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«C’ero perché Igor minacciava mamma»

di Daniele Predieri
«C’ero perché Igor minacciava mamma»

La nuova verità di Ruszo: «Il serbo con noi quando uccidemmo il pensionato». Il pm non tentenna: chiesto l’ergastolo

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BOLOGNA. «Non eravano solo in tre ad uccidere Pier Luigi Tartari, ma in quattro, e la quarta persona che non è mai stata cercata per questo reato, è Igor, Norbert Feher». Vuol difendere la madre, mamma Rosi, e se stesso, Patrik Ruszo, 21 anni e un ergastolo ad ipotecare il suo futuro. Ma ieri davanti ai giudici della Corte d’assise di appello di Bologna, gettando nel silenzio dell’aula la sua nuova verità sull’omicidio Tartari, non ha fatto altro che aggravare la sua posizione.

«Io c’ero quella notte – spiega ai giudici – perché Igor aveva minacciato mia madre e questo fatto non è stato mai considerato. L’avevo detto fin dalla prima volta che sono stato ascoltato senza avvocato e interprete (la notte del 25 settembre 2015 che venne bloccato a Padova, in fuga, sul treno Bologna–Venezia, ndr). Già allora avevo detto i nomi di tutti i partecipanti a questo reato, c’era anche Igor ma nessuno lo ha mai ricercato per questo e altri fatti (le rapine, ndr)». Parla con l’interprete, non si rende conto che attribuire questi fatti potrebbe incriminarlo per calunnia. Ma parla e continua a farlo. Con un italiano stentato e la traduzione difficoltosa della sua interprete. Non si ferma e indica ancora di più che Igor era stato sottovaluto, come persona pericolosa: «Lo avevo detto che era armato di fucile e pistola ai magistrati, ma mi dissero che erano tutte bugie». E aveva quasi profetizzato, in modo funesto – e lo dice solo oggi – che Igor avrebbe commesso altri reati. «Prima di quello di Budrio (l’omicidio di Davide Fabbri, ndr), avevo detto che Igor era pericoloso perché armato ma nessuno mi aveva ascoltato».

Ma perché parla solo ora dopo 3 anni di dolore e verità strappate a mezza bocca? «Parlo ora perché mia madre era minacciata da Igor e da tutto il gruppo: io non ho mai avuto problemi economici visto che mia madre aveva un lavoro sicuro e poteva provvedere anche a me». Gli altri, Igor compreso? «Facevano tutto questo (rapine e omicidio Tartari, ndr) per motivi economici, io non ne avevo bisogno, io non volevo farlo: mi ci sono trovato per le minacce di Igor a mia madre».

La madre, mamma Rosi, Ruzena Sivakova, che al processo di Ferrara finì nei guai perché i giudici inviarono gli atti in procura per le bugie che raccontò in aula: la donna è indagata, ma non si conoscono sviluppi del fascicolo. Mamma Rosi che lavorava nella casa attigua a quella di Pier Luigi Tartari, come badante. E sarebbe stata secondo gli atti processuali la basista, la persona che indicò di andare a rubare da Tartari perché aveva soldi e preziosi in cassaforte. Tutte parole infilate da Ruszo in quella che continua ad essere una galleria degli orrori: ma «dichiarazioni spontanee». Che non hanno valore processuale: tanto che il procuratore Pier Franco Bruno pur chiedendo di valutare l’imputazione di Igor, ha concluso per la conferma dell’ergastolo per Ruszo, e per l’altro ragazzo 25enne, Constantin Fiti.

Oggi la sentenza.

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