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Nell’Epifania si manifesta l’unicità di Dio

Epifania significa ‘manifestazione’. Il Figlio di Dio nato a Betlemme, dopo essersi mostrato ai pastori che pernottavano nelle vicinanze di Betlemme, si manifesta come luce del mondo ai magi venuti...

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Epifania significa ‘manifestazione’. Il Figlio di Dio nato a Betlemme, dopo essersi mostrato ai pastori che pernottavano nelle vicinanze di Betlemme, si manifesta come luce del mondo ai magi venuti da oriente. In realtà, lui, il bambino, sembra non fare proprio niente, se non farsi guardare. Ma certo il significato profondo del testo di Matteo è che il regista di questo incontro è divino. Lo si riconosce nella simbologia della luce, della stella che spunta da oriente e che guida i magi verso Betlemme. Quello sconosciutissimo bambino è interessante anche per loro, si fa riconoscere proprio come colui che sentono il bisogno o il dovere di adorare: lo dichiarano ad Erode e lo fanno davvero quando giungono nel luogo dove il bambino si trova. E per raggiungerlo non si fanno intimorire dalla lunghezza del viaggio né dalle insidie del re che cerca di sfruttarli per uccidere il bambino. In questi strani personaggi, che vengono da lontano, non sono israeliti e sono attenti alla ricerca della verità, ogni lettore è invitato a identificarsi. Che fatica per l’uomo moderno. Più che scienziati li considererebbe dei ciarlatani ingenui, che sprecano i loro ricchi doni per un motivo indimostrabile. D’altra parte, è vero: anche in questo evento si vede lo stile testardamente umile di Dio: la luce del mondo è un bambino. E nemmeno da risorto quel Figlio di Dio glorioso si mostrerà con gli effetti speciali. Per vedere la sua gloria si dovrà aspettare la parusìa, la sua venuta alla fine della storia o nell’incontro personale con lui. La stella, più che eventi astrologici particolari, richiama il delicato sussurro di Dio nel cuore di ogni uomo che cerca con intelligenza la verità. Un’attrazione interiore confermata dalla gioia, che è come la cartina di tornasole della verità: «al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia». In un modo che non obbliga mai. Piuttosto seduce, come racconta il profeta Geremia (20,7). In questa delicatezza non arretra la potenza e la verità della unicità di quel Figlio. Non è un re tra i tanti. Non è un riferimento qualsiasi. I cristiani vivono nell’Epifania la rinnovata certezza dell’unicità del Salvatore del mondo, il Figlio di Dio diventato vero uomo a Betlemme. Un re di cui non bisogna avere paura (come capitò a Erode), perché il suo regno è in questo mondo, ma non è di questo mondo.

Mons. Michele Zecchin



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