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Anche la Spagna ora litiga sui mancati allarmi di Igor

di Daniele Predieri
Anche la Spagna ora litiga sui mancati allarmi di Igor

Il Psoe interroga il Congresso: chiarezza e spiegazioni sull’agguato di Teruel Buco di 9 giorni dalla prima sparatoria agli omicidi dei due agenti e dell’agricoltore

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Sul caso di Igor il russo/Norbert il serbo vien proprio da dire, in modo molto popolare, che “tutto il mondo è paese”. Dopo aver fatto litigare mezza Italia e le nostre istituzioni per mancate e non condivise informazioni, con diversi strascichi ancora pendenti (vedi esposto Verri qui a fianco), il caso di Igor Vaclavic/Norbert Feher arrestato per caso, in Spagna il 15 dicembre scorso, nella zona di El Ventorrillo di Teruel in Aragona, e dopo aver ucciso altre tre persone, fa litigare anche la Spagna. Con tanto di interrogazione del Psoe (il partito socialista spagnolo), al Segretario di sicurezza Josè Antonio Nieto affinchè chiarisca al Congresso perchè anche in Spagna, come in Italia, sulla presunta “sottovalutazione” della sua pericolosità. Il Psoe chiede che venga riferito in modo chiaro dal Ministero degli Interni soprattutto cosa sia stato fatto dopo il primo allarme che scattò il 5 dicembre, nei 9 giorni prima del triplice omicidio di due agenti della Guardia civil e di un agricoltore. Quel 5 dicembre ad Albalate de Arzobispo (vicino Teruel) in una sparatoria restarono ferite due persone: la richiesta di fare chiarezza dal Psoe viene riportata con evidenza dal quotidiano El Pais, che dà una ricostruzione cronologica dettagliata sui nove giorni dal 5 al 14 dicembre che hanno portato alla cattura di Igor. Ricostruzione attribuita alla Guardia Civil che chiarisce molti dubbi. E’ il 5 dicembre ad Albalate del Arzobispo (Teruel) quando un agricoltore chiama un fabbro perchè non riesce ad entrare in una sua casa in campagna: lui e il fabbro riescono ad entrare, ma vengono colpiti da diversi spari. Il proprietario 72enne viene ferito gravemente all’addome, il fabbro reagisce spintona e insegue chi ha sparato (vi ricordate il delitto di Budrio e il video della rapina di Igor?) ma viene ferito mentre l'uomo armato fugge. Scatta l’allarme. La Guardia Civil chiama rinforzi, viene fatto un identikit sulle indicazioni del fabbro e nella zona vengono potenziati i controlli. Ma nessuno collega quell’uomo, anche ipoteticamente, al mandato d’arresto europeo - in banca dati di tutte le polizie d’Europa - che riconduce a Igor/Norbet in fuga. Una persona che ripropone gli stessi modi per sopravvivere di quell’Igor il russo braccato per mesi nelle valli tra Campotto e Molinella: non a caso vengono segnalate rapine in tutta la zona, e diversi proprietari di case di campagna parlano di cibo e alimentari spariti, lattine e prodotti non deperibili stoccati nelle loro case (vi ricordate i furti di uova e altro nell’Argentano?). L’11 dicembre c’è anche chi chiama la caserma della Guardia civil per aver visto una persona attorno ad una casa colonica: scattano controlli, non si trova nessuno.

Si arriva al primo pomeriggio del 14 dicembre, zona di Ventorrillo (comune di Andorra): José Luis Iranzo (l’allevatore- agricoltore poi ucciso) va con suo padre alla fattoria dove hanno il bestiame e notano qualcosa di strano, poichè mancano oggetti in casa. Chiamano la Guardi civil e arriva una pattuglia, che non trova nulla. Verso le 18.45, è quasi buio, Iranzo dal campo di casa vede una luce nel rustico: prende il pick-up e va a controllare. Il padre nel silenzio della sera, sente solo spari, arrivare dalla casa in cui andato il figlio e cani che abbaiano (sono i colpi che uccidono Iranzo). Il padre lancia l’allarme alla Guardia Civil e vede il pick-up verde del figlio passargli davanti senza fermarsi: non lo sa ancora, ma chi lo guida è Igor il russo, che scappa in un'altra fattoria vicina. Intorno alle 19 arrivano 6 agenti della Guardia civil: raggiungono il padre di Iranzo a casa sua, uno di loro rimane con lui. Tre vanno al rustico dove si sono sentiti i colpi. Altri due agenti Víctor Jesús Caballero e Víctor Romero vanno verso la fattoria, a 300 metri di distanza, dove è stato visto fuggire il pick up. E’ buio. Caballero e Romero scendono appena dall’auto e vengono freddati (vi ricordate l’agguato del Mezzano?): uno cade a lato della macchina, l’altro a pochi metri. Igor il russo ruba le loro pistole (due Beretta) e inizia la fuga nella provincia di Teruel.

Poco dopo, intorno alle 19.15 altri agenti prima trovano morto Iranzo nella prima fattoria. Poco dopo alle 19.30, scoprono i due colleghi senza vita nella seconda fattoria. Scatta l’allarme, comincia la caccia all’uomo: in campo scendono le unità speciali, più 200 uomini lo inseguono (vi ricordate i corpi speciali italiani dal Tuscania, Gis, Marò?). Passa la notte, alle 3 del mattino il cerchio si stringe, su Igor vicino a Canatavieja, a metà strada tra Teruel e Aguaviva. In fuga, Igor prima abbandona il pick-up, prende la bicicletta che Iranzo aveva nel retro del furgone (vi ricordate le bici usate da Igor nelle Valli per scappare?) e poi lascia anche questa. I primi agenti che trovano veicolo e bici pensano sia una trappola: danno l’allarme, aspettano rinforzi (vi ricordate quando i carabinieri lo bloccarono a Consandolo l’8 aprile?). Stavolta va tutto bene, freddo e stanchezza piegano Igor. Gli agenti lo trovano "assonnato" nella boscaglia, alle 3 del mattino. La caccia è finita, le polemiche no.

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