Il sindaco promette: tra sei mesi nessuno parlerà più di calotte
Il nodo rifiuti: «Da Hera ci aspettiamo supporto tecnico Altri Comuni hanno avuto gli stessi problemi, li risolveremo»
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Tra sfide per il futuro, problemi cronici, cambiamenti di faticosa assimilazione e traguardi raggiunti, il bilancio di fine anno della giunta Tagliani racconta un 2017, per dirla con lo stesso sindaco, «molto particolare».
Dove eravamo rimasti? Dodici mesi fa, alla conferenza di fine anno, il “caso Palaspecchi” era ancora fermo al braccio di ferro con la proprietà per la bonifica, e all’ok della società Investire al progetto di riqualificazione. Oggi «i lavori di demolizione stanno procedendo a ritmo spedito e l’intera area del complesso edilizio sarà restituita alla città con “Le Corti di Medoro”, dopo trent’anni di tribolazioni, polemiche e strumentalizzazioni politiche. È finalmente cominciata la fase esecutiva, intralciata e ostacolata in ogni modo da parte di quelle forze di opposizione che lucrano politicamente sul degrado, e per questo hanno tutto l’interesse a mantenerlo, anche trasformando gli immigrati in tritoni. Per l’amministrazione invece il degrado è una sfida da affrontare».
Voglia di sicurezza. Parlando di degrado, il pensiero corre subito alla Gad, dove l’operazione Martellamento delle forze di polizia ha sì ridimensionato il fenomeno delle risse quotidiane, ma dove il problema dello spaccio resta molto presente, a cominciare da una robusta domanda di droga.
«Noi non molleremo, per la parte di nostra competenza. Che vuol dire incidere sull’acquisto. Nel 2017 è partito il progetto dell’Unità mobile della polizia municipale con il compito di presidiare la zona e contrastare l’acquisto di sostanze. È un segnale che vogliamo dare all’area compresa tra viale San Giacomo e corso Isonzo». Tagliani non ha mai nascosto la sua perplessità circa l’impiego dell’esercito alla Gad: «Spero - ribadisce - che il nuovo concorso di polizia in programma nella primavera del 2018 possa portare a Ferrara nuovi agenti. Personale che, a differenza dei militari dell’Esercito che hanno soprattutto una funzione deterrente, possa essere impiegato per attività di indagine e di repressione». Senza dimenticare comunque che «dei tanti, gravissimi, fatti di sangue che hanno funestato il Ferrarese negli ultimi tempi, nessuno è avvenuto alla Gad. Il vero problema di quella zona è il pendolarismo criminale veicolato dalla stazione: ogni giorno si apre un mercato, perché ogni giorno ci sono i clienti. E questo vale per la droga come per la prostituzione».
Spalle pubbliche, intese private. Dal “cold case” del Teatro Verdi avviato a una soluzione, alle azioni di sostegno alle famiglie, dalle politiche per il diritto all’abitazione (con i nuovi 43 alloggi Acer inaugurati in via Bianchi), all’organizzazione di eventi («prima c’era solo il Buskers Festival, poi è arrivato Internazionale, e poi ancora il Carnevale Rinascimentale»), dalla messa a norma delle scuole al programma delle festività natalizie in centro («con un investimento di 140mila euro da parte dell’amministrazione»), Tagliani ha elencato gli esempi «di una dimensione quotidiana che attraversa tutti gli assessorati. È vero che siamo una città appoggiata sulle spalle del pubblico, ma al tempo stesso abbiamo saputo instaurare una collaborazione con il privato, anche se non possiamo più contare sul contributo della Fondazione Carife e abbiamo perso la banca».
Mostre a rischio? Tra i fiori all’occhiello del 2017, Tagliani ha indicato il successo della mostra dedicata all’Ariosto per i 500 anni dell’Orlando Furioso, e che ha regalato al Ferrara una vetrina internazionale. Ma il venire meno della banca, e della sua Fondazione, getta un’ombra di incertezza sulla possibilità di mantenere alte l’attrattività e la frequenza delle mostre ai Diamanti, e i numeri sottotono registrati da Bononi (la meta prefissata dei 30mila visitatori appare lontana) rafforzano questi timori: «Quella su Carlo Bononi e sull’Officina Ferrarese era una mostra doverosa; fa parte della dinamica di Ferrara Arte alternare mostre di grande richiamo turistico e di facile impatto a eventi più impegnati. Se così non fosse si perderebbe credibilità sul fronte della ricerca. E per il 2018 sono in cantiere altre due mostre ai Diamanti e quella della collezione Sgarbi-Cavallini in Castello, quindi si tratta di timori infondati ».
