo tributario alla fine va male: «Ci avevano dato ragione, annullando tutto: ma l’Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, e non avevo soldi per avvocati...». Quello penale va bene, viene assolto, con formula piena: non è un evasore. Restano però gli strascichi. E i rapporti con le banche. Il vortice che porta una di queste con cui accese un finanziamento con sue garanzie a cambiare le regole. Deve rientrare. Non ce la fa . È il crollo. Fino ai pignoramenti di questa banca. E i giudici che troppo tecnici - lui dice - non lo ascoltano, non sospendono l’azione. Dal pignoramento, all’asta. Della casa dove abita la madre, 90enne. «Dove andrà mamma? Non lo so, anche la nostra casa andrà all’asta, svenduta».
Daniele Predieri
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