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indagini in corso

Una morte e troppe ombre: «L’inchiesta non va chiusa»

di Daniele Predieri
Una morte e troppe ombre: «L’inchiesta non va chiusa»

Un mese fa la scomparsa di Riccardo Pandini, il 27 dicembre i funerali “privati”.Gli amici sollecitano gli inquirenti, la famiglia vuole risposte certe e non illazioni

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FERRARA. Lo hanno salutato per l’ultima volta poco dopo Natale, alla chiesa dell’Addolorata, vicino alla casa dove abitava in Corso Piave. Funerali quasi in forma privata per Riccardo Pandini, il 27 dicembre scorso, presenti tanti amici e tanti che lo hanno conosciuto, assieme ai familiari: tutti insieme per l’addio e tutti ancora oggi pieni di dubbi sulla sua morte, sulle cause e sulle modalità ancora senza un perchè. Dubbi che stanno cercando di chiarire le indagini in corso da parte dei carabinieri, per colmare i tanti angoli ciechi di questa vicenda. Però, a quasi un mese dalla scomparsa di Pandini, sono gli stessi suoi amici a rinnovarne il ricordo e soprattutto sollecitare gli inquirenti affinchè si faccia chiarezza fino in fondo su ciò che è accaduto la sera del 5 dicembre scorso, quando Riccardo Pandini è stato visto l’ultima volta a sedere su una panchina del parchetto di piazzetta Toti, davanti al Bar Piave dove aveva passato la serata.

Tra gli ultimi a vederlo sono stati anche agenti di Polizia municipale che gli avevano chiesto se avesse bisogno di una ambulanza: «Sto meglio tra 10 minuti vado a casa», avrebbe detto lui. A casa non c’è mai arrivato, anzi Riccardo Pandini lo hanno trovato morto il giorno dopo, in un canalino a quasi 3 chilometri di distanza, zona via Canapa, l’area dietro l’azienda agricola “La Castellina”. Morto affogato o dal freddo? Caduto nel canale per una disattenzione o volutamente? E come è arrivato in quel luogo, così distante, senza esser tornato a casa, e visto che 18 ore prima era in condizioni da non reggersi in piedi?

Questi i dubbi, domande senza risposte anche agli stessi inquirenti, i carabinieri di Ferrara e la procura. Sono i dubbi della stessa famiglia di Riccardo - interpellata ieri tramite il fratello Michele - ancora provata dal dolore: una famiglia in attesa di risposte certe dagli inquirenti, non di illazioni o pettegolezzi che si sono inseguiti e che si stano inseguendo anche oggi. Perchè il quadro investigativo è quanto mai confuso: le telecamere della zona attorno al parco e quelle dello stadio non avrebbero dato indicazioni su quando, come e con chi Riccardo si sia spostato dalla panchina davanti al bar Piave. Nessuna indicazione sulla presenza di qualcuno che potrebbe averlo preso su in macchina e portato, chissà, dove poi è stato trovato? Illazioni, ipotesi: certezze nessuna. Una al momento: l’autopsia non ha dato indicazioni di violenze sul corpo. Nessun segnale esterno. E’ in corso la perizia tossicologica, per accertare se avesse assunto qualcosa prima della morte. Ma è proprio su questo che gli amici battono: «Vogliamo si vada fino in fondo, alla verità sulla morte di Riccardo, qualunque essa sia: e non vogliamo venga liquidato il caso come la morte di un tossico e basta».


 

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