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La riabilitazione attraverso il lavoro Ed è Scacco Matto

La riabilitazione attraverso il lavoro Ed è Scacco Matto

Portomaggiore, pazienti psichiatrici al centro di un percorso Gli utenti esperti fanno da mangiare, puliscono e insegnano

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PORTOMAGGIORE. Il paziente psichiatrico visto non come paziente ma come lavoratore e dunque soggetto attivo del suo percorso di cura. È questa in estrema sintesi l’idea del progetto elaborato da Wladimir Fezza, psicologo portuense, che lo ha portato alla costituzione della “Scacco matto” nel 2010, di cui oggi è amministratore unico. Da allora il progetto di strada ne ha fatta; da un utente seguito a tu per tu dallo psicologo a oggi, con 120 utenti su tre distretti, Portomaggiore, Copparo e Ferrara.

«L’idea è nata quando ho finito l’università, in seguito anche al tirocinio che ho svolto a Portomaggiore nel servizio psichiatrico territoriale, e lì ho capito le necessità - spiega Wladimir Fezza, il cui entusiasmo per il progetto ancora lo anima fortemente -. Sui tre distretti si lavora nella stessa modalità, c’è un centro di socializzazione, il club house, (luoghi ben definiti che nascono negli anni Cinquanta in America), e nei tre paesi ci sono le unità abitative dove risiedono gli utenti. Il club house è il luogo dove fare attività lavorativa, pranzare e cenare insieme».

Il punto nevralgico, l’elemento di novità del progetto di Scacco Matto è quello di fare del paziente un lavoratore, attraverso una formazione specifica attuata dagli enti preposti con la quale si dovente “utenti esperti”. Quest’ultimo, detto anche facilitatore, ha il compito di insegnare agli altri frequentatori del centro a recuperare le loro competenze attraverso attività di vita quotidiana.

«Attualmente c’è un tavolo regionale per riconoscere la figura professionale dell’utente esperto. Nel centro, gli utenti esperti fanno da mangiare, puliscono, lavorano nel quotidiano sempre insegnando agli altri».

Questo movimento ha fatto sì che dei 120 utenti attuali, dieci siano diventati dipendenti a tempo indeterminato di Scacco Matto, per cui «oggi ho 17 dipendenti, di cui sette professionisti (psicologi, educatori…) e dieci ex pazienti. In più sono attivi venticinque tirocini formativi, sempre per diventare utenti esperti», continua Wladimir.

Negli ultimi due anni Scacco Matto ha ricevuto due delegazioni dalla California per studiare il modello riabilitativo, e quotidianamente Fezza riceve telefonate da tutta Italia per capire come funziona il progetto, «perché gli addetti ai lavori non possono credere che un’azienda sia gestita dagli utenti».

I ragazzi svolgono in autonomia le loro attività, decidono cosa organizzare, grazie al coinvolgimento dei pazienti tutor, creando una struttura relazionale tra pari.

«Fra tutte e tre le località, Portomaggiore si è mostrata molto sensibile e solidale, l’unica che ci ha dato anche l’uso gratuito del locale condiviso dall’associazione Club Amicizia e Scacco Matto».

In questo contesto, il ruolo dell’associazionismo è molto importante, dato che non può essere solo impresa dal momento che «i pazienti diventano protagonisti, per questo è molto significativo il ruolo rivestito da Club dell’Amicizia a Portomaggiore, da Dialogo Aperto a Copparo e da Amici dell’Associazione Scacco Matto di Ferrara. Associazioni che collaborano con noi ma che mantengono una loro autonomia», conclude Fezza.

Veronica Capucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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