Rifiuti...da smaltire. Ma è la rivoluzione dei rifiuti ad aver segnato l’ultima parte di questo 2017. «Con 320 chili di rifiuti prodotti pro capite e una tassa molto alta, non potevamo non prenderci questo maldipancia», prosegue il sindaco passando al “nodo calotte” e alle proteste per disguidi tecnici e abbandoni. «Ogni cambiamento è un sacrificio ma tra sei mesi nessuno ne parlerà più, così come non si parla già più del Palaspecchi, della Tangenziale Ovest o di Cona. Da Hera ci aspettiamo una collaborazione tecnica perché tutto funzioni; c’è stata un’esplosione della raccolta differenziata, e l’azienda sta potenziando gli svuotamenti con i mezzi. Ma a questo si deve affiancare una modifica delle abitudini dei cittadini. In cambio - promette il sindaco - avremo meno rifiuti prodotti, una città più pulita e tariffe più basse, che contiamo di far calare in modo deciso nel 2019. Ci siamo presi la responsabilità di ricevere qualche schiaffo mediatico, perché nessuno scrive lettere per dire che le calotte funzionano. Altri Comuni, come ad esempio Castelfranco Veneto, hanno avuto gli stessi problemi e in sei mesi li hanno superati. Non credo che Ferrara sarà da meno».
Sanità e lavoro. «Ho cominciato il mio mandato con 14mila persone in piazza che manifestavano la loro preoccupazione per la distanza dell’ospedale dalla città. Oggi sappiamo che se la sanità ferrarese non ha perso il treno dell’eccellenza sanitaria regionale, lo deve anche alla realizzazione dell’Hub di Cona». Due gli obiettivi per il 2018: portare tutti i servizi Asl all’ex Sant’Anna di corso Giovecca - superando il doppione antieconomico di via Cassoli - e ridurre la mobilità passiva verso il Veneto. Sul fronte dell’occupazione, ha concluso il sindaco, «vorrei avere un’economia che dà risposte, ma questo non avviene neanche nel resto del Paese. Qualche spiraglio lo vedremo probabilmente dalle statistiche più recenti, che ora sono ferme al 2015. La città resta un grande cantiere, e non solo sul fronte edilizio».
Alessandra Mura
Dove eravamo rimasti? Dodici mesi fa, alla conferenza di fine anno, il “caso Palaspecchi” era ancora fermo al braccio di ferro con la proprietà per la bonifica, e all’ok della società Investire al progetto di riqualificazione. Oggi «i lavori di demolizione stanno procedendo a ritmo spedito e l’intera area del complesso edilizio sarà restituita alla città con “Le Corti di Medoro”, dopo trent’anni di tribolazioni, polemiche e strumentalizzazioni politiche. È finalmente cominciata la fase esecutiva, intralciata e ostacolata in ogni modo da parte di quelle forze di opposizione che lucrano politicamente sul degrado, e per questo hanno tutto l’interesse a mantenerlo, anche trasformando gli immigrati in tritoni. Per l’amministrazione invece il degrado è una sfida da affrontare».
Voglia di sicurezza. Parlando di degrado, il pensiero corre subito alla Gad, dove l’operazione Martellamento delle forze di polizia ha sì ridimensionato il fenomeno delle risse quotidiane, ma dove il problema dello spaccio resta molto presente, a cominciare da una robusta domanda di droga.
«Noi non molleremo, per la parte di nostra competenza. Che vuol dire incidere sull’acquisto. Nel 2017 è partito il progetto dell’Unità mobile della polizia municipale con il compito di presidiare la zona e contrastare l’acquisto di sostanze. È un segnale che vogliamo dare all’area compresa tra viale San Giacomo e corso Isonzo». Tagliani non ha mai nascosto la sua perplessità circa l’impiego dell’esercito alla Gad: «Spero - ribadisce - che il nuovo concorso di polizia in programma nella primavera del 2018 possa portare a Ferrara nuovi agenti. Personale che, a differenza dei militari dell’Esercito che hanno soprattutto una funzione deterrente, possa essere impiegato per attività di indagine e di repressione». Senza dimenticare comunque che «dei tanti, gravissimi, fatti di sangue che hanno funestato il Ferrarese negli ultimi tempi, nessuno è avvenuto alla Gad. Il vero problema di quella zona è il pendolarismo criminale veicolato dalla stazione: ogni giorno si apre un mercato, perché ogni giorno ci sono i clienti. E questo vale per la droga come per la prostituzione».
