Da Schifanoia ai Diamanti tesori godibili solo a metà
Un anno di grandi lavori che impediranno foto e visite complete ai turisti Incognita Castello su percorsi e fuochi, mancherà pure lo spazio di San Paolo
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«Andiamo a fare una gita a Ferrara che c’è sempre qualcosa da vedere». A quanto risulta dai dati, il suggerimento gira con sempre maggiore velocità tra gli “abituè” delle visite alle città d’arte, in particolare del centro e nord Italia, ed in effetti è difficile contraddire questi assunti. Anche quando, come quest’inverno, manca il traino di una mostra “forte” ai Diamanti, il contenitori storici ferrarese e i loro contenuti sono decisamente appetibili in un contesto come quello Padano che rimane tra i più competitivi d’Europa quanto a offerta storico-artistica e architettonica. Il 2018, che nelle premesse dovrebbe essere un anno record per il turismo, parte però velato da qualche preoccupazione per gli operatori, dovuta all’effetto-impacchettamento. Diversi tra gli edifici-simbolo della città sono già o saranno presto coperti da impalcature a causa, in massima parte, dei lavori di sistemazione definitiva della ferite più profonde inferte dal sisma 2012. Ed è ormai assodato che il monumento impacchettato, visto sul web, può essere un deterrente per visitare una città: chi rinuncia volentieri al selfie davanti al bugnato di Palazzo dei Diamanti o da una torre del Castello? D’altra parte l’elevata concentrazione di lavori post-sisma nei nostri edifici storici ha a che fare con le scelte progrettuali locali ma anche con le scadenze imposte dalla programmazione regionale.
L’anno nuovo inizia proprio con un nuovo, enorme cantiere, quello di Palazzo Schifanoia che chiuderà al pubblico già a partire dalla prossima settimana. Si tratta di una perdita rilevante per gli operatori turistici ferraresi che si rivolgono al mercato dei gruppi e delle scuole, perché il Salone dei Mesi resta un punto di riferimento per chi s’interessa d’arte rinascimentale o è portato ad avvicinarsi per motivi di studio. D’altra parte i lavori, oltre che recuperare l’intera ala trecentesca e stanze confinanti, puntano anche all’installazione di un ascensore per i piani superiori: si tratta di un intervento indispensabile per rendere fruibili gli affreschi anche a chi si muove in carrozzina, e Schifanoia è rimasto uno degli ultimi musei moderni a dover colmare questa lacuna.
In piena evoluzione la situazione di Palazzo dei Diamanti, forse l’esterno più fotografato tra gli edifici storici ferraresi. Da mesi la vista del bugnato è preclusa dalle impalcature, e l’effetto-impacchettamento può aver inciso anche sull’afflusso deludente alla stessa mostra di Bononi. Nel giro di qualche settimana almeno una parte del cantiere esterno sarà smontato, su corso Biagio Rossetti, bisogna solo attendere gli ultimi ritocchi al terrazzino angolare, ma la prospettiva più suggestiva, quella lungo corso Ercole d’Este, resterà ancora ingombra. Anche in questo caso si tratta di un cantiere impegnativo, perché si tratta di consolidare i sottotetti e diversi elementi strutturali.
Ancora vietata anche la classica foto di fronte alla facciata del Duomo, per altri due anni almeno. Le guide turistiche devono continuare a raccontare il ciclo dei mesi con il solo supporto di disegni e immagini, e non è la stessa cosa. Pure all’interno si sta andando avanti con lavori di irrobustimento post-sisma, che tendono a ridurre i tempi della visita anche nelle giornate piovose.
Un capitolo a parte merita il Castello Estense, vero asso nella manica della città turistica a prescindere dai contenuti di volta in volta ospitati. Sull’antica dimora degli Estensi pende il “solito” cantiere post-sisma, il cui progetto è attualmente al vaglio della Regione. Sono state formulate prescrizioni e si prevedono quindi tempi lunghi per il via libera (entro gennaio è comunque previsto un incontro Provincia-Regione), l’appalto e di conseguenza l’avvio del cantiere. L’ipotesi più ottimistica indica settembre-ottobre come data d’inizio lavori, che interferiranno seppur parzialmente con il percorso di visita che si sviluppa lungo il Piano nobile. Si tenterà, per i due anni del cantiere (bisogna rafforzare coperture e solai, e restaurare gli affreschi), di chiudere solo una o due sale visita alla volta. Se l’apertura del cantiere dovesse slittare verso fine anno, tuttavia, si aprirebbe un problema per la festa di San Silvestro 2018, con l’Incendio del Castello che riempie alberghi e attira decine di migliaia di visitatori.
