Sui sacchetti “bio” a pagamento è scontro, ecco la rabbia dei clienti
Nei market si pagano da 1 a 4 centesimi, e spunta anche la gratuità. Chi fa la spesa vede solo nuovi costi: bastava usare la carta
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FERRARA. La novità dei sacchetti a pagamento dentro i quali si mette la frutta e la verdura, che sono diventati obbligatoriamente biodegradabili, è stata accolta a Ferrara con forti lamentele dei clienti e dai gestori con l'immancabile confusione.
Qualcuno li fa pagare 2 centesimi come l’Ipercoop Il Castello o la Conad di via Garibaldi; nel caso della Despar di corso Porta Reno il prezzo oggi si dimezzerà da 2 a 1 cent, e si sale fino ai 4 centesimi del Metà di via Bersaglieri del Po. E c’è infine chi ha pensato addirittura a non farli pagare alla propria clientela, almeno per il primo giorno, rischiando di andare incontro a pesanti sanzioni se ci fosse un controllo sullo scontrino.
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E probabile che nelle prossime settimane queste diverse interpretazioni, o valutazioni di tipo commerciale, vadano ad uniformarsi nelle prossime settimane; difficilmente si ridurrà invece la contrarietà dei clienti.
Bastava registrare le reazioni ieri all’uscita della Conad di via Garibaldi, ad esempio: «Dicono che siamo usciti dalla crisi - dichiarava una cliente - ma non è vero se si arriva a farci pagare alcuni centesimi un sacchetto di plastica. Mi sembra di essere tornata al Medio Evo quando si imponevano le tasse. Io non voglio pagarla perché mi dà fastidio l'imposizione e cercherò di tenere in mano i prodotti che acquisterò».
«Sa come vanno le cose ? - aggiungeva un altro acquirente - il medico studia ed il malato muore; per dire che chi ci rimette sono sempre i più deboli, quelli che non hanno argomentazioni per ribattere ed opporsi. Ma gli italiani hanno molta fantasia e vedrà che qualche napoletano o qualche cinese riuscirà a produrne di identici, guadagnandoci sopra».
Molto arrabbiata una signora che aveva appena acquistato frutta e verdura: «E' una vergogna perché con quello che si spende, dovrebbero darceli gratuitamente. E poi non è vero che si possono mettere più prodotti nello stesso sacchetto; i cachi per esempio devono andare da soli; è consentito invece non utilizzare i sacchetti con la frutta che si sbuccia come le banane, le arance ed i limoni, ma ci sono tante altre cose di cui una famiglia ha necessità quotidiana. Penso proprio che uscirò dal negozio con la roba in mano e l’etichetta appiccicata sopra».
Altro market, il Metà di via Bersaglieri del Po, e altra tornata di opinioni: il sacchetto biodegradabile significa salvaguardia dell'ambiente e quindi della natura, e su questo tutti sono concordi, «ma bastava usare la carta - sosteneva la maggior parte dei clienti- che non inquina». «Non è questione di pagare il sacchetto - aggiungeva un signore piuttosto contrariato e con il sacchetto in mano - ma non accetto che mi aggiungano un'altra tassa e che non posso riciclare e quindi riutilizzare quello che ho già pagato». C’è chi infine la prendeva con filosofia: «Al di là di tutto è sempre un oggetto che poi utilizzeremo per metterci l'umido. In fondo non resta che adeguarci tanto anche se brontoliamo le cose non cambiano. Facendo i calcoli in un anno si tratterà di alcuni euro»
I gestori come l’hanno presa? «Per noi - precisa Matteo Musacci, titolare del Despar di corso Porta Reno - è importante seguire ed applicare le normative perché andiamo incontro a severe sanzioni che vanno da 2.500 euro a 25 mila». E ci sarà presto un altro problema, quello dei guanti non biodegradabili come le etichette apposte sul sacchetto: «Per questo - ha annunciato Saverio Alagna, titolare della Conad di via Garibaldi - noi stiamo preparandoli dello stesso materiale dei sacchetti, saremo pronti a febbraio-marzo».
Margherita Goberti
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