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Tre anni fa tragedia a S. Giuseppe Assoluzione per il camperista

Tre anni fa tragedia a S. Giuseppe Assoluzione per il camperista

SAN GIUSEPPE . Le auto erano tutte in fila, sulla Statale Romea, a San Giuseppe, nei pressi dell’ingresso del Kartodromo Pomposa: avevano dato la precedenza ad un camper che entrava nello piazzale...

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SAN GIUSEPPE . Le auto erano tutte in fila, sulla Statale Romea, a San Giuseppe, nei pressi dell’ingresso del Kartodromo Pomposa: avevano dato la precedenza ad un camper che entrava nello piazzale della struttura e all’improvviso una moto che era in fila e che saltò quella coda si schiantò contro il camper. Era il 18 luglio del 2014 e nello schianto morì un giovane centauro 27enne, di Porto Tolle, Federico Laurenti, in sella ad unaYamaha Rti, bolide da 250 km orari. Per la sua morte da allora finì sotto processo l’autista del camper, Alfonso Corallo di Rimini che viaggiava coi due figli, uno di questi doveva partecipare alle gare di kart e restò ferito gravemente. Corallo, imputato di omicidio colposo, ieri mattina è stato assolto con formula piena dal giudice Carlo Negri (richiesta di assoluzione anche dal pm Alessandro Rossetti) sulla base di una perizia superpartes (ordinata dallo stesso giudice) in cui il perito ha stabilito violazioni del codice stradale da parte del motociclista: una manovra azzardata (i sorpassi) nel non rispettare la coda e soprattutto la velocità eccessiva. Il motociclista si schiantò contro il camper, in movimento e che aveva quasi concluso la manovra di ingresso verso il Kartodromo, e morì sul colpo. Il camper stava svoltando a sinistra per entrare nel piazzale antistante l'ingresso mentre dalla parte opposta arrivava il giovane centauro, in fase di sorpasso di una coda di auto di un centinaio di metri. Il giudice aveva valutato durante il processo la necessità di una superperizia per accertare le responsabilità dello schianto. Un schianto che aveva riportato, allora come accade anche oggi, la assoluta pericolosità della Statale Romea con queste intersezioni continue, che obbligavano i mezzi per svoltare a creare code nella corsia opposta. Secondo quanto emerso al processo - la parte civile, la famiglia del giovane si era ritirata dopo l’intervento dell’assicurazione - la responsabilità però, in questo caso, fu dovuta ad una manovra azzardata del motociclista che viaggiava su una potentissima moto che come aveva spiegato un tecnico della Yamaha Italia era copia di moto da Gran premio con una potenza di accelerazione impressionante. E che portò di fatto allo schianto mortale.



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