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Igor preso con le pistole rubate nel Ferrarese

Igor preso con le pistole rubate nel Ferrarese

L’esame delle matricole sulle armi dell’agguato mortale in Spagna Ravaglia: almeno hanno ritrovato la mia, ma l’idea che abbia ucciso è un incubo

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Due delle quattro pistole sequestrate in Spagna a Norbert Feher, il killer serbo detto Igor il Russo arrestato a Saragozza lo scorso 15 dicembre per aver ucciso due agenti della Guardia Civil ed un allevatore, provengono dall'Italia.

Quello che gli investigatori presumevano si è dimostrato reale, con la conferma che quelle armi sono state sottratte durante la lunga scia che ha insanguinato la scorsa primavera le tappe delle vicende che ha visto come malefico protagonista Igor tra le province di Ferrara e Bologna.

Armi che inchiodano ulteriormente alle proprie responsabilità il killer serbo, sul cui capo pesano ben sei omicidi: tre compiuti in Italia, se si conta anche il presunto delitto della guardia giurata nel ravennate alla fine del 2015 e gli altri tre prima della cattura in Spagna delloo scorso dicembre.

Quanto alle armi, ora non ci sono più dubbi. La prima pistola fu rubata il 30 marzo scorso dopo la rapina a una guardia giurata a Consandolo di Argenta, mentre la seconda fu sottratta l'8 aprile all'agente della polizia provinciale Marco Ravaglia rimasto ferito gravemente nel corso del conflitto a fuoco a Portomaggiore nel quale fu ucciso Valerio Verri che prestava servizio come volontario nella guardia ecologica.

È quanto risulta alla Procura di Bologna che ha ricevuto dalla Spagna i numeri di matricola delle due armi che confermano la mano di Igor sugli omicidi italiani.

Intanto, gli inquirenti bolognesi sono in attesa di importanti documenti dalle autorità spagnole utili per le indagini in corso finalizzate a individuare eventuali complici nella latitanza e nella fuga all'estero di Feher.

Tra questi, ad esempio, le analisi sui tabulati del cellulare e le verifiche sul computer sequestrati dopo l'arresto. Si attende anche una risposta sulla richiesta da parte dei pm di Bologna di poter interrogare il serbo attualmente detenuto a Saragozza in un carcere di massima sicurezza.

«Da una parte mi fa piacere che abbiano trovato la mia pistola - dichiara Marco Ravaglia, l’agente della polizia provinciale, rimasto gravemente ferito da Igor nell’agguato del Mezzano dell’8 aprile scorso dove rimase uccise la guardia ecologica volontaria Valerio Verri - dall’altra parte c’è subito il pensiero che con quell’arma Igor possa aver compiuto altri omicidi. Il mio pensiero è rivolto sempre alle vittime. Ogni volta che si parla di Igor e che emerge una novità su questa triste vicenda mi assalgono i soliti incubi».

Ravaglia analizza anche l’aspetto giudiziario e il futuro del pluriomicida in carcere in Spagna.

«Da un lato - dichiara l’agente - il pensiero che resti rinchiuso in un luogo molto distante da qui è confortante, ma vorrei che venisse processato in Italia, deve pagare per il male che ha fatto qui».

Il discorso poi si sposta su un suo possibile recupero fisico, ma il rientro nei ranghi all’interno del corpo della polizia provinciale è ancora molto prematuro.

«Non riesco ancora a muovere il braccio - dichiara Ravaglia - non mi sento ancora in grado di affrontare con il pensiero un ritorno alla mia attività di agente della provinciale, non solo per gli attuali miei limiti fisici ma anche per una questione mentale. È ancora fresco il trauma subito di aver visto morire l’amico Valerio Verri. Ci vorrà molto tempo. D’altra parte posso dire di essere fortunato ad avere un comandate come Claudio Castagnoli che in questi mesi oltre a un capo si è dimostrato un vero amico e mi ha stato particolarmente vicino in tutta questa tragica vicenda» .

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