il direttore del servizio dopo il trasloco in corso giovecca
«La sanità locale investa nella Neuropsichiatria infantile»
Nell’immaginario dell’adulto rappresentano l’età felice e spensierata. Ma tra bambini e ragazzi le malattie neuropsichiatriche sono diffuse molto più di quanti si pensi. Sotto il 10% della...
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Nell’immaginario dell’adulto rappresentano l’età felice e spensierata. Ma tra bambini e ragazzi le malattie neuropsichiatriche sono diffuse molto più di quanti si pensi. Sotto il 10% della popolazione fino a 18 anni, ma c’è chi ritiene quel dato sottostimato. Nei giorni scorsi il servizio di Neuropsichiatria infantile ha spostato la sua sede dall’ex Casa del Pellegrino alla Cittadella della Salute. Il direttore, Stefano Palazzi, presenta il trasloco come un nuovo possibile punto di partenza, anche se, spiega, dietro le spalle c’è sempre l’esperienza e i risultati accumulati in tanti anni di assistenza e di cure prestati a chi prima o poi deve fare i conti con il passaggio, non sempre sereno anche per chi è in buona salute, all’età adulta. Sul futuro del servizio Palazzi non nasconde speranze e timori. «Mi augurerei che continuassero le “lettere cliniche” - sottolinea - Si tratta di documenti sanitari condivisi con le famiglie e inoltrati ai medici invianti o curanti dei ragazzi e ragazze, documenti che accompagnano il ragazzo nella sua crescita. Nelle conclusioni il professionista include i propri consigli educativi, sociali e sanitari, compresa la prescrizione di farmaci, ausili e interventi psicoterapeutici». Scrivere la lettera clinica, aggiunge, «può richiedere ore. Conviene discuterla con i colleghi di équipe o team e leggerla con la famiglia prima di formalizzarla per verificare l’impatto emotivo del linguaggio utilizzato e correggere gli errori materiali che espongono a reclami, denunce, perdite di tempo». Il direttore osserva che «il tempo ha fatto emergere un problema di risorse che credo le aziende sanitarie debbano affrontare assegnando il giusto peso alle specificità dell’età dello sviluppo». I bambini non sono piccoli adulti, richiedono un approccio professionale e umano “speciale”. «Il problema - è la conclusione - è se il sistema sanitario locale investe in questo settore o mantiene altre priorità».
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