«Voglio una Chiesa che sappia ascoltare i bisogni degli altri»
di Gian Pietro Zerbini
L’arcivescovo Perego detta le linee per il prossimo anno In sette punti un rinnovamento sulla scia del vangelo
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“Immagini di Chiesa”. È il titolo della prima lettera pastorale scritta dall’arcivescovo Gian Carlo Perego alla diocesi di Ferrara-Comacchio in occasione del Natale. È una sorta di linea guida suddivisa in sette punti dove monsignor Perego fa intendere chiaramente come vuole indirizzare la Chiesa ferrarese nei prossimi mesi.
In cantiere le prossime due lettere pastorali che avranno come tema rispettivamente per il prossimo anno la partecipazione e per quello successivo gli stili di vita cristiani.
Questa prima lettera è ispirata dalla rilettura dall’Evangelii Guadium, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, che pone proprio il vangelo come base su cui confrontarsi, soprattutto nel rapporto con gli altri, i poveri e i lontani.
Ecco i contenuti per capitoli che denotano una linea pastorale perfettamente in linea con quella del Pontefice.
1. Alla scuola dell’evangelista Marco. Il vangelo di Marco, quello che viene letto, in questo anno liturgico, sembra scritto per invitare i cristiani ad andare, ad uscire, ad aprirsi all’incontro. Per questo il vescovo ha istituito “Il laboratorio della fede in città”. «Questo laboratorio - dice Perego - che nasce ed è alimentato dalla lettura dell’Evangelii Gaudium nelle parrocchie della città - con la partecipazione di circa 700 laici - sta diventando un utile esercizio di meditazione e riflessione insieme, laici e pastori». Tra le esperienze si segnalano i gruppi d’ascolto della Parola in parrocchia.
2. Chiesa Sacramento. Il vescovo vuole recuperare la dimensione comunitaria dei sacramenti. «Guardando ai sacramenti - dice il vescovo - questo recupero della dimensione comunitaria chiederebbe di celebrare il Battesimo nell’Eucaristia domenicale o di una festa o solennità». Come esperienza riprendere nelle catechesi degli adulti i rituali dei sacramenti.
3. La Chiesa è Santa. «Si tratta - osserva monsignor Perego - di ripensare nel Consiglio pastorale la nostra Chiesa a partire dai santi, non come “immagini”, ma come persone reali. La Chiesa di Ferrara-Comacchio ha almeno 80 tra santi e beati. Sarebbe importante con i giovani e gli adulti presentare una nostra storia di santità. Per questo è necessario la celebrazione della festa del Santo Patrono. Nelle nostre comunità siamo ancora abituati, unendola talora con la sagra, a vivere la festa del Santo patrono. Sarebbe importante ritornare a valorizzare liturgicamente la celebrazione del Patrono, o la Solennità di tutti i Santi».
4. La Chiesa è Madre. «Papa Francesco ci invita a guardare a una Chiesa Povera e con i poveri - sottolinea ancora il capo della diocesi di Ferrara-Comacchio - si tratta di ripensare in Consiglio pastorale la Caritas parrocchiale non come luogo per un aiuto, ma come luogo per conoscere la povertà. Come esperienza occorre sperimentare il dono. L’incontro con il povero, un’esperienza di volontariato e di dono condiviso come comunità non solo aiuta concretamente, ma costruisce uno stile di comunione e di divisione. Anche nella nostra Diocesi, raccogliendo l’invito di Papa Francesco al termine del Giubileo straordinario della Misericordia, abbiamo celebrato quest’anno, il 19 novembre 2017».
5. La Chiesa in dialogo. «La facile mobilità - spiega Perego - le migrazioni ci fanno incontrare nel mondo del lavoro, della scuola, del tempo libero, all’ospedale e al cimitero, in città e nel palazzo dove abitiamo, persone che hanno un’altra esperienza culturale e religiosa. Pertanto diventa importante la condivisione in parrocchia con persone di altre religioni o chiese, o che non credono, di momenti di festa e di conoscenza. Non abbiate paura di incontrare le persone». Su questo punto è bene anche riflettere valore e il rispetto di altri luoghi di preghiera. «Sarebbe importante - prosegue l’arcivescovo - valorizzare anche in parrocchia la Giornata dell’ebraismo, la cui storia religiosa e di sofferenza in città a Ferrara è ricca di testimonianze - non ultima anche il nuovo museo del Meis -, e la Settimana ecumenica, attraverso i sussidi che ogni anno sono preparati».
6. La Chiesa in città. «La nazione non è un museo ovvero la città non è solo una realtà del passato da preservare. I cristiani devono ripensare la città, vivendo in essa, costruendo nuove relazioni, Papa Francesco nel suo discorso al Convegno ecclesiale di Firenze, ci ha richiamato a questo impegno nuovo in città. Credo che come cristiani dobbiamo sentire la preoccupazione di partecipare direttamente alla vita del Paese. Ritengo pertanto importante - come ho già scritto in un decreto alla diocesi - prepararsi alle prossime elezioni politiche in parrocchia, con tavole rotonde, momenti di riflessione sui temi sociali».
