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Voleva uccidere: confermato il fermo per tentato omicidio

Voleva uccidere: confermato il fermo per tentato omicidio

Aggressione al centro di accoglienza, disposto il carcere L’Asp: fatto gravissimo, l’arrestato va escluso dai progetti

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Quelle coltellate inferte alla schiena potevano uccidere: hanno perforato un polmone e provocato la frattura di due costole, colpi reiterati e potenzialmente letali. Queste le conclusioni della consulenza disposta dalla procura per meglio definire il quadro probatorio sull’aggressione di Capodanno all’interno della casa di accoglienza la Spagnolina di Porporana. Ed è anche sulla scorta delle conclusioni del medico legale Stefano Martinelli, che ieri il giudice Silvia Marini ha accolto la richiesta del pm Ciro Alberto Savino, confermando il fermo per tentato omicidio con custodia cautelare in carcere nei confronti di Jussef Innocent, il nigeriano di 22 anni finito in manette la notte di San Silvestro. Il giovane, difeso d’ufficio dall’avvocato Giuseppe Stefani, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Contro di lui, oltre i referti medici e la consulenza medico legale, anche le dichiarazioni rese agli inquirenti subito dopo il fatto da diversi testimoni. La lite era scoppiata per futili motivi, complice anche qualche bicchiere di troppo durante i festeggiamenti per l’anno nuovo. Il rumore provenienti da uno degli alloggi del centro di accoglienza gestito da privati aveva provocato le proteste di altri ospiti. Quando il diverbio aveva cominciato a degenerare la vittima, un ventenne descritto da tutti come persona tranquilla e volenterosa, aveva cercato di calmare gli animi, frapponendosi tra i contendenti e ricevendo così una serie micidiale di coltellate alla schiena. All’arrivo della polizia di Stato, Innocente era stato sottoposto a fermo e il giovane ferito portato d’urgenza a Cona. Jussef, arrivato in Italia nel 2016, si era già fatto notare per il suo carattere turbolento, ma fino a questo momento non si era macchiato di fatti gravi al punto da mettere in discussione la sua inclusione nei progetti di accoglienza. All’indomani del fatto di sangue, l’Asl ha inoltrato alla Prefettura la richiesta di esclusione dal progetto. Ma in attesa del processo Innocent non diventerà, come temuto dalle forze dell’ordine in questi casi, un “cane sciolto”, per effetto della misura di custodia cautelare in carcere stabilita dal Tribunale al termine della convalida.

Alessandra Mura

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