Maestre senza laurea, rischiano in duecento
La recente sentenza del Consiglio di Stato ripropone l’eterno dilemma del precariato nella scuola
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Non è soltanto un problema di titolo di studio, ma anche di anzianità di percorso. È il senso di quanto spiegato da Hania Cattani, segretaria della Flc-Cgil, la sigla sindacale di coloro che lavorano nei settori della scuola (Flc sta per: Federazione Lavoratori della Conoscenza). La recente sentenza del Consiglio di Stato ha letteralmente gettato nel panico schiere e schiere di insegnanti. A Ferrara sono 260 (tra questi 200 rischiano il posto).
Ma cosa è avvenuto? Bisogna premettere, è la stessa Cattani a confermarlo, che si «tratta di una materia molto complessa». In sostanza nell’ormai lontano 2002 lo stesso Consiglio di Stato dispose che anche i maestri di scuola elementare dovevano essere in possesso della laurea. La questione, come spesso avviene nel nostro Paese, si è trascinata fino ai giorni nostri, tra rinvii, proroghe più o meno opportune e precari che continuavano a restare tali. Fatto sta che, chi nel frattempo è stato assunto, rischia ora di trovarsi di fronte la prospettiva di un licenziamento, o comunque di vedere il proprio posto di lavoro a serio rischio. Si tratta, per lo più, di precari che hanno svolto supplenze lunghe, garantendo (pur se precari) una continuità didattica ritenuta fondamentale dalla stessa Cgil: «È una questione soprattutto di rispetto per le famiglie, e quindi per i bambini, per i nostri alunni - dice senza mezzi termini la Cattani - , per questo occorre fare chiarezza al più presto. Così, in concomitanza con un vertice al ministero della istruzione, il 4 gennaio - prosegue la segretaria della Flc -, assieme a Cisl e Uil, incontreremo in sede locale i dirigenti dell’Ufficio scolastico regionale a Bologna». Facile immaginare che una notizia di questo tipo abbia (si spera solo in parte) rovinato le festività natalizie a tantissimi maestri. L’unico, parziale, sollievo viene dai Tar, che saranno chiamati a rispondere ed a decidere sui singoli casi. Una confusione, comunque la si guardi, questa vicenda. Una notizia che ha tutta l’aria di rappresentare l’ennesimo pasticcio nell’ambito di un bubbone, quello appunto del precariato e di tutto ciò che ne consegue, che la scuola italiana si porta appresso ormai da alcune generazioni. Senza risposte efficaci. (m.puli.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma cosa è avvenuto? Bisogna premettere, è la stessa Cattani a confermarlo, che si «tratta di una materia molto complessa». In sostanza nell’ormai lontano 2002 lo stesso Consiglio di Stato dispose che anche i maestri di scuola elementare dovevano essere in possesso della laurea. La questione, come spesso avviene nel nostro Paese, si è trascinata fino ai giorni nostri, tra rinvii, proroghe più o meno opportune e precari che continuavano a restare tali. Fatto sta che, chi nel frattempo è stato assunto, rischia ora di trovarsi di fronte la prospettiva di un licenziamento, o comunque di vedere il proprio posto di lavoro a serio rischio. Si tratta, per lo più, di precari che hanno svolto supplenze lunghe, garantendo (pur se precari) una continuità didattica ritenuta fondamentale dalla stessa Cgil: «È una questione soprattutto di rispetto per le famiglie, e quindi per i bambini, per i nostri alunni - dice senza mezzi termini la Cattani - , per questo occorre fare chiarezza al più presto. Così, in concomitanza con un vertice al ministero della istruzione, il 4 gennaio - prosegue la segretaria della Flc -, assieme a Cisl e Uil, incontreremo in sede locale i dirigenti dell’Ufficio scolastico regionale a Bologna». Facile immaginare che una notizia di questo tipo abbia (si spera solo in parte) rovinato le festività natalizie a tantissimi maestri. L’unico, parziale, sollievo viene dai Tar, che saranno chiamati a rispondere ed a decidere sui singoli casi. Una confusione, comunque la si guardi, questa vicenda. Una notizia che ha tutta l’aria di rappresentare l’ennesimo pasticcio nell’ambito di un bubbone, quello appunto del precariato e di tutto ciò che ne consegue, che la scuola italiana si porta appresso ormai da alcune generazioni. Senza risposte efficaci. (m.puli.)
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