La Nuova Ferrara

Ferrara

I giudici cancellano il crac Costruttori

di Daniele Predieri

Dopo 15 anni, tutti assolti gli imputati. Restano solo le condanne per Donigaglia e Ricci Maccarini per gli sperperi della Spal

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BOLOGNA. «Assolve», «assolve» e ancora «assolve» per tutti i 6 capi di imputazione «perchè il fatto non costituisce reato»: finisce così, ieri pomeriggio, davanti alla Corte d’appello di Bologna - seconda sezione - la storia giudiziaria del crac Coop Costruttori, cancellato integralmente dai giudici a 15 anni dal dissesto che aveva messo in ginocchio, nel 2003, una intera provincia e oltre 3.000 famiglie tra l’Argentano e tutto il Ferrarese.

Tutti assolti gli imputati dai principali reati delle bancarotte fraudolente: nessun falso in bilancio, nessuna frode nelle riserve tecniche, nessuna truffa documentale, nessuna fattura falsa con cui secondo l’accusa i dirigenti della Coop ingannavano banche e finanziarie e nessun raggiro agli oltre 5000 soci della Costruttori che con i propri risparmi finanziavano, di fatto, la cooperativa, all’epoca, la prima “ coop rossa” d’Italia.

Tutto cancellato ieri pomeriggio dalla sentenza con cui i giudici, accogliendo le tesi difensive, e smentendo nettamente quelle dell’accusa (pg Nicola Proto che aveva chiesto invece condanne e la riapertura del processo con una nuova perizia) hanno sentenziato che non fu commessa nessuna frode nelle gestione della Costruttori, tra le prime aziende di costruzioni edili in Italia che ha inghiottito un miliardo di euro nel buco lasciando senza soldi oltre 10mila creditori e i quasi 5000 ex soci. Un colpo di spugna, dunque? No, dal punto di vista tecnico, il processo ha messo in luce che al 90% si sono discussi principi contabili mentre il resto solo sui fatti: principi contabili che all’epoca dei fatti, comunque, questa la tesi accolta, permettevano tutte quelle operazioni che invece per l’accusa erano fraudolente. Di 15 anni di processi e verifiche giudiziare resta solo una colpa per gli ex dirigenti Coop: per il capo di imputazione più marginale, lo sperpero, diventato bancarotta per dissipazione nella gestione della società Spal acquistata dalla Costruttori da metà degli anni ’90 ai primi 2000, spendendo quasi 50 milioni di euro, usciti dalle casse Coop.

Condanna decisa dai giudici solo per 4 degli imputati: 3 anni e 3 mesi per Giovanni Donigaglia, 2 anni e 2 mesi per Renzo Ricci Maccarini (i due massimi vertici della coop) e due anni e due mesi per i sindaci, Sante Baldini e Mauro Angelini. Per tutti gli altri, erano 19, poi ridotti a 14 nel capo di imputazione, tutti assolti, con formula «piena più piena che non si può», dicono i tecnici: il fatto non costituisce reato.

Si è arrivati a questa sentenza dopo un lungo percorso giudiziario che era iniziato oltre 10 anni fa con i primi processi: le prime condanne del tribunale di Ferrara (che aveva accolto diverse bancarotte, documentali contro gli ex dirigenti, condanne escluse totalmente ieri dai giudici d’appello), quindi quelle della prima corte d’appello nel 2015, che condannò gli imputati per tutti i reati, mentre la Corte di Cassazione con una sonora bocciatura - suggerita addirittura dalla procura generale, pg Luigi Orsi, uno dei massimi esperti in Italia sulle bancarotte - aveva annullato tutto rinviando ad una nuova corte d’appello quella che si è pronunciata ieri per l’assoluzione. Che cancella, di fatto 15 anni di inchieste e processi, un pezzo di storia dell’economia della nostra provincia.



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