La maggior parte dei clienti usa la propria borsa
Sacchetto “bio”, in farmacia quasi nessuno li chiede
Nella Farmacia comunale “Krasnodar” il cartello indica la legge che ha imposto il provvedimento oltre al costo dei due sacchetti “bio”, uno grande l’altro piccolo, nei quali si possono riporre i...
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Nella Farmacia comunale “Krasnodar” il cartello indica la legge che ha imposto il provvedimento oltre al costo dei due sacchetti “bio”, uno grande l’altro piccolo, nei quali si possono riporre i medicinali acquistati. «Così il cliente viene subito messo al corrente che non si tratta di un’iniziativa decisa dalla singola farmacia», spiega una delle operatrici al banco.
Una mossa che ha diradato commenti acidi e le battute, al contrario di quanto è avvenuto nei giorni scorsi nei supermercati di tutta Italia, e Ferrara non ha fatto eccezione.
Ma c’è anche un’altra ragione per cui in farmacia l’obbligo di imporre il pagamento sulle buste di plastica biodegradabili e compostabili non ha suscitato una levata di scudi così vistosa. Il cliente, infatti, in questo caso può utilizzare la propria borsa, le tasche dei pantaloni o del giaccone, lo zaino o semplicemente le proprie mani per trasportare il prodotto acquistato, magari avvolto in un foglio di carta da pacco.
«In effetti è quello che succede - prosegue la farmacista della “Krasnodar”, una delle poche rivendite di medicinali aperte ieri al pubblico - i clienti, nella maggior parte dei casi, rifiutano il sacchetto di plastica». E il costo, che per le farmacie comunali varia da 2 centesimi per la bustina piccola a 10 per quella più grande, tende a scoraggiare l’acquisto. «La gente ha capito che è stata la legge a imporre l’obbligo - aggiunge il direttore dell’Afm, Riccardo Zavatti - ma devo anche dire che da noi i sacchetti più grandi si pagano già da alcuni anni. Quindi non è cambiato molto rispetto all’anno scorso».
La clientela entra ed esce con una discreta frequenza dalla “Farmacia Fides” ma nessuno fa particolari commenti sulla novità. «Chi ne ha parlato non l’ha presa bene - dicono in farmacia - alcuni clienti assumono un’espressione rassegnata, la maggior parte mette i farmaci in altri “contenitori”, nel 90% dei casi nessuno chiede la borsa di plastica». Carlotta, di Ferrara, una cliente, non nasconde la critica: «L’ennesimo costo in più, ma io ho messo tutto nella mia borsa». Roma, un giovane ucraino, alza gli occhi al cielo: «Io credo che non dovrebbero farle pagare». Anche Andrea e Paola, di Ferrara, non hanno chiesto il sacchetto: «Va bene l’incentivo a non inquinare, ma poi a pagare è sempre il consumatore».
Una mossa che ha diradato commenti acidi e le battute, al contrario di quanto è avvenuto nei giorni scorsi nei supermercati di tutta Italia, e Ferrara non ha fatto eccezione.
Ma c’è anche un’altra ragione per cui in farmacia l’obbligo di imporre il pagamento sulle buste di plastica biodegradabili e compostabili non ha suscitato una levata di scudi così vistosa. Il cliente, infatti, in questo caso può utilizzare la propria borsa, le tasche dei pantaloni o del giaccone, lo zaino o semplicemente le proprie mani per trasportare il prodotto acquistato, magari avvolto in un foglio di carta da pacco.
«In effetti è quello che succede - prosegue la farmacista della “Krasnodar”, una delle poche rivendite di medicinali aperte ieri al pubblico - i clienti, nella maggior parte dei casi, rifiutano il sacchetto di plastica». E il costo, che per le farmacie comunali varia da 2 centesimi per la bustina piccola a 10 per quella più grande, tende a scoraggiare l’acquisto. «La gente ha capito che è stata la legge a imporre l’obbligo - aggiunge il direttore dell’Afm, Riccardo Zavatti - ma devo anche dire che da noi i sacchetti più grandi si pagano già da alcuni anni. Quindi non è cambiato molto rispetto all’anno scorso».
La clientela entra ed esce con una discreta frequenza dalla “Farmacia Fides” ma nessuno fa particolari commenti sulla novità. «Chi ne ha parlato non l’ha presa bene - dicono in farmacia - alcuni clienti assumono un’espressione rassegnata, la maggior parte mette i farmaci in altri “contenitori”, nel 90% dei casi nessuno chiede la borsa di plastica». Carlotta, di Ferrara, una cliente, non nasconde la critica: «L’ennesimo costo in più, ma io ho messo tutto nella mia borsa». Roma, un giovane ucraino, alza gli occhi al cielo: «Io credo che non dovrebbero farle pagare». Anche Andrea e Paola, di Ferrara, non hanno chiesto il sacchetto: «Va bene l’incentivo a non inquinare, ma poi a pagare è sempre il consumatore».
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