Reno, servono fondi per evitare allagamenti
L’ultima ondata di maltempo ha provocato danni stimati in 4 milioni di euro I punti critici sono a Santa Maria Codifiume, Ponte Bastia e Longastrino
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ARGENTA. Dopo le alluvioni che si sono verificate nel dicembre dello scorso anno nelle province di Parma, Reggio Emilia e Modena a causa dello straripamento del fiume Enza e del torrente Parma, sono stati compiuti alcuni sopralluoghi da parte di funzionari della Regione Emilia-Romagna e del Ministero dell’ambiente nelle aree interessante.
Uno di questi, che ha visto la presenza del responsabile dell’Autorità di bacino del Reno e Volano e di tre funzionari dello stesso Ministero ha riguardato il corso del Reno e, in particolare, il territorio Argentano. Durante l’ultima piena infatti erano stati segnalati parecchi problemi lungo l’asta del Reno oltre che del Santerno (quest’ultimo fiume riguarda le province di Bologna e Ravenna) dovuti all’enorme quantità di acqua caduta. Il Reno aveva superato infatti la soglia 3, ovvero quella di massima allerta tanto che era stato aperto il Cavo Napoleonico per poter scaricare le acqua nel Po. Le criticità riguardano le golene nelle zone di Santa Maria Codifiume e Longastrino, che sono franate. «Ci sono situazioni segnalate al Ministero - afferma il dirigente Claudio Miccoli, responsabile dell’Autorità di bacino del Reno e del Volano - i danni ammontano a circa 4 milioni di euro. Ora si sta cercando di capire quanti fondi elargirà il Ministero anche se lo stesso ministro Galletti (è bolognese e conosce bene la situazione, ndr) ha garantito che i fondi saranno stanziati. «Entro febbraio, riceveremo fondi pari a 7 milioni e mezzo di euro con un finanziamento da parte dello Stato, tramite il progetto Italia Sicura per la realizzazione di una cassa di espansione alla confluenza tra Reno e Samoggia, in località Bagnetto nel Comune di Castello d’Argile nel Bolognese e, una volta ultimata l’opera (lo studio è stato compiuto dall’Università degli Studi di Bologna), potremo invasare 18 milioni di metri cubi d’acqua nei 250 ettari di terreno. A breve faremo gli espropri e indennità di rischio ai proprietari dei terreni ed entro la metà del 2018 procederemo con la gara d’ appalto».
Tra i vari problemi anche quello degli animali che fanno le tane negli argini e quello del legname che in certi periodi dell’anno fa da tappo vicino ai ponti. È stata creata qualche rampa per toglierlo, ad esempio a Ponte Bastia. Ma incidono scarsità di fondi, vincoli di vario genere e la vegetazione abnorme nel letto del fiume. Per evitare disastri serve la prevenzione ma i fondi sono sempre limitati e ci sarebbe bisogno di ingenti somme per poter intervenire. Alcune delle situazioni più critiche si trovano proprio nel territorio argentano. «Oltre a Ponte Bastia, ci sono fenomeni di erosione delle golene nelle aree Filo e Longastrino e più a monte, nelle zone di Santa Maria Codifiume e di Passo Segni».(m.bar.)
Uno di questi, che ha visto la presenza del responsabile dell’Autorità di bacino del Reno e Volano e di tre funzionari dello stesso Ministero ha riguardato il corso del Reno e, in particolare, il territorio Argentano. Durante l’ultima piena infatti erano stati segnalati parecchi problemi lungo l’asta del Reno oltre che del Santerno (quest’ultimo fiume riguarda le province di Bologna e Ravenna) dovuti all’enorme quantità di acqua caduta. Il Reno aveva superato infatti la soglia 3, ovvero quella di massima allerta tanto che era stato aperto il Cavo Napoleonico per poter scaricare le acqua nel Po. Le criticità riguardano le golene nelle zone di Santa Maria Codifiume e Longastrino, che sono franate. «Ci sono situazioni segnalate al Ministero - afferma il dirigente Claudio Miccoli, responsabile dell’Autorità di bacino del Reno e del Volano - i danni ammontano a circa 4 milioni di euro. Ora si sta cercando di capire quanti fondi elargirà il Ministero anche se lo stesso ministro Galletti (è bolognese e conosce bene la situazione, ndr) ha garantito che i fondi saranno stanziati. «Entro febbraio, riceveremo fondi pari a 7 milioni e mezzo di euro con un finanziamento da parte dello Stato, tramite il progetto Italia Sicura per la realizzazione di una cassa di espansione alla confluenza tra Reno e Samoggia, in località Bagnetto nel Comune di Castello d’Argile nel Bolognese e, una volta ultimata l’opera (lo studio è stato compiuto dall’Università degli Studi di Bologna), potremo invasare 18 milioni di metri cubi d’acqua nei 250 ettari di terreno. A breve faremo gli espropri e indennità di rischio ai proprietari dei terreni ed entro la metà del 2018 procederemo con la gara d’ appalto».
Tra i vari problemi anche quello degli animali che fanno le tane negli argini e quello del legname che in certi periodi dell’anno fa da tappo vicino ai ponti. È stata creata qualche rampa per toglierlo, ad esempio a Ponte Bastia. Ma incidono scarsità di fondi, vincoli di vario genere e la vegetazione abnorme nel letto del fiume. Per evitare disastri serve la prevenzione ma i fondi sono sempre limitati e ci sarebbe bisogno di ingenti somme per poter intervenire. Alcune delle situazioni più critiche si trovano proprio nel territorio argentano. «Oltre a Ponte Bastia, ci sono fenomeni di erosione delle golene nelle aree Filo e Longastrino e più a monte, nelle zone di Santa Maria Codifiume e di Passo Segni».(m.bar.)
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