Per chiudere il quadro va ricordato che stanno per partire lavori strutturali anche a Palazzo Municipale, per chiudere gli interventi post-sisma di tre anni fa. L’atrio con il percorso di visita e lo Scalone monumentale non sono direttamente coinvolti, ma un po’ di slalom tra le impalcature sarà d’obbligo. E sono in calendario anche i lavori di sistemazione del Chiostro di San Paolo scenario delle mostre del Libro ebraico e del festival Internazionale. Senza contare, ovviamente, Palazzo Massari che resterà impacchettato fino al 2020 e oltre, con relativa chiusura del Museo Boldini. Si profila una Ferrara da fotoshop, insomma.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’anno nuovo inizia proprio con un nuovo, enorme cantiere, quello di Palazzo Schifanoia che chiuderà al pubblico già a partire dalla prossima settimana. Si tratta di una perdita rilevante per gli operatori turistici ferraresi che si rivolgono al mercato dei gruppi e delle scuole, perché il Salone dei Mesi resta un punto di riferimento per chi s’interessa d’arte rinascimentale o è portato ad avvicinarsi per motivi di studio. D’altra parte i lavori, oltre che recuperare l’intera ala trecentesca e stanze confinanti, puntano anche all’installazione di un ascensore per i piani superiori: si tratta di un intervento indispensabile per rendere fruibili gli affreschi anche a chi si muove in carrozzina, e Schifanoia è rimasto uno degli ultimi musei moderni a dover colmare questa lacuna.
In piena evoluzione la situazione di Palazzo dei Diamanti, forse l’esterno più fotografato tra gli edifici storici ferraresi. Da mesi la vista del bugnato è preclusa dalle impalcature, e l’effetto-impacchettamento può aver inciso anche sull’afflusso deludente alla stessa mostra di Bononi. Nel giro di qualche settimana almeno una parte del cantiere esterno sarà smontato, su corso Biagio Rossetti, bisogna solo attendere gli ultimi ritocchi al terrazzino angolare, ma la prospettiva più suggestiva, quella lungo corso Ercole d’Este, resterà ancora ingombra. Anche in questo caso si tratta di un cantiere impegnativo, perché si tratta di consolidare i sottotetti e diversi elementi strutturali.
Ancora vietata anche la classica foto di fronte alla facciata del Duomo, per altri due anni almeno. Le guide turistiche devono continuare a raccontare il ciclo dei mesi con il solo supporto di disegni e immagini, e non è la stessa cosa. Pure all’interno si sta andando avanti con lavori di irrobustimento post-sisma, che tendono a ridurre i tempi della visita anche nelle giornate piovose.
Un capitolo a parte merita il Castello Estense, vero asso nella manica della città turistica a prescindere dai contenuti di volta in volta ospitati. Sull’antica dimora degli Estensi pende il “solito” cantiere post-sisma, il cui progetto è attualmente al vaglio della Regione. Sono state formulate prescrizioni e si prevedono quindi tempi lunghi per il via libera (entro gennaio è comunque previsto un incontro Provincia-Regione), l’appalto e di conseguenza l’avvio del cantiere. L’ipotesi più ottimistica indica settembre-ottobre come data d’inizio lavori, che interferiranno seppur parzialmente con il percorso di visita che si sviluppa lungo il Piano nobile. Si tenterà, per i due anni del cantiere (bisogna rafforzare coperture e solai, e restaurare gli affreschi), di chiudere solo una o due sale visita alla volta. Se l’apertura del cantiere dovesse slittare verso fine anno, tuttavia, si aprirebbe un problema per la festa di San Silvestro 2018, con l’Incendio del Castello che riempie alberghi e attira decine di migliaia di visitatori.
Per chiudere il quadro va ricordato che stanno per partire lavori strutturali anche a Palazzo Municipale, per chiudere gli interventi post-sisma di tre anni fa. L’atrio con il percorso di visita e lo Scalone monumentale non sono direttamente coinvolti, ma un po’ di slalom tra le impalcature sarà d’obbligo. E sono in calendario anche i lavori di sistemazione del Chiostro di San Paolo scenario delle mostre del Libro ebraico e del festival Internazionale. Senza contare, ovviamente, Palazzo Massari che resterà impacchettato fino al 2020 e oltre, con relativa chiusura del Museo Boldini. Si profila una Ferrara da fotoshop, insomma.
Stefano Ciervo
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