Così gli antichi insegnano a capire la modernità
Iniziativa all’Ariosto di Ferrara, una riflessione sull’attualità degli studi umanistici L’ex studente e filologo Fiorentini: «Cinque anni qui ne valgono venti»
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Venerdì notte il liceo classico Ariosto ha aperto le porte al pubblico in occasione della IV edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico: un’iniziativa nata dall’idea di Rocco Schembra, docente del Liceo Galli e Pennisi di Acireale.
Quest’anno gli studenti di 407 licei italiani hanno avuto l’opportunità di dimostrare quanto gli studi classici siano ancora attuali, come ha ribadito Leonardo Fiorentini, ex studente del liceo e oggi filologo classico. È stato lui ad aprire la tavola rotonda, riflettendo su come la cultura greca e latina possa essere uno strumento di coscienza collettiva: l’esercizio di traduzione non è sterile e fine a se stesso, ma permette di interpretare una società intera, acquisendo così un approccio critico per interpretare anche la nostra realtà.
Il Classico, allora, è davvero tanto inutile? «5 anni qui ne valgono 20», ha risposto Fiorentini.
Il relatore Emilio Spinelli, docente di filosofia antica all’università “La Sapienza” di Roma, ha esordito raccontando come il liceo sia un luogo di innamoramento: ci si può innamorare del latino, del greco, o, come nel suo caso, ci si può “ammalare” di filosofia. Ha parlato poi del liceo classico come “scuola di differenza”: «accostarsi all’antico significa farsi greci», abbandonare la tendenza a voler attualizzare a ogni costo ciò che è stato e non potrà più tornare tale al giorno d’oggi, ma riuscire a fare tesoro di questa differenza. Spinelli, con spirito socratico, non ha inteso il sapere come un “tutto” che ci viene dall’alto, ma come qualcosa che si costruisce insieme, attraverso un dialogo orizzontale. Nel V secolo a.C., Socrate è stato colui che ha trasformato il modo di dialogare “verticale” in un confronto alla pari, in cui «dare e accettare ragione delle proprie posizioni».
Nella seconda parte della serata, i veri protagonisti sono stati gli studenti. Nelle vesti di attori, musicisti, sceneggiatori e addirittura cuochi, hanno dialogato con il mondo antico con creatività e originalità. Si è respirata un’aria diversa rispetto a quella mattutina tradizionale: aule e atri sono stati lo scenario di un viaggio spazio-temporale in una realtà che spesso è percepita distante, ma che è più vicina di quanto si pensi. Tra mostre fotografiche, degustazioni a tema, musica e teatro, gli studenti, con i professori, hanno rivendicato con orgoglio e passione il valore senza tempo della cultura classica. E dunque, chi l’ha detto che il liceo classico è solo studio, versioni impossibili e testi che affrontano temi lontani dal mondo moderno?
Elisa Caruso (III B)
Margherita Fabbian (III B)
Francesca Menegatti (IV Q)
Alice Scanavini (II B)
Quest’anno gli studenti di 407 licei italiani hanno avuto l’opportunità di dimostrare quanto gli studi classici siano ancora attuali, come ha ribadito Leonardo Fiorentini, ex studente del liceo e oggi filologo classico. È stato lui ad aprire la tavola rotonda, riflettendo su come la cultura greca e latina possa essere uno strumento di coscienza collettiva: l’esercizio di traduzione non è sterile e fine a se stesso, ma permette di interpretare una società intera, acquisendo così un approccio critico per interpretare anche la nostra realtà.
Il Classico, allora, è davvero tanto inutile? «5 anni qui ne valgono 20», ha risposto Fiorentini.
Il relatore Emilio Spinelli, docente di filosofia antica all’università “La Sapienza” di Roma, ha esordito raccontando come il liceo sia un luogo di innamoramento: ci si può innamorare del latino, del greco, o, come nel suo caso, ci si può “ammalare” di filosofia. Ha parlato poi del liceo classico come “scuola di differenza”: «accostarsi all’antico significa farsi greci», abbandonare la tendenza a voler attualizzare a ogni costo ciò che è stato e non potrà più tornare tale al giorno d’oggi, ma riuscire a fare tesoro di questa differenza. Spinelli, con spirito socratico, non ha inteso il sapere come un “tutto” che ci viene dall’alto, ma come qualcosa che si costruisce insieme, attraverso un dialogo orizzontale. Nel V secolo a.C., Socrate è stato colui che ha trasformato il modo di dialogare “verticale” in un confronto alla pari, in cui «dare e accettare ragione delle proprie posizioni».
Nella seconda parte della serata, i veri protagonisti sono stati gli studenti. Nelle vesti di attori, musicisti, sceneggiatori e addirittura cuochi, hanno dialogato con il mondo antico con creatività e originalità. Si è respirata un’aria diversa rispetto a quella mattutina tradizionale: aule e atri sono stati lo scenario di un viaggio spazio-temporale in una realtà che spesso è percepita distante, ma che è più vicina di quanto si pensi. Tra mostre fotografiche, degustazioni a tema, musica e teatro, gli studenti, con i professori, hanno rivendicato con orgoglio e passione il valore senza tempo della cultura classica. E dunque, chi l’ha detto che il liceo classico è solo studio, versioni impossibili e testi che affrontano temi lontani dal mondo moderno?
Elisa Caruso (III B)
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Francesca Menegatti (IV Q)
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