La Nuova Ferrara

Ferrara

Malati cronici dimessi «Calvario per le famiglie»

Malati cronici dimessi «Calvario per le famiglie»

I cittadini ferraresi con pazienti non autosufficienti raccontano le loro esperienze Ricci (Sanità Oggi Ferrara): attenti a firmare contratti privati, rette da capogiro 

3 MINUTI DI LETTURA





«Il paziente può essere dimesso, firmi qui per favore». Nome e cognome vergati su un pezzo di carta e sul malato ricoverato - in particolare se anziano, disabile e/o non autosufficiente - e sulle persone che lo assistono si abbatte il conto economico e umano di una «scelta sbagliata». Perché quella firma libera il sistema sanitario nazionale da un “peso” che si trasferisce sulle spalle dei familiari del paziente.

L’invito a «pensarci bene» prima di firmare le dimissioni di un parente cronico non autosufficiente arriva da Andrea Ricci, presidente del Comitato Sanità Oggi Ferrara, sezione locale dell’associazione Senza Limiti onlus, di Milano. Ricci fa raccontare direttamente ad alcuni cittadini che si sono rivolti al comitato le difficoltà che hanno dovuto affrontare di fronte alla prospettiva del rientro al domicilio di un familiare «non più gestibile - sottolinea Ricci - neanche con un aiuto esterno. Chi accetta le dimissioni e si trova in questa situazione può arrivare fino a 3mila euro di retta mentre esistono procedure che possono migliorare l’assistenza per il paziente senza mettere a rischio il bilancio familiare». Tra chi ha chiesto aiuto al comitato c’è la figlia di una persona di 94 anni, di Ferrara, «che soffre di una malattia degenerativa e che alcuni mesi fa ha avuto un peggioramento improvviso. Dopo aver ottenuto con fatica una visita geriatrica (per due volte è stata rifiutata la visita neurologica urgente), un esame diagnostico ha evidenziato una serie di ischemie», racconta la donna. L’uomo è stato accolto successivamente in una struttura sanitaria e quando è arrivata la richiesta di dimissioni «mi sono opposta con una lettera che spiegava i motivi. Ho chiesto una valutazione geriatrica dopo la quale sono stata invitata a contattare una residenza socio-sanitaria. Ho firmato l’accesso al costo di 900 euro per il primo mese, dal secondo la retta è salita a 1.500». In realtà il paziente dovrebbe rimanere in carico al sistema pubblico «se la famiglia non gli può garantire un trattamento adeguato a casa mentre al familiare viene spesso richiesto di sottoscrivere un contratto privato che lo vincola economicamente», ribadisce Ricci. Il nipote di un signore anziano morto cinque anni fa, racconta il sentiero accidentato che ha dovuto battere per ottenere che «fosse il sistema pubblico a sostenere le spese dell’assistenza di mio suocero che aveva subìto un grave danno dopo essere caduto dal letto. Al Sant’Anna non c’era posto ed era stato ricoverato in una casa di cura. Quando dopo tre mesi mi hanno detto che intendevano dimetterlo mi sono opposto in vari modi. Mio suocero è rimasto lì per un anno, poi è stato trasferito in casa di riposo e solo rivolgendomi più volte al Comune ho ottenuto che l’ente si accollasse una parte dei costi da aggiungere alla pensione e all’accompagnamento per coprire l’intera retta». Il “welfare” si sta gradualmente ritirando ma non è sempre sordo. Una storia simile la racconta un altro cittadino ferrarese. «Ho dovuto lottare - dice - perché la retta per l’accesso di mia zia in una residenza volevano farla pagare a me, l’unica persona che l’aveva assistita dopo che era caduta in casa. Alla fine grazie anche al contributo del Comune è stato possibile raccogliere la somma per sostenere l’intera retta». «L’importante è non farsi condizionare dalla cattiva informazione che può arrivare dallo stesso personale sanitario o dall’operatore sociale», riprende Ricci. «Anch’io mi sono opposta alle dimissioni - racconta una signora - poi per dare l’assistenza necessaria a mio padre che ha 93 anni, ha avuto due ictus, un tumore alla vescica e si è rotto il femore ho firmato per l’ingresso in una residenza. Ora mi trovo alle prese con una retta da 2.600 euro, non so come farò». (gi.ca.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google