«A Ferrara calotte e inceneritore È la scelta giusta»
Bratti (agenzia nazionale ambiente): noi più bravi di Roma Ma alcune situazioni critiche nel capoluogo vanno eliminate
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La questione rifiuti resta all’ordine del giorno dell’agenda politica, non solo a livello locale. In questa intervista Alessandro Bratti, neo-direttore dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), parla dei rifiuti romani, del sistema a calotta e degli inceneritori.
Bratti, lei adesso è alla guida dell’agenzia nazionale per l’ambiente. Come vede questo ennesimo tentativo, questa volta ad opera della capitale, di inviare i rifiuti in Emilia?
«Le rispondo più che come attuale direttore dell’Ispra come ex presidente della Commissione cosiddetta ecomafie (Bratti è stato fino a pochi mesi fa deputato del Pd, ndr) che recentemente ha licenziato un’importante relazione sulla situazione del ciclo dei rifiuti nel Lazio. Roma è l’unica grande capitale europea che non dispone di impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti salvo quattro Tmb (trattamento meccanico biologico: due di proprietà pubbliche e due che fanno riferimento al noto imprenditore Cerroni) che altro non sono che dei separatori di rifiuti quindi né li trasformano né li smaltiscono. L’attuale ciclo dipende da circa 60 impianti tutti collocati fuori comune e regione. Dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, un mostro ecologico, non è stato costruito nessun impianto e l’attuale amministrazione non ne vuole costruire».
Sembra una scelta destinata a gravare sulle spalle di altri.
«La città nonostante una discreta percentuale di raccolta differenziata, attorno al 38 %, periodicamente rasenta l’emergenza ed è costretta a ricorrere ancora in forma massiccia ad impianti esterni. È una vecchia storia che si ripete: i rifiuti si mandano a casa di altri. Tra l’altro abbiamo verificato in Commissione che la scelta di non volere nessun impianto tende a favorire le ecomafie che si prestano a fornire un servizio a basso costo grazie allo smaltimento in discariche abusive o all’estero, in Paesi compiacenti».
L’assessore Ferri ha già fatto capire che Ferrara ha già dato abbondantemente lo scorso mese di luglio, quando l’inceneritore di Hera bruciò i rifiuti provenienti dalla Puglia. Ma c’è sempre qualcuno pronto a bussare alla porta.
«È evidente che gli amministratori di città importanti e di Regioni che non hanno impianti sono costretti a chiedere aiuto a quelle Regioni e a quei Comuni che gli impianti li hanno costruiti con non poche difficoltà di accettabilità sociale. Ed è proprio questo il punto. Non esiste un problema ambientale se non forse un incremento di traffico per bruciare rifiuti che arrivano da altre parti: infatti ciò che esce dal camino è soggetto a precisi limiti di legge. Ritengo profondamente ingiusto che una parte del Paese che rispetta le regole si sia dotato dell’impiantistica necessaria mentre in altre zone le regole vengono snobbate e alcuni soggetti si propongono come portavoce di un ambientalismo virtuale, inconcludente e pericoloso, in primis, per l’ambiente stesso e quindi per la salute delle persone. Non c’è dubbio che alla luce delle nuove direttive europee che riguardano l’economia circolare sia indispensabile rivedere completamente il ciclo dei rifiuti in questo Paese. La stessa distinzione oggi fra rifiuti urbani e rifiuti speciali non pericolosi è assolutamente anacronistica. Credo anche che con la recente costituzione di un’Autorità nazionale anche sui rifiuti qualcosa cambierà».
Come sta valutando l’attuale fase della raccolta differenziata con l’introduzione dei cassonetti a calotta e della tariffa puntale?
«La tariffa puntuale è l’applicazione corretta del principio universale del “chi inquina paga”. Quindi chi fa più raccolta differenziata deve essere premiato e chi non la fa deve essere penalizzato. Declinarlo concretamente non è semplice anche perché ciò presuppone un cambio di comportamento da parte dei cittadini che sono protagonisti di questa operazione. È anche evidente che ai cittadini deve essere fornita l’informazione capillare e la tecnologia adeguata, efficiente e semplice per poter conseguire l’obiettivo. Un obiettivo che ci tengo a dirlo è necessario per aver sempre meno impianti di smaltimento (discariche, inceneritori) e sempre più impianti di riciclo e di recupero della materia. Quindi un sistema che a regime dovrebbe non solo migliorare gli effetti sull’ambiente ma anche creare nuovi posti di lavoro sempre sulla strada della cosiddetta economia circolare. Detto questo girando per la città ho visto sicuramente alcune situazioni critiche che vanno eliminate. Mi auguro, ma ne sono certo, che si tratti di un periodo di transizione e che i problemi vengano risolti quanto prima».
Però la partenza è stata e rimane ancora in salita e non si può dare la responsabilità di tutto all’inciviltà di qualche cittadino che getta a terra il sacco perché non ha ancora ritirato la Carta Smeraldo.
