Non abusò della sua ex Cadono tutte le accuse
Assolto con formula piena, era già stato condannato per violenze sulla figliastra Contraddizioni e non ricordo dei testimoni. La difesa: giudici precisi e sensibili
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Era arrivato sul banco degli imputati già con due fardelli pesantissimi: una condanna in primo grado a sette anni per violenza sessuale su una minore, figlia della sua compagna, e altri due anni di pena patteggiati per maltrattamenti. Di nuovo, era chiamato a rispondere di accuse gravissime: violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della ex compagna, accusato sia dalla donna che dalla figlia. Il processo ieri si è concluso con l’assoluzione piena dell’imputato, una sentenza che - nell’attesa delle motivazioni - ha indotto la difesa, sostenuta dall’avvocato Emilia Imperio, a esprimere soddisfazione e apprezzamento «per la scrupolosità, l’equilibrio e la sensibilità dimostrati dal collegio giudicante».
Il dibattimento è stato fin da subito difficile a causa delle contraddizioni tra i testimoni, dei tanti non ricordo e le troppe ombre della testimonianza resa dalla ragazza. Una testimonianza drammatica, resa solo dopo che l’imputato era stato fatto uscire dall’aula, da parte di una giovane che a sua volta - secondo la verità giudiziaria di primo grado - era stata abusata dal patrigno tra il 2012 e il 2014 quando era ancora minorenne.
Per quelle violenze l’uomo è stato condannato a sette anni, e in precedenza aveva patteggiato una pena di due anni per maltrattamenti. Proprio all’uscita dal carcere si sarebbero perpetrate le nuove violenze, questa volta ai danni della ex compagna, per gelosia. La ragazza nella sua testimonianza aveva anche riferito di essere stata picchiata e minacciata dall’uomo, per costringerla a scrivere una lettera di ritrattazione delle accuse. Secondo la giovane quel giorno era presente anche la madre ma la donna, ascoltata a sua volta in aula, non aveva confermato di aver assistito alle botte e alle minacce. E poi ancora contraddizioni sulle date e i tempi e altre incertezze, altri non ricordo.
La difesa, da parte sua, aveva chiesto e ottenuto un rinvio della sentenza, presentato nuovi riscontri, tra cui alcune foto e un video girati al momento delle presunte violenze, e nelle quali emerge un clima tutt’altro che teso.
Al termine del dibattimento, dunque, ieri l’accusa (pubblico ministero Ciro Alberto Savino) ha chiesto l’assoluzione per la violenza sessuale, perché non provata, e l’assoluzione per i maltrattamenti. I giudici (presidente Vartan Giacomelli, a latere Sandra Lepore e Debora Landolfi) hanno assolto l’imputato da tutte le accuse, con formula piena.
La difesa ha anche chiesto e ottenuto la revoca della custodia cautelare in carcere, che scadeva il 20 gennaio.
Il dibattimento è stato fin da subito difficile a causa delle contraddizioni tra i testimoni, dei tanti non ricordo e le troppe ombre della testimonianza resa dalla ragazza. Una testimonianza drammatica, resa solo dopo che l’imputato era stato fatto uscire dall’aula, da parte di una giovane che a sua volta - secondo la verità giudiziaria di primo grado - era stata abusata dal patrigno tra il 2012 e il 2014 quando era ancora minorenne.
Per quelle violenze l’uomo è stato condannato a sette anni, e in precedenza aveva patteggiato una pena di due anni per maltrattamenti. Proprio all’uscita dal carcere si sarebbero perpetrate le nuove violenze, questa volta ai danni della ex compagna, per gelosia. La ragazza nella sua testimonianza aveva anche riferito di essere stata picchiata e minacciata dall’uomo, per costringerla a scrivere una lettera di ritrattazione delle accuse. Secondo la giovane quel giorno era presente anche la madre ma la donna, ascoltata a sua volta in aula, non aveva confermato di aver assistito alle botte e alle minacce. E poi ancora contraddizioni sulle date e i tempi e altre incertezze, altri non ricordo.
La difesa, da parte sua, aveva chiesto e ottenuto un rinvio della sentenza, presentato nuovi riscontri, tra cui alcune foto e un video girati al momento delle presunte violenze, e nelle quali emerge un clima tutt’altro che teso.
Al termine del dibattimento, dunque, ieri l’accusa (pubblico ministero Ciro Alberto Savino) ha chiesto l’assoluzione per la violenza sessuale, perché non provata, e l’assoluzione per i maltrattamenti. I giudici (presidente Vartan Giacomelli, a latere Sandra Lepore e Debora Landolfi) hanno assolto l’imputato da tutte le accuse, con formula piena.
La difesa ha anche chiesto e ottenuto la revoca della custodia cautelare in carcere, che scadeva il 20 gennaio.
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