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La protesta: oltre un anno di attesa per togliere le tonsille

La protesta: oltre un anno di attesa per togliere le tonsille

Una imprenditrice racconta la sua storia: ha contattato Asl e Sant’Anna per il figlio e le era stato risposto di aspettare: la richiesta risale al 2 gennaio 2017 e solo ora la risposta. E lei a chiedersi: "perchè rivolgerci a Bologna?"

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FERRARA. Ridurre la lista d’attesa per gli interventi chirurgici a bassa complessità è una delle priorità iscritte nell’agenda dei superdirettori della sanità locale, freschi di nomina e a capo, dall’1 gennaio 2018, dei nuovi dipartimenti integrati Asl-Sant’Anna.

Per la chirurgia sono due i professori-manager a cui è delegata, fra le altre, anche questa “mission”: Stefano Pelucchi (Dipartimento chirurgico specialistico) e Giorgio Cavallesco (Dipartimento chirurgico). La notizia che pubblichiamo oggi interessa probabilmente più il professor Pelucchi che il suo collega, ma è un esempio dei problemi concreti che la nuova organizzazione della sanità dovrà affrontare e risolvere se vorrà evitare il rischio che possa essere percepita solo come un sistema per razionalizzare e contenere la spesa.

La storia arriva dalla periferia di Ferrara. Ad esporre il caso è un’imprenditrice di Cona, E., che denuncia l’eccessiva attesa per un intervento chirurgico «che dovrebbe essere di routine. Ho un figlio di 18 anni al quale il medico di base ha prescritto, oltre un anno fa, la rimozione delle tonsille. Purtroppo - spiega - si infettano spesso, si gonfiano e più che difendere l’organismo col tempo hanno iniziato a rappresentare un vero problema».

Il medico di famiglia, a fine 2016, ha consigliato il ricorso al chirurgo. Il 2 gennaio 2017 E. ha accompagnato il figlio da uno specialista in otorinolaringoiatria contattato attraverso il Cup («in quel caso l’attesa è stata accettabile», commenta) che ha prescritto l’operazione.

«Ci ha detto che avrebbe pensato lui a comunicare al Sant’Anna, tramite fax, l’esigenza di inserire in lista d’attesa mio figlio», prosegue E.. Ma passano i mesi e la chiamata non arriva. A giugno E. chiede notizie dell’intervento ma quell’appuntamento non compare nell’agenda dell’ospedale. Si scopre così che qualcosa non aveva funzionato nella comunicazione via fax. La trafila riparte, ma non dalla casella di avvio.

«Il medico ci ha assicurato che la segreteria dell’ospedale era stata informata del fatto che si trattava di una richiesta risalente a gennaio», racconta E.. L’appuntamento però resta una chimera.

Nel frattempo il figlio si è ammalato di nuovo e a dicembre la madre ha richiamato la segreteria dell’ospedale. Questa volta è stato indicato un periodo “papabile”: gennaio 2018. Nel frattempo l’anno vecchio è andato in archivio. «Ho anche pensato di rivolgermi fuori provincia - conclude E. - ma chiedo: perchè devo andare a Bologna o nel Veneto per un’operazione che non richiede le competenze di un luminare?». (gi.ca.)
 

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