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L’ultimo saluto all’infermiera tra dolore e ricordi

L’ultimo saluto all’infermiera tra dolore e ricordi

Nel Ravennate i funerali della 52enne morta a Casumaro L’addio delle comunità e dei colleghi dell’ospedale centese

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SAN PANCRAZIO DI RUSSI (RA). «Accettiamo questa morte e facciamo in modo che la speranza ci aiuti a superare questi momenti». Così don Giorgio Pirini, parroco di San Pancrazio, ha voluto iniziare ieri mattina il rito funebre per Giovanna Rondinelli, la 52enne infermiera deceduta per il fumo respirato durante l’incendio della sua abitazione, a Casumaro, l’antivigilia di Natale.

Una funzione funebre prevista per le 11 nella Pieve di San Pancrazio e che ha visto parenti e amici arrivare con largo anticipi rispetto all’orario fissato per l’inizio della messa. In religioso silenzio si sono messi in fila per l’offerta e hanno scritto il proprio nome nel quaderno dei ricordi. Poco lontano, alcune donne dicono «siamo colleghe dell’ospedale di Cento: non potevamo mancare».

Dentro, nella Pieve, i banchi si vanno pian piano riempiendo, ma già davanti c’è Emilio Rondinelli, il padre della donna morta a causa dell’incendio nella casa. Fiamme che hanno prodotto fumo che ha rischiato di far morire anche i due figli minorenni e per fortuna salvati dai vigili del fuoco e dai carabinieri.

A fianco all’anziano padre, ci sono gli altri due figli, fratelli di Giovanna. Arriva Patrik, il primogenito della defunta, tatuatore esperto residente a Lavezzola, in provincia di Ravenna: saluta e abbraccia il nonno. Accompagnata dal padre, Vincenzo Ramponi, arriva anche Alice, la figlia di Giovanna (il figlio Riccardo, invece, è ancora ricoverato all’ospedale di Cona). La ragazzina, col cappuccio in testa, si ferma nel banco subito dietro Emilio Rondinelli. Lo tocca nella schiena, l’anziano si volta e i due si abbracciano con affetto. Fra i vari mazzi di fiori posti sulla bara e davanti all’altare, ce n’è uno a nome del colleghi del coordinamento di Cento.

Le 11 sono passate da poco e don Giorgio - che è anche parroco di Chiesuola, località del comune di Russi di cui era originaria Giovanna - inizia il rito funebre e durante la breve omelia di saluto, ritorna sulla morte di Giovanna Rondinelli «sulla quale siamo impossibilitati a dare una risposta, perché non sappiamo cosa fare e cosa dire. Invece, a voi dico - ha spiegato rivolgendosi ai fedeli -: col Natale appena passato, facciamo in modo di stare vicini ai familiari». Poco più tardi, mentre benedice la bara, il sacerdote aggiunge «diciamo un’Ave Maria per i figli» e gli astanti lo seguono con profondo trasporto.

In corteo poi, la bara viene accompagnata nel vicino cimitero ed è qui che la gente, con affetto, si è stretta a tutti i familiari dell’infermiera.(g.c.)

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