«I cambiamenti che modificano comportamenti sociali sono sempre complicati. Se a ciò si aggiunge qualche problema tecnico e di informazione la polemica è servita. In ogni caso meglio discutere in una comunità su come perfezionare il sistema che applica la tariffa puntuale che discutere di come recuperare il 50% di evasione della tassa oppure in che parte del mondo portare i propri rifiuti».
Lei che è un esperto, ci spieghi perché i ferraresi dovrebbero fare una raccolta differenziata al massimo delle loro possibilità se poi nell’inceneritore si continuerà a bruciare un quantitativo standard di tonnellate di rifiuti, provenienti da altre parti del Paese?
«Diciamo che i ferraresi, come altre comunità nazionali, sono all’avanguardia nel seguire i criteri dell’economia circolare. Uno studio dell’Ispra condotto su un campione di comuni che applicano il sistema di tariffazione puntuale, Pay-As-You-Throw, mostra, in generale, come il costo totale medio pro capite a carico del cittadino sia inferiore rispetto a quello dei comuni con Tari normalizzata. Secondo, non bisogna mai dimenticare che i rifiuti urbani rappresentano un quarto circa dei rifiuti speciali e che questi ultimi (si pensi agli scarti della differenziata) necessitano comunque di smaltimento per cui degli inceneritori per diversi anni non potremo fare a meno. Inoltre quest’anno nonostante sia aumentata la raccolta differenziata, sempre tra i rifiuti urbani, la produzione è tornata ad aumentare. Ricordo sempre a tutti che ad esempio se oggi in Campania non fosse in funzione l’inceneritore di Acerra, nonostante le buone percentuali raggiunte di raccolta differenziata, i rifiuti sarebbero ancora esposti nelle strade».
Quindi lei è a favore degli inceneritori?
«Io non sono pro o contro una tipologia di impianti. Io credo che l’obiettivo a cui tendere sia di recuperare tutta la materia. Credo anche che ciò sarà possibile quando si produrranno i beni in modo diverso. Se per tenere una merendina in uno scaffale di un supermercato per un mese ho bisogno di un imballaggio fatto da quattro o cinque plastiche diverse è evidente che difficilmente poi quell’imballaggio potrà essere recuperato. In questa fase c’è ancora necessità di avere un certo tipo di impianti. Le dirò di più, le stesse vituperate discariche in certi contesti, vedi Roma, potrebbero essere necessarie in una fase di transizione. Purtroppo non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Credo che organismi come le Arpa e Ispra siano determinanti per affrontare queste situazioni con il rigore tecnico e scientifico appropriato. Gli apprendisti stregoni e un approccio superficiale non fanno bene all’ambiente e nemmeno alle tasche dei cittadini». (g.p.z.)
Bratti, lei adesso è alla guida dell’agenzia nazionale per l’ambiente. Come vede questo ennesimo tentativo, questa volta ad opera della capitale, di inviare i rifiuti in Emilia?
«Le rispondo più che come attuale direttore dell’Ispra come ex presidente della Commissione cosiddetta ecomafie (Bratti è stato fino a pochi mesi fa deputato del Pd, ndr) che recentemente ha licenziato un’importante relazione sulla situazione del ciclo dei rifiuti nel Lazio. Roma è l’unica grande capitale europea che non dispone di impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti salvo quattro Tmb (trattamento meccanico biologico: due di proprietà pubbliche e due che fanno riferimento al noto imprenditore Cerroni) che altro non sono che dei separatori di rifiuti quindi né li trasformano né li smaltiscono. L’attuale ciclo dipende da circa 60 impianti tutti collocati fuori comune e regione. Dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, un mostro ecologico, non è stato costruito nessun impianto e l’attuale amministrazione non ne vuole costruire».
Sembra una scelta destinata a gravare sulle spalle di altri.
«La città nonostante una discreta percentuale di raccolta differenziata, attorno al 38 %, periodicamente rasenta l’emergenza ed è costretta a ricorrere ancora in forma massiccia ad impianti esterni. È una vecchia storia che si ripete: i rifiuti si mandano a casa di altri. Tra l’altro abbiamo verificato in Commissione che la scelta di non volere nessun impianto tende a favorire le ecomafie che si prestano a fornire un servizio a basso costo grazie allo smaltimento in discariche abusive o all’estero, in Paesi compiacenti».
L’assessore Ferri ha già fatto capire che Ferrara ha già dato abbondantemente lo scorso mese di luglio, quando l’inceneritore di Hera bruciò i rifiuti provenienti dalla Puglia. Ma c’è sempre qualcuno pronto a bussare alla porta.
