Il bambù è il futuro: coltivazioni boom nel Ferrarese
A Portomaggiore il secondo polo produttivo in Italia Messi a coltura sedici ettari ma presto raddoppieranno
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PORTOMAGGIORE. Quando si parla di bambù non si pensa certamente al territorio Ferrarese ma la mente corre alle zone asiatiche. E invece da pochi anni i cosiddetti bambuseti hanno iniziato a fare la loro comparsa anche nelle nostre zone. Attualmente sono circa una sessantina gli ettari coltivati in varie zone della provincia da Bondeno a Copparo, da Parasacco a Pontegradella e nel Portuense per un totale di un centinaio di ettari. Proprio qui tra Quartiere e Ripapersico vi è la coltivazione maggiore.
«L’idea mi è stata fornita da un mio amico - spiega Marco Mercatelli uno dei dodici soci che hanno costituito un paio di società - per circa sei mesi ha compiuto studi e ricerche e mi sono appassionato in questo progetto ed ho roganizzato una prima riunione con la presenza di una trentina di agricoltori quindi mi sono convinto a lanciarmi nella produzione di bambù per le straordinarie applicazioni potenziali di questa pianta straordinaria. Ci siamo associati al Consorzio Bambù Italia che ha sede a Tavullia in provincia di Pesaro-Urbino che ci guida nell’installazione degli impianti. Siamo il secondo polo produttivo in Italia».
Occorrono almeno tre anni per poter arrivare alla prima produzione di germogli per uso alimentare e circa cinque o sei per la produzione di legname. In produzione ogni campo viene usato per un terzo per i germogli, un terzo per il legname e un terzo per riposo di rotazione. Con un ciclo triennale ben applicato un bambuseto dura all’incirca un centinaio di anni. Il bambù si nutre di CO2 come e più di un albero di uguale stazza e ha dunque un valore ecologico enorme. I rizomi sotterranei hanno una grande presa sul terreno e in collina bloccano il dilavamento.
«Abbiamo iniziato nel 2015 e siamo stati una delle prime piantagioni in Italia. Siamo a quota sedici ettari ed abbiamo creato una terza società per acquistarne altri diciotto. In Italia nel giro di un anno si dovrebbe arrivare a circa tremila ettari e gli spazi di crescita sono enormi. Abbiamo iniziato affittando il terreno ora ne acquisteremo alcuni ettari sempre qui nel Portuense. C’è una gran de richiesta per diversi prodotti - prosegue Mercatelli - soprattutto per i germogli alimentari dai quali si possono ricavare le farine ed tutta una serie di applicazione nel settore tessile, nella cosmetica, nell’arredamento e nell’edilizia, nella produzione di carbonella. Da non dimenticare poi che il Consorzio Bambù Italia , prima azienda italiana dedicata alla valorizzazione e commercializzazione del bambù che certifica unna filiera di produzione (Food e No Food) tutta made in Italy, ritira tutta la produzione e non c’è il rischio, come accade per altre colture che il prodotto rimanga sul campo a causa di una super produzione o altro».
A Portomaggiore lo scorso anno si è svolta un’iniziativa sul tema "Il bambù gigante: un eco investimento". con la presenza del presidente di Confagricoltura Ferrara, Pier Carlo Scaramagli, dell’assessore portuense Alessandro Vacchi, Pier Carlo Scaramagli, Giovanni Bezze del Consorzio Bambù Italia e Marco Mercatelli, imprenditore.
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