7. Una Chiesa inquieta. «Alla luce anche dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitiae di Papa Francesco - conclude nell’ultimo punto monsignor Perego - si tratta di aiutare divorziati e risposati a sentirsi Chiesa, valorizzando anche la loro competenza ed esperienza. L’impegno di tutti per chi vive la sofferenza familiare. Segnalare esperienze di sofferenze familiari, legate a una condizione irregolare in ordine al matrimonio cristiano, che possano trovare nuove strade di comunione piena».
In cantiere le prossime due lettere pastorali che avranno come tema rispettivamente per il prossimo anno la partecipazione e per quello successivo gli stili di vita cristiani.
Questa prima lettera è ispirata dalla rilettura dall’Evangelii Guadium, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, che pone proprio il vangelo come base su cui confrontarsi, soprattutto nel rapporto con gli altri, i poveri e i lontani.
Ecco i contenuti per capitoli che denotano una linea pastorale perfettamente in linea con quella del Pontefice.
1. Alla scuola dell’evangelista Marco. Il vangelo di Marco, quello che viene letto, in questo anno liturgico, sembra scritto per invitare i cristiani ad andare, ad uscire, ad aprirsi all’incontro. Per questo il vescovo ha istituito “Il laboratorio della fede in città”. «Questo laboratorio - dice Perego - che nasce ed è alimentato dalla lettura dell’Evangelii Gaudium nelle parrocchie della città - con la partecipazione di circa 700 laici - sta diventando un utile esercizio di meditazione e riflessione insieme, laici e pastori». Tra le esperienze si segnalano i gruppi d’ascolto della Parola in parrocchia.
2. Chiesa Sacramento. Il vescovo vuole recuperare la dimensione comunitaria dei sacramenti. «Guardando ai sacramenti - dice il vescovo - questo recupero della dimensione comunitaria chiederebbe di celebrare il Battesimo nell’Eucaristia domenicale o di una festa o solennità». Come esperienza riprendere nelle catechesi degli adulti i rituali dei sacramenti.
3. La Chiesa è Santa. «Si tratta - osserva monsignor Perego - di ripensare nel Consiglio pastorale la nostra Chiesa a partire dai santi, non come “immagini”, ma come persone reali. La Chiesa di Ferrara-Comacchio ha almeno 80 tra santi e beati. Sarebbe importante con i giovani e gli adulti presentare una nostra storia di santità. Per questo è necessario la celebrazione della festa del Santo Patrono. Nelle nostre comunità siamo ancora abituati, unendola talora con la sagra, a vivere la festa del Santo patrono. Sarebbe importante ritornare a valorizzare liturgicamente la celebrazione del Patrono, o la Solennità di tutti i Santi».
4. La Chiesa è Madre. «Papa Francesco ci invita a guardare a una Chiesa Povera e con i poveri - sottolinea ancora il capo della diocesi di Ferrara-Comacchio - si tratta di ripensare in Consiglio pastorale la Caritas parrocchiale non come luogo per un aiuto, ma come luogo per conoscere la povertà. Come esperienza occorre sperimentare il dono. L’incontro con il povero, un’esperienza di volontariato e di dono condiviso come comunità non solo aiuta concretamente, ma costruisce uno stile di comunione e di divisione. Anche nella nostra Diocesi, raccogliendo l’invito di Papa Francesco al termine del Giubileo straordinario della Misericordia, abbiamo celebrato quest’anno, il 19 novembre 2017».
5. La Chiesa in dialogo. «La facile mobilità - spiega Perego - le migrazioni ci fanno incontrare nel mondo del lavoro, della scuola, del tempo libero, all’ospedale e al cimitero, in città e nel palazzo dove abitiamo, persone che hanno un’altra esperienza culturale e religiosa. Pertanto diventa importante la condivisione in parrocchia con persone di altre religioni o chiese, o che non credono, di momenti di festa e di conoscenza. Non abbiate paura di incontrare le persone». Su questo punto è bene anche riflettere valore e il rispetto di altri luoghi di preghiera. «Sarebbe importante - prosegue l’arcivescovo - valorizzare anche in parrocchia la Giornata dell’ebraismo, la cui storia religiosa e di sofferenza in città a Ferrara è ricca di testimonianze - non ultima anche il nuovo museo del Meis -, e la Settimana ecumenica, attraverso i sussidi che ogni anno sono preparati».
6. La Chiesa in città. «La nazione non è un museo ovvero la città non è solo una realtà del passato da preservare. I cristiani devono ripensare la città, vivendo in essa, costruendo nuove relazioni, Papa Francesco nel suo discorso al Convegno ecclesiale di Firenze, ci ha richiamato a questo impegno nuovo in città. Credo che come cristiani dobbiamo sentire la preoccupazione di partecipare direttamente alla vita del Paese. Ritengo pertanto importante - come ho già scritto in un decreto alla diocesi - prepararsi alle prossime elezioni politiche in parrocchia, con tavole rotonde, momenti di riflessione sui temi sociali».
7. Una Chiesa inquieta. «Alla luce anche dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitiae di Papa Francesco - conclude nell’ultimo punto monsignor Perego - si tratta di aiutare divorziati e risposati a sentirsi Chiesa, valorizzando anche la loro competenza ed esperienza. L’impegno di tutti per chi vive la sofferenza familiare. Segnalare esperienze di sofferenze familiari, legate a una condizione irregolare in ordine al matrimonio cristiano, che possano trovare nuove strade di comunione piena».
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