«Il ferito è un esempio per tanti migranti»
Il gestore della struttura, Antonio Calzavara: fatto grave, ma non copra l’ impegno sull’integrazione
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Lo dice scherzandoci sopra, ben sapendo che, comunque lo si guardi, l’episodio dell’accoltellamento riaccenderà polemiche sul problema migranti e accoglienza: «Domani siamo sui giornali», dice al telefono con conoscenti, Antonio Calzavara. Poi rassicura sul ragazzo: «sono stato stamattina a trovarlo, sta bene, Kaiode non è in condizioni gravi come avete scritto (sulla base delle informazioni degli inquirenti, ndr)». E spiega dal punto di vista sanitario i motivi solo di cautela per cui i sanitari stanno monitorando le condizioni del ragazzo. Resta però il fatto che tutto questo non dovrebbe mai accadere, soprattutto in strutture sotto la lente di ingrandimento come quelle dell’accoglienza. «Sì, si è trattato di un fatto grave che non siamo riusciti a disinnescare in tempo - ammette Antonio Calzavara - che mette in luce un aspetto positivo, poiché il ragazzo accoltellato vedendo che la situazione rischiava di degenerare, per calmare gli animi è intervenuto ed è stato colpito: un ragazzo ben disposto che si è trovato con un ragazzo alterato vista la serata». Ma episodi del genere riaccendono polemiche sulla presenza dei ragazzi migranti che non debbono stare qui. «Non si possono dare risposte riduttive, ma dico che sui numeri nel nostro osservatorio vedo ragazzi bene impegnati che fanno un buon percorso, tanti che hanno bisogno di essere aiutati e tanti di loro che stanno facendo sforzi per integrarsi: all’interno di questi numeri vi sono alcuni che creano problemi e spesso altri sono portati a non leggere correttamente questi numeri». Insomma, un fatto grave non copra l’impegno sull’integrazione. Ad esempio, spiega Calzavara «migranti con permesso di soggiorno e inseriti i progetti di accoglienza delinquono meno di altri ragazzi coetanei italiana, mentre i migranti senza permesso di soggiorno hanno percentuali superiori di criminalità e recidiva». E ricorda soprattutto l’esperienza recente dei ragazzi accolti alla Spagnolina, struttura di accoglienza e anche azienda agricola: «Il lavoro per loro, di qualsiasi tipo, diventa motivo di vita, rilancio: l’estate scorsa i nostri hanno lavorato qui nelle campagne con soddisfazione, anche di chi li faceva lavorare. Per questo l’esempio di Kaiode è importante: l’unico che lavora in una officina meccanica, una sorta di riscatto». Che fa sperare. Condivide dunque le parole di papa Francesco sul «non togliere speranze ai migranti»? «Certamente, è un impegno grande quello di aiutarli a integrarsi, ma il loro impegno vale di più: c’è tanta soddisfazione nel vederli integrati sul lavoro, almeno qui da noi: ci mostrano di quanto possano essere utili».
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