La gente rivuole la chiesa «Per noi non è un museo»
Pomposa, banchi e sedie tolte per non rovinare la preziosa pavimentazione Don Stefano: «Tutto funziona come prima, solo che ci sono modalità diverse»
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POMPOSA . La chiesa abbaziale di Pomposa è diventata solo un museo ed ormai inaccessibile al culto? È questa la domanda che in molti, soprattutto residenti a Codigoro, si stanno ponendo, soprattutto dopo il periodo natalizio. I banchi non ci sono più e anche per confessarsi bisogna contattare il prete. Come stanno realmente le cose? A spiegarlo è lo stesso don Stefano Gigli: «La chiesa parrocchiale di Pomposa è viva ed attiva. Oltre che celebrare la messa, peraltro molto frequentata la domenica e negli altri giorni festivi, la chiesa viene utilizzata settimanalmente sia per funzioni religiose ma anche in occasione di battesimi per funerali di parrocchiani». Mentre, con riguardo alla navata centrale che risulta alla vista quasi spoglia in quanto priva di banchi e sedie, lamentata in qualche caso da residenti e visitatori, don Stefano chiarisce «In accordo con il Polo museale regionale, per salvaguardare la preziosa e delicata pavimentazione, che peraltro non è mai calpestabile in quanto appositamente delimitata, in occasione della celebrazioni delle nostre funzioni religiose, provvediamo a sistemare le sedie necessarie che al termine del rito, vengono rimosse immediatamente». Restano a disposizione dei fedeli alcuni banchi e sedie nella cappelletta laterale la navata centrale, il cui l’accesso è sempre consentito. Ed anche con riferimento alle lamentate difficoltà di confessarsi se previo appuntamento, evidenziata d qualche fedele, il parroco è stato chiaro «Nella comunicazione affissa all’esterno della chiesa, informo i fedeli di essere presente in canonica ma che, in mia assenza, posso essere raggiungibile al telefono». Inoltre, ha aggiunto don Stefano, «i parrocchiani sanno che la giornata del sabato è da sempre dedicata alle confessioni, per cui se qualche fedele ha necessità di praticare tale sacramento, può sempre recarsi in chiesa il sabato oppure concordare con me telefonicamente un altro momento».
Don Stefano non sempre può essere presente in parrocchia, in quanto deve gestire anche la chiesa di Marozzo, oltre che svolgere le funzioni di cappellano all’Ospedale del Delta a Lagosanto. Ma il parroco tiene poi a precisare che «rispetto al passato nulla è cambiato sia con riguardo alla fruibilità della chiesa che per l’effettuazione delle funzioni religiose».
Piergiorgio Felletti
Don Stefano non sempre può essere presente in parrocchia, in quanto deve gestire anche la chiesa di Marozzo, oltre che svolgere le funzioni di cappellano all’Ospedale del Delta a Lagosanto. Ma il parroco tiene poi a precisare che «rispetto al passato nulla è cambiato sia con riguardo alla fruibilità della chiesa che per l’effettuazione delle funzioni religiose».
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