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Ferrara, la Regione ai sanitari: vaccinatevi o fuori reparto

Ferrara, la Regione ai sanitari: vaccinatevi o fuori reparto

L’obbligo previsto in un documento che deve essere ancora discusso con i sindacati Penalizzazioni per chi si rifiuta. Vagnini (Asl): scelta giusta, chi cura sia responsabile

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FERRARA. Il giro di vite sui vaccini arriva negli ospedali e negli ambulatori e questa volta non riguarda i più piccini ma gli adulti. Stando alle statistiche solo un operatore sanitario (medico, infermiere, oss, tecnico) su tre si vaccina contro l’influenza se lavora per l’Asl di Ferrara, uno su sette se è un dipendente dell’azienda ospedaliera. In Emilia Romagna il dato medio è di un operatore sanitario su quattro.

Un atteggiamento che gli stessi amministratori della sanità locale e regionale ritengono biasimevole, al punto che l’assessore regionale Sergio Venturi, lo scorso settembre, ha rilasciato un’intervista a “Quotidiano Sanità” in cui invitava il personale sanitario a «trovare il tempo per farsi vaccinare» ed a «superare forse anche una certa pigrizia, ma abbiamo bisogno di dare l’esempio dall’alto, altrimenti non siamo pienamente credibili».

La Regione ha fatto da apripista al ministero della Salute sulla nuova normativa per la vaccinazione obbligatoria dei bambini, non stupisce quindi che il passo successivo sia un documento che fissa alcuni paletti anche per il personale sanitario.

Si tratta di una bozza di accordo sulla «prevenzione del rischio biologico in ambiente sanitario» che deve ancora essere discussa con i sindacati. Indica diverse possibilità e modalità di contagio ed individua sia per l’operatore suscettibile che per i pazienti una serie di «aree sanitarie ad alto rischio per le malattie aerotrasmesse (oncologia, ematologia, centro trapianti, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, pronto soccorso e rianimazione)».

In quei reparti dell’ospedale, se il testo dell’accordo andrà in porto così com’è, potranno lavorare «solo gli operatori che risultano portatori di immunità diretta o indiretta nei confronti di morbillo, parotite, rosolia e varicella», malattie prevenibili col vaccino. Per il personale non immune o non vaccinato la conseguenza sarà rilevante: un «giudizio di idoneità parziale temporanea» emesso dal «medico competente» con la possibilità di un trasferimento ad altre mansioni «equivalenti o inferiori». Verrebbe garantito comunque un trattamento «corrispondente alle mansioni di provenienza».

Il giudizio «di idoneità dell’operatore sanitario» dovrà essere espresso anche per tutelare il paziente dal rischio di malattie trasmesse per via ematica (epatiti, Hiv) o aerea come la tubercolosi. Non si sa ancora come sarà valutato il testo dalle organizzazioni sindacali. Una parte del personale, comunque, è già immunizzato o si è vaccinato per propria scelta.

Claudio Vagnini, il direttore generale dell’Asl, plaude all’iniziativa regionale. «È una scelta doverosa, parliamo di prevenzione - commenta - Un operatore sanitario, che deve curare un paziente, non può contagiarlo per una decisione personale che però coinvolge nelle sue possibili conseguenze altre persone che si trovano in una condizione di vulnerabilità. E non parlo solo dell’influenza». Tra gli operatori si attende di conoscere in dettaglio il testo (la notizia è stata pubblicata ieri su “Repubblica”) ma qualcuno chiede: «Se in uno di quei reparti a rischio gli operatori non si vaccinano e vengono trasferiti chi svolgerà l’attività sanitaria?» (gi.ca.)


 

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