«È evidente che gli amministratori di città importanti e di Regioni che non hanno impianti sono costretti a chiedere aiuto a quelle Regioni e a quei Comuni che gli impianti li hanno costruiti con non poche difficoltà di accettabilità sociale. Ed è proprio questo il punto. Non esiste un problema ambientale se non forse un incremento di traffico per bruciare rifiuti che arrivano da altre parti: infatti ciò che esce dal camino è soggetto a precisi limiti di legge. Ritengo profondamente ingiusto che una parte del Paese che rispetta le regole si sia dotato dell’impiantistica necessaria mentre in altre zone le regole vengono snobbate e alcuni soggetti si propongono come portavoce di un ambientalismo virtuale, inconcludente e pericoloso, in primis, per l’ambiente stesso e quindi per la salute delle persone. Non c’è dubbio che alla luce delle nuove direttive europee che riguardano l’economia circolare sia indispensabile rivedere completamente il ciclo dei rifiuti in questo Paese. La stessa distinzione oggi fra rifiuti urbani e rifiuti speciali non pericolosi è assolutamente anacronistica. Credo anche che con la recente costituzione di un’Autorità nazionale anche sui rifiuti qualcosa cambierà».
Come sta valutando l’attuale fase della raccolta differenziata con l’introduzione dei cassonetti a calotta e della tariffa puntale?
«La tariffa puntuale è l’applicazione corretta del principio universale del “chi inquina paga”. Quindi chi fa più raccolta differenziata deve essere premiato e chi non la fa deve essere penalizzato. Declinarlo concretamente non è semplice anche perché ciò presuppone un cambio di comportamento da parte dei cittadini che sono protagonisti di questa operazione. È anche evidente che ai cittadini deve essere fornita l’informazione capillare e la tecnologia adeguata, efficiente e semplice per poter conseguire l’obiettivo. Un obiettivo che ci tengo a dirlo è necessario per aver sempre meno impianti di smaltimento (discariche, inceneritori) e sempre più impianti di riciclo e di recupero della materia. Quindi un sistema che a regime dovrebbe non solo migliorare gli effetti sull’ambiente ma anche creare nuovi posti di lavoro sempre sulla strada della cosiddetta economia circolare. Detto questo girando per la città ho visto sicuramente alcune situazioni critiche che vanno eliminate. Mi auguro, ma ne sono certo, che si tratti di un periodo di transizione e che i problemi vengano risolti quanto prima».
Però la partenza è stata e rimane ancora in salita e non si può dare la responsabilità di tutto all’inciviltà di qualche cittadino che getta a terra il sacco perché non ha ancora ritirato la Carta Smeraldo.
«I cambiamenti che modificano comportamenti sociali sono sempre complicati. Se a ciò si aggiunge qualche problema tecnico e di informazione la polemica è servita. In ogni caso meglio discutere in una comunità su come perfezionare il sistema che applica la tariffa puntuale che discutere di come recuperare il 50% di evasione della tassa oppure in che parte del mondo portare i propri rifiuti».
Lei che è un esperto, ci spieghi perché i ferraresi dovrebbero fare una raccolta differenziata al massimo delle loro possibilità se poi nell’inceneritore si continuerà a bruciare un quantitativo standard di tonnellate di rifiuti, provenienti da altre parti del Paese?
«Diciamo che i ferraresi, come altre comunità nazionali, sono all’avanguardia nel seguire i criteri dell’economia circolare. Uno studio dell’Ispra condotto su un campione di comuni che applicano il sistema di tariffazione puntuale, Pay-As-You-Throw, mostra, in generale, come il costo totale medio pro capite a carico del cittadino sia inferiore rispetto a quello dei comuni con Tari normalizzata. Secondo, non bisogna mai dimenticare che i rifiuti urbani rappresentano un quarto circa dei rifiuti speciali e che questi ultimi (si pensi agli scarti della differenziata) necessitano comunque di smaltimento per cui degli inceneritori per diversi anni non potremo fare a meno. Inoltre quest’anno nonostante sia aumentata la raccolta differenziata, sempre tra i rifiuti urbani, la produzione è tornata ad aumentare. Ricordo sempre a tutti che ad esempio se oggi in Campania non fosse in funzione l’inceneritore di Acerra, nonostante le buone percentuali raggiunte di raccolta differenziata, i rifiuti sarebbero ancora esposti nelle strade».
Quindi lei è a favore degli inceneritori?
«Io non sono pro o contro una tipologia di impianti. Io credo che l’obiettivo a cui tendere sia di recuperare tutta la materia. Credo anche che ciò sarà possibile quando si produrranno i beni in modo diverso. Se per tenere una merendina in uno scaffale di un supermercato per un mese ho bisogno di un imballaggio fatto da quattro o cinque plastiche diverse è evidente che difficilmente poi quell’imballaggio potrà essere recuperato. In questa fase c’è ancora necessità di avere un certo tipo di impianti. Le dirò di più, le stesse vituperate discariche in certi contesti, vedi Roma, potrebbero essere necessarie in una fase di transizione. Purtroppo non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Credo che organismi come le Arpa e Ispra siano determinanti per affrontare queste situazioni con il rigore tecnico e scientifico appropriato. Gli apprendisti stregoni e un approccio superficiale non fanno bene all’ambiente e nemmeno alle tasche dei cittadini». (g.p.z.)
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