Spalle pubbliche, intese private. Dal “cold case” del Teatro Verdi avviato a una soluzione, alle azioni di sostegno alle famiglie, dalle politiche per il diritto all’abitazione (con i nuovi 43 alloggi Acer inaugurati in via Bianchi), all’organizzazione di eventi («prima c’era solo il Buskers Festival, poi è arrivato Internazionale, e poi ancora il Carnevale Rinascimentale»), dalla messa a norma delle scuole al programma delle festività natalizie in centro («con un investimento di 140mila euro da parte dell’amministrazione»), Tagliani ha elencato gli esempi «di una dimensione quotidiana che attraversa tutti gli assessorati. È vero che siamo una città appoggiata sulle spalle del pubblico, ma al tempo stesso abbiamo saputo instaurare una collaborazione con il privato, anche se non possiamo più contare sul contributo della Fondazione Carife e abbiamo perso la banca».
Mostre a rischio? Tra i fiori all’occhiello del 2017, Tagliani ha indicato il successo della mostra dedicata all’Ariosto per i 500 anni dell’Orlando Furioso, e che ha regalato al Ferrara una vetrina internazionale. Ma il venire meno della banca, e della sua Fondazione, getta un’ombra di incertezza sulla possibilità di mantenere alte l’attrattività e la frequenza delle mostre ai Diamanti, e i numeri sottotono registrati da Bononi (la meta prefissata dei 30mila visitatori appare lontana) rafforzano questi timori: «Quella su Carlo Bononi e sull’Officina Ferrarese era una mostra doverosa; fa parte della dinamica di Ferrara Arte alternare mostre di grande richiamo turistico e di facile impatto a eventi più impegnati. Se così non fosse si perderebbe credibilità sul fronte della ricerca. E per il 2018 sono in cantiere altre due mostre ai Diamanti e quella della collezione Sgarbi-Cavallini in Castello, quindi si tratta di timori infondati ».
Rifiuti...da smaltire. Ma è la rivoluzione dei rifiuti ad aver segnato l’ultima parte di questo 2017. «Con 320 chili di rifiuti prodotti pro capite e una tassa molto alta, non potevamo non prenderci questo maldipancia», prosegue il sindaco passando al “nodo calotte” e alle proteste per disguidi tecnici e abbandoni. «Ogni cambiamento è un sacrificio ma tra sei mesi nessuno ne parlerà più, così come non si parla già più del Palaspecchi, della Tangenziale Ovest o di Cona. Da Hera ci aspettiamo una collaborazione tecnica perché tutto funzioni; c’è stata un’esplosione della raccolta differenziata, e l’azienda sta potenziando gli svuotamenti con i mezzi. Ma a questo si deve affiancare una modifica delle abitudini dei cittadini. In cambio - promette il sindaco - avremo meno rifiuti prodotti, una città più pulita e tariffe più basse, che contiamo di far calare in modo deciso nel 2019. Ci siamo presi la responsabilità di ricevere qualche schiaffo mediatico, perché nessuno scrive lettere per dire che le calotte funzionano. Altri Comuni, come ad esempio Castelfranco Veneto, hanno avuto gli stessi problemi e in sei mesi li hanno superati. Non credo che Ferrara sarà da meno».
Sanità e lavoro. «Ho cominciato il mio mandato con 14mila persone in piazza che manifestavano la loro preoccupazione per la distanza dell’ospedale dalla città. Oggi sappiamo che se la sanità ferrarese non ha perso il treno dell’eccellenza sanitaria regionale, lo deve anche alla realizzazione dell’Hub di Cona». Due gli obiettivi per il 2018: portare tutti i servizi Asl all’ex Sant’Anna di corso Giovecca - superando il doppione antieconomico di via Cassoli - e ridurre la mobilità passiva verso il Veneto. Sul fronte dell’occupazione, ha concluso il sindaco, «vorrei avere un’economia che dà risposte, ma questo non avviene neanche nel resto del Paese. Qualche spiraglio lo vedremo probabilmente dalle statistiche più recenti, che ora sono ferme al 2015. La città resta un grande cantiere, e non solo sul fronte edilizio».
Alessandra Mura
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